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Ciclone Harry, il governo blocca i fondi per la Sicilia

Tempesta Harry 2 credit ladv

Ufficialmente si tratta di uno “stop tecnico“, peccato che blocchi 40,8 milioni per la Sicilia. Alla fine di una settimana ad alta tensione politica per l’esito del referendum, il Consiglio dei ministri boccia la legge regionale sui ristori per il ciclone Harry.

Il provvedimento era stato approvato con urgenza dall’Assemblea regionale il 27 gennaio scorso, in seguito alle devastazioni sulla costa jonica, che avevano provocato danni ingenti ad attività produttive, infrastrutture e comparto turistico. L’esecutivo contesta competenze e profili su concorrenza e previdenza sociale.

Una decisione inattesa –giunta su proposta del ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, in Consiglio dei ministri – che ha creato un corto circuito fra il governo centrale e Palazzo d’Orleans, colto letteralmente di sorpresa: “Stop tecnico? Ma c’è già una deroga nel decreto”.

E le opposizioni partono all’attacco, insinuando uno “sgambetto” di Giorgia Meloni al governatore Renato Schifani nel pieno delle fibrillazioni post voto, che hanno portato alle dimissioni del ministro del Turismo, Daniela Santanchè. Secondo il Pd, “usati due pesi e due misura”, più pesanti i Cinque Stelle e Controcorrente: “Una vendetta contro l’Isola che ha votato No”.

LO STOP DI PALAZZO CHIGI

La nota di Palazzo Chigi è esplicita, come ricorda Messina Today: “Alcune disposizioni della legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana eccederebbero le competenze statutarie della Regione e sarebbero in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza, con conseguente violazione dell’articolo 117 della Costituzione“.

La legge, infatti, prevedeva una distribuzione articolata delle risorse: circa 20 milioni per le attività commerciali danneggiate; 5 milioni al Fondo di solidarietà per il settore pesca; 5 milioni per l’agricoltura e oltre 10 milioni al comparto balneare, con misure anche sui canoni demaniali marittimi 2026

In particolare, le ultime risorse erano pensate per sostenere le imprese turistiche, nautiche e della cantieristica navale colpite dagli eventi estremi che hanno interessato soprattutto il versante orientale dell’Isola.

Lo stop del governo, invece, cambia di colpo lo scenario e apre una fase di incertezza sull’erogazione dei ristori, senza dimenticare che molte imprese della costa jonica attendono ancora interventi per poter rimediare ai danni subiti.

Non solo. La questione Harry rientra in un più ampio confronto istituzionale tra Stato e Regione sulla gestione delle emergenze e sull’uso delle risorse pubbliche, in un territorio che deve fare i conti con la fragilità del proprio assetto infrastrutturale e climatico. Vedi Niscemi.

INSORGE LA CGIL: UN FATTO GRAVISSIMO

E allora Cgil Messina sale sulle barricate per il blocco dei fondi: “Si scende in piazza per il Ponte mentre si voltano le spalle a cittadine, cittadini, lavoratori e lavoratrici, si lasciano sole e si penalizzano intere comunità”.

“La decisione del Governo nazionale di bloccare i fondi di ristoro destinati alla Sicilia per far fronte ai danni provocati dal ciclone Harry rappresenta un fatto gravissimo e inaccettabile – sottolinea in una nota il segretario generale della Cgil Messina, Pietro Patti – Parliamo di risorse fondamentali per sostenere famiglie, lavoratrici, lavoratori e imprese che stanno ancora pagando le conseguenze di eventi climatici devastanti”.

“È una scelta – osserva la Cgil – che colpisce direttamente territori fragili come Messina e tutta la provincia, dove i danni causati dal maltempo si sommano a criticità economiche e sociali già profonde. Bloccare questi fondi, già di per sé insufficienti, significa lasciare sole intere comunità, scaricando sui cittadini il peso dell’emergenza. Ed è una scelta che nasce da responsabilità ben precise da parte del Governo regionale”.

“Ancora più grave – evidenzia la nota – è la contraddizione politica: mentre a Messina la Lega e diversi esponenti dei governi nazionale e regionale continuano a rilanciare il progetto del Ponte sullo Stretto come priorità assoluta, nello stesso tempo si negano risorse immediate e indispensabili per chi ha perso casa, lavoro e reddito. Si preferiscono le grandi opere simboliche agli interventi concreti per la vita reale delle persone.

“Chiediamo al governo – conclude Patti – di sbloccare immediatamente i fondi di ristoro, di stanziarne altri come chiedono le comunità, e di aprire subito un confronto con i territori che si trovano ora in una situazione di incertezza rispetto alle risorse. Da parte dei governi, nazionale e regionale, servono risposte rapide, certe e trasparenti, non annunci e propaganda”.

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