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Borghi: aumentano gli arrivi (+6,8%), cresce l’offerta di qualità

Borghi italiani da adobe

Borghi italiani

Forte evoluzione nel trend che certifica un crescete interesse per i borghi e per strutture di qualità elevata, spesso accessibili a prezzi competitivi rispetto agli alloggi nelle grandi città. Lo confermano anche i dati: secondo i rilevamenti del Mitur, i piccoli comuni, in cui rientrano anche borghi e aree interne, hanno registrato nel 2025 un aumento delle presenze del 6,85% e degli arrivi del 7,86% sul 2024.

Anche secondo i dati interni di Ruralis, realtà attiva nello sviluppo del turismo diffuso nei piccoli comuni italiani, la domanda per soggiorni rurali con standard più alti è in crescita costante. Non si tratta di una scelta dettata solamente da una questione di prezzo, ma di un vero e proprio cambiamento nelle priorità. Se prima la centralità e la vicinanza ai monumenti rappresentavano il principale fattore di scelta, oggi sempre più italiani cercano spazio, privacy e servizi in grado di trasformare il soggiorno in un’esperienza completa.

Per anni il turismo rurale ha fatto leva sulla destinazione: il nome del comune, il paesaggio e la storia. Tuttavia, il mercato degli affitti brevi ha modificato le dinamiche della domanda. Oggi ciò che distingue una struttura che si prenota con mesi di anticipo da una che fatica a emergere non è solo dove si trova, ma quello che offre.

«In un mercato sempre più affollato e standardizzato, la cura del cliente e l’attenzione ai dettagli rappresentano un fattore decisivo», osserva Nicolas Verderosa, ceo di Ruralis, e analizzando le strutture con più prenotazioni ciò che emerge è che non sono necessariamente le più grandi o le più costose, ma quelle che riescono a offrire qualcosa di distintivo e soprattutto coerente con le aspettative del viaggiatore contemporaneo».

Alcuni elementi stanno diventando veri e propri indicatori di scelta. Uno di questi, ad esempio,  è la piscina, e più in generale la presenza di uno spazio benessere come idromassaggio o sauna, questo perché amplia la stagionalità di una struttura e intercetta un pubblico disposto a investire su comfort e privacy, spesso con un budget paragonabile a quello di un appartamento in centro città. Parallelamente, sta crescendo anche l’interesse per le esperienze collegate alla proprietà. Qualche esempio? Un vigneto visitabile, una cantina di famiglia, la possibilità di partecipare alla raccolta delle olive o a una degustazione sono tutti elementi che trasformano un soggiorno in un ricordo personale difficilmente replicabile. L’ospite non valuta solo la casa, ma ciò che vive durante il soggiorno.

Anche l’identità estetica conta molto. Casolari in pietra, travi a vista, scorci panoramici e arredi curati contribuiscono a costruire un immaginario che si traduce in condivisioni social e recensioni positive. A questi si aggiungono standard ormai imprescindibili: connessione Wi-Fi affidabile, pulizia impeccabile, kit di cortesia che siano sostenibili e l’intramontabile attenzione al dettaglio.

Inoltre, secondo l’analisi di Ruralis, il  turismo diffuso nei piccoli comuni italiani non è più una scelta di nicchia legata al fatto di scegliere una meta solamente alternativa o romantica, è una risposta concreta a una nuova domanda di qualità della vita, che si traduce anche in vacanza: «I borghi – aggiunge Verderosa – offrono autenticità, silenzio e un rapporto qualità-prezzo che le grandi città faticano sempre più a garantire». E  non si tratta di contrapporre città e aree interne. «Il punto è capire cosa cercano davvero le persone quando viaggiano. Sempre più spesso cercano tempo, silenzio e un’esperienza che rimanga impressa, qualcosa di diverso dal solito, da raccontare con orgoglio ad amici e parenti. Se una casa riesce a offrire questo, il borgo diventa una scelta naturale».

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