Caro energia, rischio chiusura anticipata per le strutture open air

by Redazione | 1 Settembre 2022 10:47

Aumenta il rischio di chiusura anticipata della stagione per le strutture open air a causa dei rincari di energia e gas del 400% divenuti ormai “insostenibili”. Occorre un intervento immediato del governo: lo chiede Assocamping Confesercenti.

La presidente dell’associazione, Monica Saielli, spiega: «Anche se in termini di arrivi quest’anno, per tante strutture ricettive all’aria aperta, campeggi e villaggi turistici, si è tornati ai numeri pre pandemia, il caro bollette sta mettendo in forte difficoltà un gran numero di operatori del settore del turismo ricettivo all’aria aperta».

«L’aumento abnorme dei costi energetici – evidenzia Saielli – potrebbe costringere molte attività a ridurre la gamma dei servizi offerti o addirittura alla chiusura anticipata perché, sotto una certa soglia di riempimento, non conviene tenere aperti con costi fissi quadruplicati».

«Occorre che il governo intervenga con urgenza e con provvedimenti mirati a sostegno, non solo degli investimenti, ma prima di tutto della liquidità – incalza la presidente di Assocamping – È necessario, inoltre, estendere anche alle piccole imprese il credito d’imposta per l’energia elettrica (imprese con potenza inferiore a 16,5kWh), aumentare le percentuali di credito d’imposta almeno fino al doppio (da 15 a 30 e da 25 a 50 per il gas) e prorogarlo almeno fino al 31 dicembre 2022. Contemporaneamente occorre promuovere, con incentivi corposi, il ricorso a fonti di energia rinnovabili prevedendo un superbonus al 110% per gli investimenti nella produzione di energia pulita che rendano autonome le imprese».

«Infine – conclude Saielli – bisogna alleggerire i vincoli burocratici e paesaggistici che spesso rappresentano un ostacolo all’iniziativa imprenditoriale incentivando, con normative specifiche, le comunità energetiche composte da imprese open air e prevedere, con procedure snelle e veloci, la possibilità di installare strutture leggere ombreggianti sulle quali collocare i pannelli fotovoltaici – non essendo le strutture ricettive all’aria aperta dotate di rilevanti superfici coperte – nonché riconoscere un credito d’imposta per chi investe in unità mobili di pernottamento autonome sotto il profilo energetico. Solo così si può sperare che un patrimonio di imprenditorialità turistica come quello dell’open air, che già tanto investe in sostenibilità e nuove tecnologie nel rispetto dellambiente, non vada perduto in seguito a chiusure e licenziamenti».

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