Da comportamento di nicchia a fenomeno di massa: negli ultimi anni il mercato del buy now pay later è cresciuto rapidamente anche in Italia oltre che nel resto del mondo: è il puntuale monitoraggio dell’indagine periodica sui bilanci delle famiglie italiane (Ibf) di Bankitalia.
Secondo l’Indagine, l’uso del buy now pay later in Italia è letteralmente esploso passando dal 4% del 2022 al 30% del 2025, anche se circa due terzi lo usa solo occasionalmente. Accanto ai vantaggi di questo prodotto si riscontrano però elementi di vulnerabilità non facili da valutare per la limitata disponibilità di dati sui volumi e sulla rischiosità. Analisi relative agli Stati Uniti e all’Europa evidenziano infatti la fragilità finanziaria degli utilizzatori.
La tendenza del nostro Paese è in linea con quanto si osserva in altri Stati dove questa forma di finanziamento sta progressivamente coinvolgendo fasce di popolazione finanziariamente più fragili, con un reddito medio-basso, con scarse risorse patrimoniali e già indebitate. Uno strumento utilizzato soprattutto per scopi di consumo o per consolidare altri debiti; il ricorso è molto diffuso tra chi è in ritardo nel rimborso dei debiti.
NUOVA DIRETTIVA UE IN ARRIVO
A tal proposito va segnalato che a partire da novembre 2026, la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori (Ccd2) includerà la maggior parte delle operazioni di buy now pay later, imponendo, tra l’altro, il rispetto di regole di trasparenza più stringenti relative all’informativa precontrattuale e contrattuale e valutazioni più rigorose del merito creditizio.
Queste misure mirano a ridurre rischi di sovraindebitamento e di difficoltà di rimborso da parte delle famiglie e delle classi più deboli. L’applicazione della Ccd2 potrà quindi avere effetti positivi per la tutela dei consumatori e per la rischiosità del credito.

