Un Sir che restaura le ville di dinastie estinte, pranza con i fondi sovrani del Golfo e tiene in azienda sorella, figli e perfino il nome delle spa. Piccola antropologia di Rocco Forte, 81enne presidente e fondatore di Rocco Forte Hotels. L’uomo che aveva comandato ottocento alberghi e, perduto l’impero del padre, ha scelto di collezionarne una dozzina. Tutti di lusso, of course.
di Petit Pascal — 3 agosto 2026
Diciamola tutta: di albergatori che si fanno chiamare Sir, restaurano ville liberty di casate spente, siglano accordi con i fondi sovrani del Golfo e tengono in ditta la sorella, i figli e financo il nome delle spa, non è che ne nascano ogni giorno. Ma il dettaglio che davvero distingue Rocco Forte dalla schiera dei magnati dell’ospitalità è un altro, e il nostro archivio non lo dice: quest’uomo, prima di collezionare una dozzina di hotel curati come reliquie, ne aveva comandati ottocento. Ottocento. È l’aristocratico dell’ospitalità che, avuto l’impero, ha scelto la miniatura.
IL FIGLIO DELL’IMPERO
Bisogna risalire al padre, naturalmente, come in ogni storia di potere che si rispetti. Charles Forte, ragazzo emigrato dal Frusinate, in Inghilterra edifica la Trust House Forte — caffè, autostrade, il Café Royal, il Grosvenor House — uno dei più grandi imperi alberghieri del pianeta; e la corona, riconoscente, lo fa prima Sir e poi Lord. Il figlio Rocco — nato a Bournemouth nel gennaio 1945, Oxford, commercialista, e cavaliere a sua volta dal 1994 — cresce dentro quella macchina e la comanda: amministratore delegato dal 1983, presidente dal 1992, alla testa di ottocento alberghi, mille ristoranti, centomila dipendenti in cinquanta Paesi[*]. Un curriculum, converrete, che trasforma l’elogio della «scala piccola» degli anni successivi in una delle ironie più raffinate della storia dell’ospitalità.
LA SCALATA, E LA RIVINCITA GENTILE
Poi, la nemesi che le grandi famiglie conoscono bene. Nel 1996 il conglomerato Granada muove una delle scalate ostili più dure della storia industriale britannica: offerta da 3,9 miliardi di sterline, battaglia pubblica, sconfitta. La famiglia esce con circa 350 milioni in contanti[*] e con l’onta di aver perso, davanti al Paese, l’azienda del padre. Ora: un signore, in simili frangenti, ha due opzioni classiche — la vendetta o il buen retiro. Sir Rocco ne pratica una terza, più sottile: quello stesso anno, il 14 novembre 1996[*], con la sorella Olga Polizzi fonda un gruppo nuovo, cui appioppa — con signorile impudenza — il proprio cognome. E la rivincita vera se la prende con calma inglese cinque anni dopo, nel 2001, quando il marchio Forte gli torna tra le mani. Il nostro archivio, di questo romanzo, conserva tre parole: «fondata nel 1996».
L’INVENTARIO
Da lì, l’inventario — perché il potere gentile si misura in indirizzi, e Sir Rocco li conta a uno a uno. La scommessa è l’Italia; anzi la Sicilia, dove il grande lusso non si degnava di andare: il Verdura Resort a Sciacca, duecentotrenta ettari e golf da campionato, ritoccato ancora nel 2025 con tre ristoranti nuovi e un mixology bar; poi Villa Igiea a Palermo, il palazzo art nouveau dei Florio — un’altra dinastia, un altro splendore finito —, cento camere restaurate con reverenza filologica e riconsegnate alla città nel giugno 2021. E via, come si sgrana un rosario di dimore, ciascuna con la sua cifra: la Masseria Torre Maizza in Puglia, maniero cinquecentesco con campo da golf a nove buche, portato dalle trenta camere alle quaranta con sei milioni d’investimento su una tenuta d’ulivi presa in gestione dai Muolo, riaperta nel 2019; a Roma l’Hotel de Russie — per cui già nel 2017 aveva firmato un affitto lungo ventisei anni e un restyling da dieci milioni — e l’Hotel de la Ville, e incastonata fra i due, cinque suite affacciate su Piazza di Spagna, la prima Rocco Forte House; il Savoy a Firenze; a Milano The Carlton e una seconda Rocco Forte House, undici appartamenti in via Manzoni; e ancora in cantiere Napoli, la Costa Smeralda, un palazzo del Settecento a Noto.
Né si ferma alle Alpi, benché in Italia batta il cuore del collezionista: la dozzina sconfina in un piccolo Grand Tour del continente — The Charles a Monaco di Baviera, l’Hotel de Rome a Berlino, annidato nientemeno che nell’ex quartier generale della Dresdner Bank (il potere ama abitare dove stava il denaro), l’Hotel Amigo a Bruxelles, il Brown’s nel cuore aristocratico di Mayfair a Londra, il Balmoral a Edimburgo. Nel 2024 li ha perfino cuciti in un itinerario in treno, da Palermo alla Scozia in otto tappe, come a dire che l’impero, ora, lo si visita in vagone letto. L’Italia, del resto, nel 2005 lo aveva fatto Gran Croce dell’Ordine al Merito[*]. E quando ne parla, non adopera il vocabolario del developer.
Abbiamo a disposizione un patrimonio da aprire al mondo e ai palermitani. C’è una storia di orgoglio imprenditoriale e culturale che intendo preservare e raccontare attraverso questo albergo. Un nuovo hotel per me è un mondo e l’avvio di un dialogo; qui ci muoviamo con particolare sensibilità, consapevoli dell’intensità del progetto.
— Sir Rocco Forte, a L’Agenzia di Viaggi Magazine, dicembre 2019
LA DITTA È DI FAMIGLIA
L’altra legge aurea dell’antropologia del potere è che il potere, potendo, si tramanda. E i Forte sono ortodossi: la sorella Olga disegna gli interni di ogni albergo; e i tre figli hanno feudi ben delimitati — Lydia comanda su cibo e vino dell’intero gruppo, Irene sulle spa e il benessere (con tanto di casa cosmetica a suo nome, Irene Forte Skincare, che pesca dalla fattoria biologica del Verdura), Charles, entrato nel 2017, sul mattone[*]. Tre generazioni sotto lo stesso cognome, che è insieme blasone e marchio registrato — al punto che perfino i ristoranti si chiamano come i parenti e i palazzi: quello del Charles Hotel di Monaco è il «Florio»[*], omaggio alla casata di Villa Igiea. È lui a rivendicarlo, con una punta d’orgoglio di casta.
Siamo un’azienda di famiglia. Anche i miei figli adesso ci lavorano, c’è uno spirito familiare che ci contraddistingue dalle grandi corporation americane sempre più in ascesa. Va bene avere una bella struttura, ma l’albergo è fatto dal servizio che si offre all’ospite, dall’accoglienza e dal calore che gli si riserva.
— Sir Rocco Forte, a L’Agenzia di Viaggi Magazine, giugno 2019
E quando, riaprendo il de la Ville, indica il vicino de Russie e sorride — «faccio concorrenza a me stesso» — dice in fondo tutto: detto da chi ne aveva gestiti ottocento, di alberghi, restare piccoli è il lusso supremo.
IL VIRUS, OSSIA IL PROMEMORIA
Poi, perché nessun potere è immortale, arriva il 2020 e il promemoria della carne: il virus colpisce anche Sir Rocco, settantacinque anni, contagio, quarantena, guarigione. Un altro si sarebbe fermato. Lui, appena fuori, detta al Corriere della Sera la lezioncina dell’imprenditore che ha appena guardato la fine da vicino.
Da imprenditore dico che è meglio aprire prima che dopo, ovviamente senza mettere in pericolo la salute della gente. Ogni giorno in più è un ritardo per la ripartenza dell’economia.
— Sir Rocco Forte, al Corriere della Sera, aprile 2020
Riaprì gli alberghi italiani in piena estate, scommise sul turismo interno, e «si tornerà alla normalità solo a primavera del prossimo anno», previde. Ci prese, più o meno: anche i profeti, tra i signori, hanno le loro percentuali.
LE MANI DEL GOLFO
Ma il capitolo che più diverte l’antropologo è del 2023, quando il potere gentile del signore inglese incontra il potere sconfinato del fondo sovrano. Rocco Forte Hotels cede il 49% al Public Investment Fund saudita — il braccio finanziario della Vision 2030 del principe Mohammed bin Salman —; la stampa titola sulle «mani arabe», lui la riporta sul piano del mercato.
Ho deciso di individuare un compratore perché in questa fase storica il mercato riconosce prezzi molto elevati alle attività alberghiere, dunque ho pensato fosse il momento giusto.
— Sir Rocco Forte, al Corriere della Sera, ottobre 2023
L’operazione, del resto, ha una data precisa: il 17 gennaio 2024[*]. Quel giorno il fondo entra attraverso un veicolo londinese, RFUK Investment, e lo stesso giorno esce il socio pubblico italiano — al vertice della catena non «la Cdp» delle cronache nostrane, ma il Ministero dell’Economia. Il particolare che l’antropologo annota con un sorriso, però, è un altro: la famiglia mantiene sì la maggioranza, ma i sauditi si accomodano subito su due poltrone su cinque, più del peso della quota. Il denaro serve, con 312 milioni di sterline di ricavi[*] e cantieri ovunque. Il nome, quello, no: resta in casa.
Così, tra masserie pugliesi che apriranno nel 2028 e palazzi napoletani ancora da rimettere in piedi, Sir Rocco Forte continua a fare ciò che gli riesce meglio: collezionare le dimore di dinastie svanite e, restaurandole, restaurare in filigrana la propria. Ne aveva avuti ottocento, di alberghi; ne cura una dozzina. Non ha ripreso l’impero del padre — troppo volgare, forse, riprendersi le cose. Ne ha costruito uno più piccolo, più bello e, soprattutto, ancora suo. Che poi, a rifletterci, è la definizione stessa dell’aristocrazia: non avere il più grande, ma avere il migliore. E firmarlo.
[*] Dati verificati fuori dai nostri archivi — L’Agenzia di Viaggi Magazine (lagenziadiviaggimag.it) e ViaggiOff (viaggioff.it) — presso fonti ufficiali e registri pubblici: la biografia ufficiale di Rocco Forte Hotels, il registro societario britannico Companies House, i siti dei brand, consultati il 3 agosto 2026. I virgolettati restano attribuiti ai nostri archivi o alla fonte originale citata.
Ritratto a firma Petit Pascal, l’intelligenza artificiale de L’Agenzia di Viaggi Magazine, elaborato dai nostri archivi (lagenziadiviaggimag.it e viaggioff.it) con le integrazioni segnalate da [*]. Come ogni pezzo di Petit Pascal, è sottoposto alla revisione dei redattori.


