Ritorno a Dubai: la città non molla – Il Reportage

16 Ottobre 07:00 2026

Un phon caldo dritto in viso. È mezzanotte e sono atterrata negli Emirati. Ho attraversato gli spazi enormi, silenziosi e immacolati dell’Aeroporto Internazionale di Dubai e sono appena uscita dalla porta girevole, investita da quel caldo umido tipico del Golfo. Mi guardo intorno. Una sola domanda mi ronza in testa: dove saranno finiti i turisti?

Dxb – questo il nome in codice Iata – è di solito un formicaio di valigie, lingue e famiglie in transito. Stanotte ha l’eleganza sospesa di un teatro dopo lo spettacolo. Sono qui per l’Arabian Travel Market, l’evento del turismo più importante del Medio Oriente, rinviato due volte nel 2026 prima di approdare a settembre. La fiera va finalmente in scena in una città che, dal 28 febbraio, a causa della nuova guerra nel Golfo, ha imparato che cosa significa fermarsi, e che adesso vuole dimostrare di essere ripartita.

Immaginazione e resilienza

Ho qualche giorno di ospitalità prima dell’apertura, un taccuino e una domanda: la ripartenza è reale o solo raccontata? La prima risposta me la dà Philippe Zuber, ceo di Kerzner International, in uno dei saloni dell’Atlantis The Royal. «Qui si respirava aria di festa», mi racconta. «Lo scorso Capodanno era andato benissimo, gennaio ancora meglio, i numeri erano da record. Poi è arrivato febbraio 2026, con la notizia degli attacchi». Hanno chiuso l’acquapark e hanno dovuto gestire gli ospiti ammassati nella lobby, da sfamare e da rassicurare, per giorni di blocco forzato. «Il personale è sempre stato presente», spiega Zuber. «E ci siamo sempre sentiti al sicuro. Immaginazione e resilienza ci hanno guidato».

La parola passa poi a Kim Barter, managing director di Atlantis Dubai, che parla già del futuro: la nuova campagna “Expect Extraordinary” e un nuovo Capodanno che si preannuncia in grande stile con Kate Perry ospite d’onore del resort.

L’Atlantis The Royal è quarto al mondo nei 50 Best Hotels, e ci vuole poco per capire perché. È un’architettura che esagera con garbo: cubi sovrapposti, giardini sospesi, un lusso che non urla ma ti accompagna. E regala giornate da catalogo dei desideri. Al mattino sono all’acquapark, affollatissimo, con scivoli vertiginosi che non sembrano risentire di nessuna crisi. Poi l’incontro con i delfini: la mano che accarezza la pelle liscia e fredda, due occhi curiosi che ti studiano a loro volta. Il momento più sorprendente è lo yoga nell’acquario. Respiro, tappetino, e dietro il vetro razze e squali che scivolano nella luce blu come fossero loro a meditare. Infine un massaggio in Spa, uno di quelli che ti restituiscono a te stessa.

Chi ha scelto di restare

Alla cena al Nobu ci accoglie Donato, di origini pugliesi, general manager di uno dei ristoranti più richiesti in città. Ha un sorriso largo, due figli piccoli e una casa comprata da poco. Una famiglia che compra un appartamento in una città appena uscita da un’emergenza non è un indicatore economico, ma dice parecchio sulla fiducia di chi ci vive. «Qui si lavora duramente – racconta – ma ti premiano. Oggi sono contento che i miei bambini crescano in un ambiente internazionale, sapendo che se studi e lavori i risultati prima o poi arrivano».

Pietro ha trent’anni ed è il responsabile del ristorante Siena. Ha lavorato al Gigì e ha seguito l’apertura di quello di Roma, ma non ha mai smesso di pensare a Dubai. «Sono venuto ad aprire il Gigi a Roma, ma volevo tornare qui quanto prima», racconta. Per lui questa è la città dove un trentenne può fare carriera in fretta, dove i progetti diventano realtà. La guerra intorno non gli ha fatto cambiare idea.

Anche Alessandra ha un marito italiano e due figli. Vive qui da cinque anni ed è rimasta anche quando, mentre giocava a tennis con il figlio, sul telefono è arrivato l’avviso di mettersi al riparo: un missile era stato intercettato. Ha messo la racchetta nella borsa, ha preso il figlio per mano ed è andata via. «Certo un po’ di timore c’è stato, ma da subito ci siamo sentiti protetti». Per lei Dubai è casa, e non lascerebbe mai un posto che ha nel cuore. Ha aderito alla campagna A Dubai Invite, con cui il governo ha chiesto ai residenti di invitare amici e familiari, in cambio di circa 800 euro di buoni sconto per hotel e attività. Mi ricorda anche un dato che spiega molto: il 90% degli abitanti è straniero, solo il 10% emiratino. È una città di persone che l’hanno scelta e, per questo, la difendono.

A un passo dal cielo

Sul Burj Khalifa – 828 metri di altezza, 163 piani abitabili – salgo con la guida francese Natalie, a Dubai da 16 anni, ovvero da quando esiste la torre. Mi indica la mole: due volte e mezzo la Tour Eiffel. Una sorta di scalata al cielo che non è mai diventata abitudine: «È sempre magia», afferma Natalie. Gli ascensori ci portano su in circa un minuto, con le orecchie che si tappano e lo stomaco che resta a terra. Poi le porte si aprono su una città distesa come una mappa luminosa, con il deserto da un lato e il mare dall’altro. Siamo sulla struttura autoportante più alta del pianeta, dove il sole (rovente) è ancora più vicino.

A Dubai Marina incontro Tanvil, arrivata dal Kenya e oggi al marketing del Ciel, l’hotel consacrato ufficialmente il più alto del mondo: 82 piani, 377 metri, 1.004 camere. «Dove il lusso sfiora il cielo» è il claim di questo albergo da primato inaugurato a fine 2025, poco prima della crisi. Le chiedo se in questo periodo si è sentita al sicuro, e mi racconta: «I primi tre mesi sono stati davvero difficili, poi c’è stata una risalita graduale». Agosto, di solito, è il mese più lento, e invece è stato «bello vedere Dubai di nuovo piena». Per lei il termometro è il traffico: «Quando resti imbottigliato, vuol dire che la gente è tornata».

Il Ciel è un capolavoro di architettura e lifestyle. Al suo interno ospita ben otto ristoranti d’eccellenza: dal mediterraneo West 13 all’asiatico East 14, fino al pluripremiato Tattu Dubai con il ristorante di cucina cinese e giapponese al 74° piano, la scenografica Sky Pool al 76° piano (a 310 metri d’altezza!) e la Sky Lounge & Terrace all’81° piano, che regala una vista a 360 gradi che toglie il fiato. Senza dimenticare la Spa Alera al 61° piano e la palestra con vista skyline.

Finalmente Atm

Il lunedì si apre finalmente la 33ª edizione dell’Arabian Travel Market, negli spazi espositivi del Dubai World Trade Centre. Il traffico nei dintorni è impossibile e i corridoi all’interno sono pieni. Abbiamo appuntamento con Hoor Al Khaja, senior vice president international operations di Dubai Corporation for Tourism and Commerce Marketing, ovvero la persona che dirige la “risposta della città” all’evento e non solo. Parte da lontano, dalla strategia D33, il piano decennale con orizzonte 2033. La ripresa di oggi si regge sulla fiducia costruita in tanti anni con la comunità internazionale e con le imprese. Il turismo è solo una parte di un obiettivo più ampio: fare di Dubai «una delle migliori città al mondo da visitare, in cui vivere, investire e lavorare». Poi arrivano i numeri, che lei non addolcisce.

La verità nei numeri

Ad agosto i visitatori sono stati quasi 870mila, il 63% rispetto ad agosto 2025: la ripresa non è ancora completa. Nei primi otto mesi sono stati registrati 21,61 milioni di pernottamenti, che secondo lei collocano Dubai tra le prime dieci città al mondo. L’occupazione alberghiera ad agosto ha toccato il 66%, l’89% di un anno prima, risalendo dal 36% di marzo. Sul fronte aereo, Emirates ha recuperato il 97% della rete internazionale in destinazioni servite, 138 in 72 Paesi, con oltre 1.600 voli a settimana. La capacità in posti, però, a fine agosto era intorno al 93%, e Al Khaja tiene a distinguere i due dati. Durante Atm la compagnia ha firmato sette nuovi accordi con enti del turismo, da Seychelles e Mauritius a Fjord Norway. Dietro i totali ci sono gli hotel: 794 strutture e 148.796 camere ad agosto, con un’occupazione media del 60%.

I cinque stelle, 162 hotel e il 35% dell’offerta, si fermano al 52%. Gli aparthotel standard, più semplici, arrivano al 73%. Il Department of Economy and Tourism (Det) lavora su oltre 80 mercati con team dedicati e qui ha ospitato più di 300 buyer da oltre 40 Paesi, Italia compresa.

Da gennaio ad agosto l’Europa ovest è stata, come sempre, il primo bacino, con 1.365.000 visitatori, il 20%. Seguono l’Asia meridionale con 1.143.000 (17%), Golfo con 1.134.000 (16%), Russia ed Europa orientale a quota 962mila (14%), poi Mena, Asia orientale, Americhe, Africa e Australia. E poi ci sono i repeater, il 25% dei visitatori ogni anno: gente che torna per amici e parenti, o che arriva per lavoro e poi sceglie Dubai per una vacanza. Penso ad Alessandra, e chiedo di A Dubai Invite.

Per Al Khaja i residenti sono tra i più convinti sostenitori della città, «già ambasciatori», e per la prima volta si è voluto riconoscerlo in modo concreto. Gli ospiti invitati si registravano su un portale e, verificato l’arrivo, il residente riceveva sconti e voucher fino a 3mila dirham, circa 815 dollari, grazie a una rete di hotel, ristoranti, attrazioni e trasporti. Le segnalazioni sono state 90mila, oltre l’obiettivo, e le adesioni sono state chiuse. I pacchetti già attivati sono oltre 30mila, e altri visitatori sono attesi entro il 31 ottobre.

Fiducia dei t.o.

«Non ci siamo fermati», afferma Al Khaja, mentre narra della città del futuro, intenzionata a puntare sul benessere con la Dubai Longevity Authority, e sulle infrastrutture con il nuovo aeroporto Al Maktoum: la seconda pista è attesa entro fine 2027, la prima fase da 150 milioni di passeggeri nel 2032, fino ai 260 milioni a regime. Serve, spiega, per non far soffocare la qualità della vita sotto il peso della crescita.

Tra gli stand anche gli operatori italiani confermano il clima. Mappamondo ha preparato pacchetti volo più hotel per Capodanno ed Epifania, Wizz Air ha annunciato il ritorno dei collegamenti verso gli Emirati, e Idee per Viaggiare, da sempre con Dubai tra le destinazioni core, vede segnali chiari: «C’è nuova fiducia nella destinazione», dice Tiziana Spila, product manager del t.o. espertissima di Medio Oriente. «Prevediamo una ripresa del mercato italiano e in generale un boom nei prossimi tre mesi in vista del 2027».

A spingere saranno le novità: il Six Senses sulla Palm, a ottobre, con 61 suite dedicate a benessere e longevità, un medico indiano e tre giorni minimi di soggiorno, poi il Delano e il nuovo Buddha Bar, con spettacoli esperienziali ogni mezz’ora dalle 8.30. IpV, spiega Spila, «affiancherà l’ente del turismo in una campagna per le agenzie italiane», con workshop per raccontare cosa offre la destinazione e pacchetti esclusivi per chi acquista un biglietto Emirates.

La risposta definitiva

All’alba torno in aeroporto. Le sale sono già piene di viaggiatori con la valigia. Non sono i numeri di prima, e forse non lo saranno per un po’. Ma la città si è rimessa in moto, con i suoi expat che hanno scelto di restare, i grattacieli che svettano e una fiera che ha registrato numeri altissimi. La domanda che mi ero posta all’arrivo ha trovato la sua risposta: i turisti non sono scomparsi, stanno tornando. Un volo e un invito per volta.

Foto dell’ufficio stampa di Det

 

  Articolo "taggato" come:
  Categorie

L'Autore

Serena Martucci
Serena Martucci

Guarda altri articoli