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Airbnb incalza: negli States hotel in calo in alta stagione

Airbnb o hotel tradizionali? Secondo i ricercatori di Morgan Stanley la concorrenza di Airbnb e dei suoi simili all’hôtellerie sta diventando sempre più serrata. La dimostrazione viene dal fatto che nel corso del 2016 le compression night – ovvero i giorni in cui l’occupazione alberghiera supera il 95% – sono diminuite del 17% nella maggior parte degli hotel degli Stati Uniti. Un evento che si era verificato per l’ultima volta addirittura nel 2009.

In più, mettono in luce gli analisti, sebbene l’occupazione sia stata dell’1% più alta nel 2016 rispetto al 2014, le notti più gettonate durante l’ultimo anno sono scese del 5% rispetto ai livelli di due anni fa. «Un segnale che esistono altri fattori che influiscono sulla capacità degli hotel di aumentare il loro riempimento nei periodi di alta domanda», momenti durante i quali le strutture riescono, nonostante i già alti livelli di riempimento, a innalzare ulteriormente i loro profitti.

Già in un altro report pubblicato lo scorso anno, Morgan Stanley aveva sottolineato come la crescita di Airbnb fosse costante di anno in anno, tanto che il numero di utilizzatori della piattaforma era passato dal 12% del 2015 al 18% di un anno più tardi.

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