Ciclone Harry, polizze catastrofali in alto mare

Ciclone Harry, polizze catastrofali in alto mare
03 Marzo 07:00 2026

Le mareggiate – o meglio, i maremotiprovocate dal ciclone Harry hanno lasciato in Sicilia, Sardegna e Calabria coste devastate, stabilimenti balneari danneggiati, spiagge dissestate e ondate di polemiche. Queste ultime alimentate dalla beffa subita da operatori balneari e imprenditori alberghieri, che hanno scoperto di non avere adeguate coperture assicurative, semplicemente perché questo tipo di eventi climatici estremi, in particolare le mareggiate, al momento non sono contemplati nelle polizze.

Ma andiamo con ordine. Per fare un po’ di chiarezza partiamo dal contesto normativo: la legge di bilancio 2024 ha introdotto l’obbligo per molte aziende italiane di stipulare polizze contro i danni derivanti da eventi catastrofali naturali (terremoti, inondazioni, frane e via dicendo). Questo obbligo è stato più volte prorogato e differenziato in base alla dimensione delle società interessate: per quelle grandi è rimasto fissato al 2025, mentre per le micro e piccole imprese la scadenza è stata fatta slittare al marzo 2026 con la legge milleproroghe, seppure con diversi dettagli operativi ancora in chiarimento.

La materia è quantomai delicata, tanto che lo stesso presidente di Ania, l’Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici, Giovanni Liverani, è intervenuto nel dibattito delineando un quadro ad alta criticità: a oggi solo il 12% delle imprese italiane risulta in possesso di una polizza catastrofale e si tratta di un dato che la stessa associazione giudica “molto, troppo basso” rispetto ai crescenti rischi legati a frane, alluvioni e terremoti che colpiscono periodicamente il nostro Paese.

E ancora, pur ritenendo positiva l’introduzione dell’obbligo di questa tipologia di polizza, Liverani osserva che la legge attuale non include fenomeni come appunto le mareggiate o le “bombe d’acqua”. Da qui la sollecitazione per una revisione del testo legislativo che può essere migliorato per estendere la portata delle coperture e parametrare meglio le polizze ai rischi effettivi che corrono certe imprese, come appunto stabilimenti balneari o strutture ricreative e ricettive presenti sulle coste italiane.

Come fare? Innanzitutto, sempre secondo il presidente dell’Ania, lo Stato e gli operatori devono spingere per aumentare l’adesione delle imprese a queste coperture con strumenti incentivanti, magari attivando adeguati sgravi e da parte delle compagnie assicuratrici deve esserci l’impegno a pagare sempre e comunque quanto contemplato dalle polizze. Un auspicio legato anche a una evidente necessità di rafforzare la “cultura assicurativa” nel Paese, includendo formazione, innovazione e strategici partenariati pubblico-privati.

Ma intanto gli operatori turistici, accanto a tanti altri imprenditori delle zone che in Sicilia, Calabria e Sardegna sono state colpite dal ciclone Harry, hanno avanzato le loro specifiche istanze soprattutto alla luce delle attuali criticità che si addensano intorno al nodo concessioni balneari, al centro di una revisione di cui non si conosce ancora l’esatto impatto e le modalità.

Ma proprio nei giorni scorsi il governo ha dato un primo segnale di concreta reattività ratificando con il “decreto ciclone Harry” un primo stanziamento di cinque milioni di euro a sostegno dei territori e delle imprese; risorse che verranno impiegate anche per una campagna di comunicazione e promozione a favore delle tre regioni colpite – Sardegna, Sicilia e Calabria, appunto – al fine di fronteggiare il danno di immagine.

E sempre a seguito delle recenti mareggiate da segnalare iniziative locali, come quella della Regione Siciliana, che ha varato misure con ristori, non solo per gli stabilimenti e le spiagge danneggiati, ma anche per sostenere le imprese dell’entroterra. Nel pacchetto di provvedimenti rientrano anche contributi straordinari fino a 20mila euro per le aziende che non operano sui litorali e un iter burocratico più rapido per il ripristino dei manufatti in concessione demaniale marittima distrutti o danneggiati dalle mareggiate provocate dal ciclone.

Azioni mirate e tempestive per questa emergenza che devono aggiungersi alla rapida soluzione dell’annosa vicenda delle concessioni balneari, ancora in balia delle onde di una polemica infinita tra autorità, sentenze del Tar e Ue.

E c’è chi, nel panorama associativo, ha attivato un vero e proprio pressing sugli interlocutori istituzionali: Fiba Confesercenti, proprio in questo frangente, ha manifestato la forte preoccupazione degli operatori balneari di avviare investimenti in prevenzione e talvolta in ripristino delle strutture in assenza di un quadro definitivo dell’intera vicenda legata alle nuove concessioni demaniali in linea con la direttiva europea.

Anche Sib Confcommercio ha chiesto interventi urgenti per sospendere l’obbligo della polizza come condizione per l’accesso a contributi pubblici nei casi di danni da mareggiata, reclamando ristori adeguati e piani straordinari di protezione civile. Cna Balneari ha esplicitamente richiesto l’attivazione di strumenti di liquidità immediata, sospensioni fiscali e credito agevolato per evitare che singole imprese debbano affrontare da sole un evento di gravità eccezionale.

Dello stesso tenore le istanze degli albergatori che, attraverso i loro organismi di rappresentanza, hanno già reclamato ristori rapidi e semplificati nonché crediti agevolati e piani strutturali e preventivi. Il tutto con la tempestività che impone l’imminenza dell’apertura della stagione estiva.

Ma tutta la materia legata alle emergenze climatiche è strettamente connessa con il tema caldo delle polizze catastrofali che le stesse compagnie d’assicurazione stanno trattando con estrema cautela: «Il dibattito sulle cosiddette polizze CatNat – osserva Massimiliano Masaracchia, direttore commerciale di Spencer & Carter – ha accelerato un’evoluzione già in atto verso soluzioni più complete, flessibili e modulabili, capaci di rispondere a scenari di rischio sempre più complessi e imprevedibili».

«Per quanto riguarda le coperture contro le catastrofi naturali – spiega – il quadro normativo ha introdotto un principio chiaro: pur non configurandosi come un obbligo assoluto, l’assenza di copertura può incidere sull’accesso a eventuali rimborsi o sostegni pubblici. Questo aspetto ha contribuito a rafforzare la consapevolezza degli operatori. Dopo i recenti eventi che hanno colpito la Sicilia e le altre regioni interessate dalle mareggiate, il processo di adeguamento si è ulteriormente accelerato: oggi circa il 90% delle agenzie di viaggi e una percentuale ancora superiore di tour operator hanno già attivato coperture dedicate. Anche gli operatori inizialmente più cauti si sono rapidamente allineati, comprendendo la necessità di integrare strumenti di protezione strutturati all’interno della propria gestione del rischio».

Ci sono poi criticità o vere e proprie falle che queste polizze presentano e non sono di facile sanabilità, come ad esempio le franchigie elevate e i massimali limitati, dovute al fatto che questi eventi catastrofici – secondo gli esperti del mondo assicurativo – non sono “modulabili”. Proprio a tal proposito Stefano Pedrone di Nobis Assicurazioni evidenzia come «il recente confronto sulle polizze catastrofali ha richiamato l’attenzione sull’importanza di garantire formule assicurative e coperture ancora più coerenti con i rischi reali e sostenibili nel lungo periodo e nella direzione di superare una logica puramente emergenziale».

L’obiettivo principale? «Arrivare finalmente a una protezione più moderna e coerente con l’evoluzione del rischio».

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Andrea Lovelock
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