C’era una volta la trafficatissima Dubai

C’era una volta la trafficatissima Dubai
27 Agosto 11:23 2026

Sos Dubai. La crisi nel Golfo ha provocato, nel primo semestre 2026, una vera e propria emorragia di passeggeri nell’aeroporto emiratino: -31,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo scalo, che aveva chiuso il 2025 con 95,2 milioni di persone, si è fermato a 31,5 milioni.

Va considerato, ovviamente, che a luglio l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) ha raccomandato alle compagnie che operano in Medio Oriente di evitare lo spazio aereo di Bahrain, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti.

Ita Airways ha sospeso i voli da e per Dubai fino al 24 ottobre compreso, mentre dovrebbe riprendere quelli da e per Riyadh, in Arabia Saudita, a partire dal 15 settembre.

Anche Swiss, membro del Gruppo Lufthansa come Ita, ha rinviato a più riprese il ritorno nell’emirato dirottando altrove i suoi aerei. L’ultimo termine è stato fissato per il prossimo 24 ottobre, esattamente come la compagnia di bandiera italiana.

Stop anche di Finnair ai voli per Dubai per la prossima stagione invernale.

Controcorrente, invece, Air France, che ha appena riavviato le sue operazioni verso Dubai e Riyadh. Un messaggio di ottimismo, così come l’imminente Atm – Arabian Travel Market – cuore pulsante del travel mediorientale.

La “crisi” di Dubai

Quella di Dubai, naturalmente, è una crisi di numeri indotta, ma pur sempre di crisi si tratta. Come riporta il Corriere del Ticino, “il 26 agosto Dubai Airports – la società che gestisce sia Dubai International che Al Maktoum International – ha snocciolato i conti del traffico da gennaio a giugno”.

Le cifre sono quelle già indicate e non fanno certo sorridere i responsabili dello scalo emiratino, peraltro colpito da missili e droni lanciati dall’Iran e chiuso a più riprese per motivi di sicurezza.

Nel primo semestre 2026, dunque, i movimenti aerei sono stati 150.600 (-32,1%), mentre il carico merci si è fermato a 751.340 tonnellate (-28,7%).

Nonostante le cifre impietose, Paul Griffiths, amministratore delegato di Dubai Airports, non demorde e osserva: «Il primo semestre dell’anno ha messo alla prova il sistema aeronautico, ma ha dimostrato la nostra capacità di reazione. E man mano che quella capacità emerge, la domanda risponde. Un discorso che vale in particolare per Dxb, dove i transiti internazionali rappresentano una quota importante del traffico».

Griffiths confida in una forte ripresa nella seconda metà del 2026, forte anche della progressione del secondo trimestre: 3,5 milioni di passeggeri ad aprile, 4,5 a maggio, 5 milioni a giugno.

Il ritorno di Air France

La “linea Griffiths” convince Air France. A differenza della maggior parte delle compagnie aeree europee, il vettore transalpino ha ripreso le operazioni su Dubai e Riyadh il 26 agosto, assicurando ai propri clienti di monitorare costantemente la situazione nella regione.

I voli erano stati cancellati a fine febbraio, in coincidenza con l’inizio della Guerra del Golfo. Nel fine settimana sarà riattivata anche la rotta per Beirut.

La notizia fa felice Griffiths: «Air France è tornata e questa è un’ottima notizia. Il numero di passeggeri è significativo».

Lo stop di Finnair

L’ad di Dubai Airports, invece, non avrà fatto salti di gioia alla notizia che Finnair ha annunciato la sospensione di tutti i voli per Dubai fino al 27 marzo, data che coincide con la fine della stagione invernale.

“Finnair – ha spiegato la compagnia aerea finlandese in un comunicato – non effettuerà voli per Dubai durante la stagione invernale, dal 25 ottobre 2026 al 27 marzo 2027, a causa della persistente instabilità della situazione di sicurezza in Medio Oriente”.

Una decisione – prosegue la nota – dovuta al fatto che “non ci sono segnali chiari di miglioramento” nell’area. Finnair ribadisce che continuerà a monitorare la situazione della sicurezza in Medio Oriente e che, ove possibile, apporterà le modifiche necessarie alle rotte o alle operazioni di volo.

Anche la compagnia finlandese ha cancellato i voli per Dubai e Doha, capitale del Qatar, il 28 febbraio e da allora non ha più operato voli per l’emirato, meta turistica invernale, dove opera solo tra ottobre e marzo.

La “ripresa” particolare del settore alberghiero

Una prima risposta alla crisi può arrivare dall’Atm, che Dubai si appresta a ospitare dal 14-17 settembre al World Trade Centre. L’evento chiama in causa il settore alberghiero, che pure deve fare i conti con i riflessi del conflitto Usa-Iran e merita un discorso a parte.

Tanto per cominciare, il tasso di occupazione a Dubai è stato del 56,4% nel primo semestre 2026, in calo rispetto all’81% dell’anno precedente.

Si prospetta una ripresa, ma come precisa Skift, “è legata in parte all’offerta piuttosto che alla domanda: gli hotel stanno sfruttando il periodo di crisi per effettuare ristrutturazioni di cui avevano comunque bisogno”. È il caso di sei grandi hotel — tra cui il Burj Al Arab, l’Armani e il Park Hyatt — che hanno agito così dopo che la guerra ha frenato la domanda ad aprile, sottraendo al mercato circa 5.400 camere.

La maggior parte delle strutture riaprirà nel 2027, ma alcuni hotel hanno iniziato a richiamare i dipendenti che erano stati trasferiti in altri mercati all’inizio dell’escalation bellica. Tra questi, Taj Hotels, la prestigiosa catena di lusso fondata in India dal Gruppo Tata.

«Abbiamo iniziato a far rientrare gradualmente i colleghi nei nostri hotel di Dubai man mano che i livelli di attività si rafforzano», ha spiegato Saurabh Tiwari, vicepresidente operativo per Medio Oriente, Maldive e Sri Lanka di Indian Hotels Company (Ihcl), la società che gestisce il marchio Taj.

Il Taj Dubai sostiene di aver mantenuto un tasso di occupazione superiore al 75% negli ultimi due mesi. Nel frattempo, il Taj Exotica The Palm è passato da circa il 36% di giugno al 50% di luglio e prevede di chiudere agosto oltre la soglia del 60%, registrando – sottolinea Tuwari – una «domanda incoraggiante» dal Regno Unito e dall’Europa.

Ma non tutti vedono rosa. Altri operatori, come Gates Hospitality, non prevedono un’impennata nel quarto trimestre, perché il contesto geopolitico rimane invariato.

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L'Autore

Fabrizio Condò
Fabrizio Condò

Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004

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