Una legge che prevede piani nazionali per affrontare i rischi climatici. È l’iniziativa promossa dalla Commissione Ue, che ha deciso di proporre il provvedimento dopo l’estate del caldo record che ha lasciato il segno in tutto il continente e messo a dura prova il mondo del travel.
Si tratta di una sorta di vademecum sulla resilienza climatica, per dotare istituzioni, imprese e comunità di strumenti e competenze.
L’obiettivo è superare la logica della “semplice reazione” ai disastri, passando a un approccio che anticipi gli effetti del clima per prevenirne i danni, che ammontano a 200 miliardi in relazione al quadriennio 2022-2025. E le previsioni considerano necessari investimenti annui per 70 miliardi.
Il nuovo quadro dell’Ue, insomma, delinea una strategia di gestione del rischio più proattiva e sistemica, a tutela dei cittadini e dell’economia dell’Unione.
C’è una sfida che l’Ue non intende perdere: raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Il piano dell’Ue
E i motivi non mancano, segnala l’Ue: “Le attuali evidenze scientifiche – si legge nella comunicazione della Commissione – indicano che il mondo si sta avviando verso un aumento della temperatura di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali entro il 2030, di 2 gradi entro il 2050 e di 3 gradi entro il 2100″.
I nuovi strumenti consentirebbero di riunire gli obblighi previsti dalle diverse normative europee in un unico piano, con l’obiettivo di semplificare le procedure e ridurre gli oneri amministrativi.
Agli Stati membri, comunque, sarebbe garantita flessibilità nazionale e territoriale. Ciascun Paese – tra cui la nostra Italia, drammaticamente indietro sull’Agenda 2030 – potrebbe scegliere le soluzioni più adatte ai propri rischi, alle proprie caratteristiche e priorità, tenendo conto anche delle differenze regionali.
La traiettoria di riscaldamento globale condivisa servirebbe come riferimento comune per valutare i rischi climatici e pianificare gli interventi nei diversi settori economici e nelle infrastrutture.
Il ritorno economico
Ma c’è dell’altro. In base alle stime di Bruxelles, il ritorno degli investimenti nell’adattamento climatico può superare di oltre 10 volte il loro valore, grazie alle perdite e ai danni che potrebbero essere evitati.
Il mercato globale delle soluzioni per l’adattamento climatico potrebbe inoltre raggiungere i 3.500 miliardi di euro entro il 2050.
Questo – sottolinea la Commissione, “rappresenta un’opportunità significativa per le imprese europee, che potranno innovare, prosperare e affermarsi come leader tecnologiche nelle soluzioni per la resilienza climatica”.
L’ausilio della digitalizzazione
Ci penseranno poi i nuovi strumenti digitali ad aiutare autorità pubbliche, imprese e comunità locali a individuare e gestire i rischi climatici.
La proposta prevede inoltre una piattaforma online europea per la resilienza climatica, che comprenderà diversi servizi, tra cui l’European Climate Viewer, sviluppato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf).
Lo strumento metterà a disposizione una mappa interattiva dei rischi climatici previsti in Europa, per visualizzare le possibili conseguenze sui diversi territori. Attraverso l’iniziativa Destination Earth, la Commissione punta a integrare capacità di supercalcolo per migliorare l’analisi degli scenari.
Tra gli strumenti previsti anche il Navigator of Climate Resilience Tools, sviluppato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea). Aiuterà gli utenti a individuare gli strumenti più adatti alle proprie esigenze in base all’ubicazione geografica, al settore di attività e agli specifici rischi climatici da affrontare.
Il Solutions Explorer offrirà invece soluzioni pratiche di adattamento già sviluppate e sperimentate nell’ambito della Missione dell’Unione europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici.
Verranno infine istituiti un gruppo consultivo “PreparEu” sulla preparazione alle catastrofi e un’iniziativa per individuare i 100 territori europei più vulnerabili ai cambiamenti climatici.


