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Booking, avanzata Usa nella trimestrale

booking sede amsterdam adobe

Booking Holdings ha chiuso il primo trimestre 2026 con risultati solidi, ma soprattutto con un segnale strategico: la crescita negli Stati Uniti ha accelerato per il quarto trimestre consecutivo. Un dato particolarmente rilevante per il gruppo, che proprio sul mercato americano vede ancora ampi margini di espansione rispetto alla posizione già consolidata in Europa.

I DATI

Nel trimestre chiuso al 31 marzo, il colosso cui fanno capo Booking.com, Priceline, Agoda, Kayak e OpenTable ha registrato 338 milioni di room nights, in crescita del 6% su base annua. Le prenotazioni lorde sono salite del 15% a 53,8 miliardi di dollari, i ricavi sono cresciuti del 16% a 5,5 miliardi. L’Ebitda adjusted è stato pari a 1,3 miliardi, in rialzo del 19%, e l’utile netto è balzato del 225% a 1,1 miliardi di dollari.

A pesare sul quadro complessivo è stato – naturalmente – il conflitto in Medio Oriente, che secondo la società ha sottratto circa due punti percentuali alla crescita delle room nights e delle prenotazioni lorde. Al netto di questo effetto, la crescita dei pernottamenti sarebbe stata intorno all’8%. Il gruppo ha inoltre rivisto con maggiore prudenza le prospettive per l’anno, assumendo che l’impatto diretto e indiretto del conflitto continuerà fino alla fine di giugno, con una ripresa nella seconda metà del 2026.

SORPRESA USA

Il messaggio più positivo è arrivato dagli Stati Uniti. Il ceo Glenn Fogel ha evidenziato che «la crescita delle room nights ha accelerato per il quarto trimestre consecutivo, grazie soprattutto alla domanda domestica».

Il management ha inoltre segnalato un rafforzamento del canale diretto negli Usa, con Booking.com in crescita a doppia cifra. Per il gruppo, si tratta di un passaggio non secondario: Booking Holdings è leader globale nell’online travel, ma il mercato statunitense resta una delle aree in cui la società ritiene di avere ancora spazio per aumentare penetrazione, frequenza d’uso e relazione diretta con il cliente.

Fogel ha definito il trimestre «un solido avvio del 2026», sottolineando la «resilienza del business» e la capacità del gruppo di continuare a crescere, pur in un contesto geopolitico complesso.

L’OUTLOOK

Per il secondo trimestre, Booking prevede una crescita delle room nights tra il 2% e il 4%, con ricavi in aumento tra il 4% e il 6%. Per l’intero 2026, la guidance indica ricavi in crescita di una percentuale di poco sotto il 10%, mentre le prenotazioni lorde sono attese in crescita di una percentuale fino a poco sopra il 10%. La società avverte però che un prolungamento delle tensioni potrebbe avere effetti più ampi sulla filiera, dai prezzi del carburante alla capacità aerea, fino al sentiment dei viaggiatori.

Il mercato ha letto i numeri in modo contrastato: risultati trimestrali superiori alle attese, ma prospettive più caute per il resto dell’anno. Il dato americano resta il punto da osservare: in una fase in cui la domanda internazionale è più esposta alle turbolenze geopolitiche, la spinta del domestico Usa offre a Booking un importante contrappeso e conferma la centralità del mercato nordamericano nella prossima fase di crescita.

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