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Avis Budget Group licenzia ancora

Licenziamento da adobe

I sindacati si scagliano contro i licenziamenti annunciati dal colosso del noleggio, Avis Budget Group, a Ciampino. In una nota Filt-Cgil Roma e Lazio, Fit-Cisl Lazio e Uiltrasporti Lazio si riferiscono all’ultimo episodio, che riguarda “tre lavoratori dell’ufficio di noleggio presso l’aeroporto Giovan Battista Pastine“, che hanno ricevuto comunicazione di licenziamento. Nonostante ciò, l’attività dell’ufficio proseguirà regolarmente sotto il marchio Avis Budget Group, utilizzando anche i veicoli della multinazionale, ma sarà gestita da una società italiana esterna”.

Già a febbraio 2025 era stata aperta una procedura di licenziamento collettivo per 113 dipendenti in tutta Italia, pari al 16,5% della sua forza lavoro (685 lavoratori a tempo indeterminato più 46 a termine) e “l’azienda – precisano le sigle – continua a intervenire sull’organico attraverso nuove uscite incentivate, cui si aggiungono ora ulteriori licenziamenti”.

Il piano di riduzione dei lavoratori di Avis prevedeva la chiusura di decine di stazioni di noleggio, oggi gestite con contratto di franchising da imprenditori esterni. Nella lettera di oltre un anno fa, con cui apriva la procedura di licenziamento collettivo, Avis spiegava che “nel 2023 la società ha registrato una perdita di 3,5 milioni. Nel 2024 si stima che la perdita salirà a circa 7 milioni”.

LA NOTA DEI SINDACATI

“Abbiamo appreso con stupore – sottolineano i sindacati – che Avis budget Group ha deciso di avviare un processo di riorganizzazione in una sua stazione di noleggio all’interno dell’aeroporto “Giovan Battista Pastine” di Ciampino, stipulando un contratto di franchising con un privato. Ai tre lavoratori in forza presso la stazione è stato imposto di passare alle dipendenze dell’imprenditore, con tutte le incognite del caso e con un’unica alternativa: la ricollocazione a Milano, ovvero un ‘licenziamento mascherato’. Non è accettabile che una multinazionale tra le più importanti del settore come Avis lasci sole tre persone e famiglie, trattandole come merce”.

Per questo motivo – si legge ancora nella nota ufficiale – “chiediamo con forza che i tre lavoratori restino all’interno del perimetro aziendale, sia pur in diverse realtà operative: la nostra voce ad oggi è rimasta inascoltata. Richiamiamo Avis alla responsabilità sociale di impresa, ribadendo che non può rincorrere la sola logica della riduzione dei costi, ricorrendo a operazioni quali la riduzione del personale o anche la scelta di posizionare le sedi legali in regioni in cui si possono conseguire risparmi sulle tasse di immatricolazione. A nostro parere anche le richieste di fiscalità agevolata devono essere subordinate al mantenimento dei livelli occupazionali e al rispetto dei lavoratori: non si possono altrimenti, a nostro avviso, richiedere benefici di sistema e pensare di avere il sindacato al proprio fianco”.

“Per parte nostra – recita ancora il comunicato – faremo tutto ciò che è in nostro potere per portare la vertenza dei lavoratori di Ciampino a tutti i livelli istituzionali e per chiedere un passo indietro all’azienda su una decisione che sta gettando nella preoccupazione tre persone e famiglie”.

IL COMUNICATO DI UILTRASPORTI

Sulla vicenda di Ciampino Uiltrasporti ha anche stilato un comunicato a parte, esprimendo “forte preoccupazione per il proseguimento delle politiche di riduzione del personale messe in atto da Avis Budget Group, una tra le principali compagnie di autonoleggio operanti in Italia”.

“A nostro giudizio – prosegue la sigla di settore – l’operazione risulterebbe in contrasto con le normative vigenti, che prevederebbero il passaggio diretto dei lavoratori alla nuova impresa e la possibilità di rientro in Avis in caso di cessazione del rapporto di concessione. Per questo motivo è stata inviata una diffida formale alle due aziende”.

“Ci opporremo a licenziamenti mascherati – annuncia Uiltrasporti – che destano forte preoccupazione per il futuro occupazionale del settore. Il timore è che queste operazioni rappresentino solo l’inizio di un processo più ampio di ridimensionamento del perimetro occupazionale, con conseguente aumento della precarizzazione del lavoro”.

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