È durato lo spazio di un mattino il blitz della Lega in Senato, che aveva presentato un emendamento per prorogare fino al 2030 le concessioni balneari alle tre regioni colpite dal ciclone Harry dello scorso gennaio: Calabria, Sicilia e Sardegna.
Lo stop è stato motivato per la mancanza di coperture economiche e anche per evitare ulteriori attriti con la Commissione Ue, che proprio sulle concessioni balneari ha mantenuto una forte attenzione sulla vicenda italiana che si protrae ormai da quasi 20 anni.
Nell’emendamento presentato da capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, si faceva riferimento ai “danni alla fascia costiera provocati dal processo di progressiva erosione della costa” e “agli eventi meteorologici di eccezionale intensità” che hanno colpito i territori in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza. Per questo i leghisti ritenevano necessario prorogare le concessioni fino a settembre 2030.
Immediate le reazioni dell’opposizione all’0iniziativa della Lega – su tutte quella della senatrice di ItaliaViva, Silvia Fregholent, che – come riporta Il Sole 24 Ore – in questa proposta ha visto un «esercizio di ipocrisia legislativa, usando il dramma dell’erosione costiera, reale, serio e che merita risposte vere, solo come paravento per portare a casa l’ennesima proroga mascherata».
Di fatto si è voluto scongiurare l’ennesimo conflitto con Bruxelles, che avrebbe interpretato questa misura come l’ennesimo sotterfugio italiano di aggirare la Direttiva Bolkestein, introdotta dall’Ue nell’ormai lontano 2006 e che vieta la possibilità di rinnovare automaticamente le concessioni, invitando i Paesi a indire gare per tutelare il mercato unico europeo.
Aprire un ulteriore contenzioso con l’Ue avrebbe comportato l’apertura di una procedura d’infrazione e il pagamento di una multa salatissima che l’Italia non può certo permettersi in questa critica congiuntura economica.
Ecco perché la motivazione ufficiale è suonata più che appropriata: la mancanza di coperture finanziarie e l’incompatibilità con l’articolo 81 della Costituzione posta dalla commissione Bilancio che ha cassato il correttivo.

