La carta d’identità cartacea non va (ancora) in pensione. Il passaggio obbligatorio alla carta d’identità elettronica (Cie), indipendentemente dalla scadenza del documento cartaceo, era stato fissato al 3 agosto. Ieri, 16 giugno, la proroga: il consiglio dei ministri ha stabilito che le carte d’identità cartacee non ancora scadute saranno valide fino alla naturale scadenza, ma solo «per determinate finalità e nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con i soggetti che erogano pubblici servizi».
Non è chiaro cosa intenda il governo con «determinate finalità» e, soprattutto, se la carta d’identità cartacea possa essere utilizzata al di fuori dell’Italia: lo stop alla validità a partire dal 3 agosto, infatti, era stato disposto per dare attuazione al Regolamento Ue 2019/1157, che impone a tutti gli Stati membri l’eliminazione graduale dei documenti d’identità non conformi agli standard di sicurezza europei (non garantiti dai documenti d’identità cartacei).
Il provvedimento va in aiuto delle amministrazioni locali: da mesi, infatti, gli uffici anagrafe erano in affanno per la gestione delle richieste; la decisione è correlata anche alla necessità di alleggerire il carico per i Comuni, dopo che le recenti elezioni hanno portato al rinnovo di molte amministrazioni.
CIE, NON SI TORNA INDIETRO
Il cambio di rotta non cancella la transizione verso la Cie, ma evita il rischio di una corsa agli sportelli in piena estate. Proprio i Comuni, chiamati materialmente a gestire le richieste, avevano già ricevuto l’invito ad ampliare gli orari, aumentare gli appuntamenti disponibili e predisporre canali prioritari per chi era ancora in possesso del vecchio documento. La prospettiva di concentrare milioni di sostituzioni entro agosto aveva però sollevato il timore di ritardi, disservizi e difficoltà soprattutto per anziani, persone fragili e cittadini con viaggi o pratiche amministrative in programma.
COSA CAMBIA
Chi possiede una carta d’identità cartacea ancora valida non dovrà necessariamente sostituirla entro il 3 agosto 2026: farà fede la data riportata sul documento. La prudenza resta comunque d’obbligo: per viaggi all’estero, pratiche bancarie, controlli aeroportuali o procedure che richiedono requisiti specifici, è opportuno verificare per tempo le condizioni richieste ed evitare di muoversi all’ultimo momento.
Il governo introduce anche una soluzione ponte: in attesa dei tempi tecnici per il rilascio della carta d’identità elettronica, i Comuni potranno rilasciare un documento d’identità provvisorio. È una misura pensata per evitare di lasciare temporaneamente i cittadini senza un documento utilizzabile.
Al momento, non ci sono dati sul numero di documenti d’identità cartacei ancora in circolazione. Secondo l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, finora sono state emesse oltre 63 milioni di carte d’identità elettroniche, su un totale di 66.184.301 residenti – di cui 6.735.577 residenti all’estero – indicati dall’Anagrafe nazionale della popolazione residente (aggiornati al 10 giugno 2026). Secondo questi dati, riportati dal sito di Geopop, nei prossimi 3 mesi resterebbero ancora da cambiare all’incirca 3 milioni di carte d’identità cartacee.
CIE, COSA SAPERE
La direzione, comunque, resta quella della sostituzione progressiva del cartaceo. La Cie può essere richiesta presso il Comune di residenza o domicilio – o a un Comune diverso, solo per gravi e comprovati motivi – oppure tramite consolato, per i cittadini italiani residenti all’estero (che ora possono richiederla anche in qualsiasi Comune italiano). Per presentare la domanda, servono normalmente una fototessera recente, il codice fiscale o la tessera sanitaria e il vecchio documento; in caso di furto o smarrimento, occorre la denuncia. Il costo base indicato dal ministero dell’Interno è di 16,79 euro, a cui si aggiungono eventuali diritti fissi e di segreteria stabiliti dai Comuni.
La nuova norma evita il blocco generalizzato del 3 agosto, ma la Cie resta il documento su cui l’Italia sta puntando per l’identificazione fisica e digitale dei cittadini. Meglio programmare il passaggio con anticipo, soprattutto in vista di viaggi, pratiche delicate o periodi in cui gli sportelli anagrafici potrebbero essere più affollati.

