Un gioco riuscito: storia della mitica Dotta Viaggi

Un gioco riuscito: storia della mitica Dotta Viaggi
29 Settembre 09:45 2026

Nasce nel 1958 come agenzia d’affari. C’erano le pratiche automobilistiche o anche quelle per l’immigrazione. Più in là sono arrivati i primi viaggi in aereo e il leisure per Dotta, agenzia oggi guidata dai fratelli Antonio e Marco, seconda generazione della famiglia Dotta: «Da ragazzino prendevo il treno per andare negli uffici di Alitalia a Venezia a ritirare i biglietti cartacei», ci racconta Marco, cresciuto a pane, ticket e depliant e oggi timoniere di questa storica attività di Portogruaro, in Veneto, da 70 anni sul mercato: «Ci siamo cresciuti dentro. Con mio fratello giocavamo a fare gli agenti e alla fine lo siamo diventati».

Marco Dotta_Dotta ViaggiUna fortuna prendere le redini della storica agenzia dei genitori.
«L’attività è partita nel 1958 con papà Osvaldo Dino e mamma Annamaria, anche lei direttore tecnico. All’inizio era un’agenzia per viaggi d’affari: si occupava di pratiche automobilistiche, per l’immigrazione. In sede abbiamo ancora una licenza del ministero degli Affari esteri del 1961 per la rappresentanza di vettore. La nostra agenzia ha intercettato chi emigrava verso Paesi come l’Argentina o il Canada. Poi sono arrivati i primi viaggi in aereo: da ragazzino prendevo il treno io stesso per andare a Venezia a ritirare i biglietti cartacei. Ho fatto la vera gavetta».

Dal gioco alla realtà. Com’è stato il tuo inizio? 
«Con Antonio siamo cresciuti dentro l’agenzia. Giocavamo a casa con biglietti e depliant facendo finta di essere agenti di viaggi e respiravamo quel lavoro insieme ai nostri genitori in ogni momento, anche a tavola. Sono partito dallo sportello della biglietteria ferroviaria, che all’epoca era un settore enorme: fatturava oltre 500 milioni all’anno. Ricordo un mese di dicembre in cui abbiamo emesso a mano ben 2.400 biglietti. Nel 1977 siamo diventati Iata e nell’82 siamo stati tra i primissimi ad adottare Sigma, l’antenato di Galileo, investendo cifre importanti. Come dimenticare la fattura da 3 milioni e 200mila lire per avere i terminali».

L’evoluzione tecnologica è certamente croce e delizia. Cosa ti manca dei vecchi tempi?
«La tecnologia ci ha agevolati sotto tanti aspetti, ma ci ha tolto anche molto lavoro. C’era un sapere artigianale e una grande soddisfazione nel risolvere i problemi del cliente, sensazioni che cerchiamo comunque di mantenere vive. Con i nuovi sistemi e la digitalizzazione, però, la figura dell’agente è stata sminuita: sembra che chiunque, dopo aver consultato due siti online, si senta un agente esperto».

L’improvvisazione e il fai-da-te però sono un vero rischio. L’attualità ci consegna le prove.
«La mancanza di tutela è rischiosa. La gente cerca di risparmiare qualche decina di euro, per fare un esempio, e quando si verifica un imprevisto serio si ritrova nei guai. Mi capita spesso di sentire di persone che hanno perso cifre importanti per la mancanza di una copertura annullamento o perché sprovviste di assistenza sanitaria all’estero. Un’agenzia seria ti guida, ti consiglia le polizze giuste e, in caso di emergenza, interviene direttamente. Quando acquisti un viaggio da noi non compri solo un biglietto o un hotel: compri la garanzia, la sicurezza e la competenza maturate in decenni di attività. Ci vogliono conoscenza e formazione. Noi siamo ancora Iata per scelta sacrosanta, anche questo ha indubbiamente un suo valore».

E le nuove generazioni? Qual è il tuo punto di vista sul loro approccio al lavoro e al mondo dei viaggi?
«Noto una grandissima differenza rispetto a come siamo cresciuti noi. Oggi i giovani vivono tutto con estrema immediatezza e talvolta con superficialità, convinti che basti un click su uno schermo per capire un mestiere. Spesso non hanno idea dell’accumulo di esperienza e dei rischi che comporta una professione come la nostra. Noi, alla loro età, investivamo cifre enormi per seguire i corsi di formazione di Alitalia e British Airways per imparare la tariffazione aerea da cima a fondo. Sono portati a pensare che sia tutto facile e non si percepisce il valore della gavetta. Questo si riflette nei clienti: pensano di poter fare tutto online senza comprendere la differenza rispetto a una tutela professionale».

Nei momenti necessari ti sei sempre esposto. Sei un agente di viaggi presente.
«In Italia soffriamo una disparità di trattamento sconcertante e una burocrazia che spesso tutela chi s’improvvisa e penalizza chi lavora regolarmente. Pensiamo al direttore tecnico: un tempo c’era un rigore assoluto, ma si è arrivati al paradosso per cui un singolo direttore poteva prestare il titolo a decine di sedi diverse. Per non parlare dei controlli sull’abusivismo, a lungo blandi o inesistenti, per lasciare campo libero a chi opera senza licenze, polizze o tasse dovute. Le istituzioni hanno il dovere di tutelare le imprese storiche e serie, che mantengono l’occupazione e garantiscono gli standard di sicurezza, evitando che chiunque possa svegliarsi la mattina e vendere viaggi senza competenze».

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L'Autore

Giulia Di Camillo
Giulia Di Camillo

Giornalista pubblicista dal 2019.

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