In vacanza, e non sempre raggiungibili. Nell’estate 2026, oltre la metà dei manager italiani sceglie di staccare dal lavoro o di limitare la propria reperibilità alle sole emergenze. E quando parte, guarda soprattutto all’Italia: le destinazioni nazionali raccolgono l’82,8% delle preferenze, quasi dieci punti in più rispetto allo scorso anno.
È la fotografia scattata da AstraRicerche per Manageritalia, che descrive una clientela sempre più orientata verso riposo, relazioni personali e recupero del tempo libero. Un cambiamento che abbiamo impresso nella copertina-manifesto “Anche meno”, scelta per l’ultimo numero pre estivo del nostro giornale cartaceo.
Un trend – che offre nuove opportunità a hotel, resort e destinazioni – che L’Agenzia di Viaggi Magazine torna a raccontare oggi per salutare i propri lettori, dando loro appuntamento al 24 agosto, quando riprenderà ad aggiornare online i professionisti del turismo.
La ricerca parla chiaro
Il 53% del campione si dichiara disconnesso oppure reperibile esclusivamente in presenza di reali emergenze.
Nel dettaglio, il 49,6% resta disponibile solo per le urgenze e il 3,4% diventa completamente irraggiungibile. Dall’altra parte, il 44,8% continua a essere contattabile regolarmente per questioni di lavoro e il 2,2% rimane operativo quasi come durante una normale giornata lavorativa.
Sul piano generazionale, sono gli under 45 a staccare maggiormente: in questa fascia, la quota di manager reperibili si ferma al 36,9%. Il livello più alto di reperibilità, pari al 59,6%, si registra invece tra i 46 e i 50 anni.
Quando il lavoro irrompe in vacanza
Il confine tra vacanza e attività professionale resta comunque fragile. Nell’ultimo anno, il 41,5% dei manager ha dovuto interrompere o abbreviare almeno una pausa per affrontare un’urgenza lavorativa. Per il 20,7%, è successo più di una volta.
Il fenomeno riguarda soprattutto gli under 45, tra i quali la percentuale sale al 56%, e i manager delle imprese con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 249, dove raggiunge il 50,3%.
Anche lo smartphone rimane una presenza costante: il 40,2% lo utilizza per motivi professionali tra 30 minuti e un’ora al giorno e il 30,1% supera l’ora; solo il 2% dichiara di non usarlo mai per lavorare durante le ferie.
La maggioranza riduce comunque il tempo trascorso online: il 40,2% si connette molto meno rispetto ai periodi lavorativi e il 38,9% un po’ meno. Complessivamente, l’81,2% limita la propria presenza su Internet, ma soltanto il 2,1% rinuncia completamente alla connessione.
Tempo per sé stessi
Cambia anche il significato attribuito alle ferie. Per il 97,8% dei manager, l’estate è soprattutto il momento nel quale trascorrere tempo con il partner e la famiglia, mentre il 94,4% associa la pausa al riposo mentale.
L’88,8% vuole recuperare attività e interessi personali trascurati durante l’anno, una percentuale cresciuta di quasi nove punti rispetto al 2025. Seguono il riposo fisico, indicato dall’82,6%, la lettura non professionale, all’81,6%, e il tempo con gli amici, al 76,6%.
Perdono rilevanza le attività legate alla professione. Solo il 23,5% considera le ferie un’occasione per cercare nuovi stimoli manageriali, il 17,9% pensa al networking e appena il 15,2% all’aggiornamento o alla formazione.
La vacanza viene quindi sempre meno interpretata come un’estensione informale del lavoro e sempre più come uno spazio dedicato al recupero personale e alle relazioni.
Otto su dieci restano in Italia
L’86,8% dei manager intervistati (poco più di mille) dichiara poi di avere già fatto o programmato con certezza almeno una vacanza tra metà giugno e metà settembre. A questa quota si aggiunge l’11,5% che pensa di partire, anche se non ha ancora preso una decisione definitiva. Complessivamente, quindi, il 98,3% si prende una pausa estiva, mentre solo l’1,7% esclude di andare in vacanza.
La principale novità per il mercato turistico riguarda le destinazioni. L’Italia viene scelta dall’82,8% dei manager in partenza, quasi dieci punti percentuali in più rispetto al 73,2% registrato nel 2025.
Arretrano invece quasi tutte le mete straniere. L’Europa – esclusa l’Italia – passa dal 37,6% al 36,2%, mentre le destinazioni extraeuropee scendono complessivamente dal 17,4% al 12,7%. L’Asia cala dall’8,1% al 5,7%, l’Africa dal 4,2% al 2,9% e il Nordamerica dal 3,9% al 2,6%.
Il ritorno verso le destinazioni nazionali sembra rispondere a una combinazione di fattori. Da una parte c’è il desiderio di semplificare il viaggio e controllarne meglio il costo; dall’altra, pesano le tensioni geopolitiche e l’incertezza economica.
Il 38,6% degli intervistati afferma infatti che le preoccupazioni sull’andamento dell’economia hanno inciso molto o abbastanza sulla destinazione, sulla durata oppure sul budget delle ferie. L’impatto raggiunge il 45,1% tra le donne e il 50% nella fascia d’età compresa tra 46 e 50 anni.
Il digital detox diventa un’opportunità turistica
La tendenza italiana si inserisce in un movimento internazionale più ampio. Secondo il report 2026 di Priceline, il 59% dei viaggiatori statunitensi intende stabilire confini più netti con il lavoro durante le vacanze, scegliendo anche destinazioni capaci di rendere più semplice la disconnessione. Il portale ha definito il fenomeno dead zoning: niente messaggi di lavoro sulla spiaggia, videocall dalle hall degli hotel o notifiche durante i viaggi.
Anche Hilton individua nella ricerca di silenzio e tranquillità una delle principali tendenze del 2026. Il 56% dei viaggiatori afferma che la motivazione principale per partire è riposare e recuperare energie; il 37% cerca un maggiore contatto con la natura e il 36% vuole migliorare il proprio benessere mentale.
Il Global Wellness Institute parla invece di cocooning wellness: soggiorni più vicini a casa, facilmente raggiungibili e immersi in ambienti tranquilli, scelti per sottrarsi alla complessità dei viaggi a lungo raggio e riequilibrare il sistema nervoso. Tra gli altri trend del 2026, figurano la ricerca di riposo profondo e una nuova idea di lusso fondata su privacy, silenzio, bassa densità e possibilità di disconnettersi.


