airBaltic ricorre al Chapter 11 negli Stati Uniti per mettere in sicurezza il futuro della compagnia. Il vettore lettone ha avviato volontariamente la procedura presso il Tribunale fallimentare del distretto meridionale di New York, con l’obiettivo di ristrutturare il debito e alleggerire una struttura finanziaria diventata sempre più difficile da sostenere. I voli, precisa la compagnia, continueranno regolarmente e biglietti, prenotazioni e servizi ai passeggeri resteranno validi.
Il Chapter 11 non equivale infatti alla liquidazione dell’azienda: consente a una società di continuare a operare sotto la protezione del tribunale, mentre negozia con creditori e finanziatori e rivede i propri impegni finanziari e contrattuali. Una strada già percorsa in passato da numerose compagnie aeree, compresa Sas, dalla quale proviene l’attuale ceo di airBaltic, Erno Hildén.
Il ricorso al Chapter 11
A sostenere la compagnia durante il processo sarà un finanziamento debtor-in-possession da 350 milioni di euro, soggetto all’approvazione del tribunale, messo a disposizione da un gruppo di investitori e istituzioni finanziarie che comprende Strategic Value Partners, Barclays, Hayfin Capital Management, Morgan Stanley e Oaktree Capital Management. Secondo Reuters, il finanziamento avrà un tasso di interesse del 12%. La procedura dovrebbe concludersi entro il giugno 2027.
Il ricorso al Chapter 11 arriva dopo settimane di tentativi di reperire nuova liquidità. airBaltic aveva cercato di raccogliere fino a 257 milioni di euro attraverso nuovo debito super senior, a un tasso del 25%, suscitando però perplessità tra gli investitori.
Sul ricorso al Chapter 11, hanno pesato – come per la statunitense Spirit Airlines – il forte aumento del prezzo del carburante legato alla crisi geopolitica in Medio Oriente e una struttura finanziaria già fragile. Il vettore aveva inoltre dovuto fare i conti, negli ultimi anni, con la perdita dei mercati russo e ucraino e con i problemi ai motori Pratt & Whitney degli Airbus A220, che hanno costretto a tenere a terra parte della flotta. Nel 2025, airBaltic aveva registrato una perdita netta di 44,3 milioni di euro, a fronte di ricavi per 779,3 milioni, dopo aver trasportato circa 5,2 milioni di passeggeri.
Il piano industriale
La ristrutturazione avrà anche conseguenze sul piano industriale. La compagnia, che dispone di 54 Airbus A220-300, prevede di ridurre il numero di aeromobili operativi a circa 36 entro la fine del 2026, per poi risalire gradualmente verso quota 40 entro il 2031. Parallelamente, sono già iniziate le consultazioni con i sindacati per un ridimensionamento dell’organico, oggi superiore alle 3mila unità.
La vicenda coinvolge indirettamente anche Lufthansa, entrata nel capitale del vettore con una quota del 10%, mentre lo Stato lettone mantiene l’88,37%. L’investimento del gruppo tedesco era stato pensato anche per rafforzare la collaborazione commerciale e il rapporto di wet lease tra le due compagnie. Il governo di Riga sta nel frattempo cercando un nuovo investitore strategico, considerando essenziale il mantenimento dell’hub di airBaltic nella capitale lettone.
airBaltic assicura che non sono previste interruzioni dei voli durante il Chapter 11 e continua a commercializzare il proprio network. Anche i collegamenti con l’Italia risultano regolarmente in vendita, compresi quelli da Roma Fiumicino e Milano Malpensa verso Riga.
Riduzione del debito, taglio dei costi e della capacità, revisione dei contratti e ingresso di nuovi capitali dovranno consentire ad airBaltic di uscire dal Chapter 11 con dimensioni più contenute, ma con una struttura finanziaria sostenibile. Per il trasporto aereo europeo, il caso del vettore baltico rappresenta intanto un nuovo segnale delle pressioni che l’aumento del carburante e le tensioni geopolitiche stanno esercitando, soprattutto sui vettori di medie dimensioni e con minori riserve finanziarie.


