Site icon L'Agenzia di Viaggi Magazine

Ciclone Harry, stato d’emergenza in Sicilia e Sardegna

Tempesta Harry 2 credit ladv

Dichiarazione dello stato d’emergenza – che approderà al Consiglio dei ministri la prossima settimana – e 70 milioni stanziati per le urgenze. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, risponde al grido di dolore lanciato dai sindaci della costa jonica, devastata dal passaggio del ciclone Harry: litorali e lungomari nella zona di Taormina, a Santa Teresa di Riva e a Furci Siculo sono stati spazzati via dalla furia delle acque.

Identico iter in Sardegna. La giunta regionale ha dichiarato lo stato di emergenza per un anno, per consentire monitoraggio e interventi necessari al ripristino dei luoghi più colpiti nella zona orientale e meridionale.

Da ambienti del governo filtra l’ipotesi di un fondo da mezzo miliardo di euro per gestire subito il dopo Harry.

SICILIA: OLTRE 740 MILIONI DI DANNI

Una prima stima dei danni in Sicilia, riferita dalla Protezione Civile, ammonta a 741 milioni di euro. E da ambienti vicini a Palazzo Chigi filtra l’ipotesi di un fondo da mezzo miliardo di euro per gestire immediatamente la crisi.

Uno “scenario di guerra“, lo hanno definito senza mezzi termini gli amministratori locali, che hanno espresso la loro gratitudine agli Angeli della sabbia, le centinaia di giovani scesi in piazza per spalare le tonnellate di fango e terra e che hanno rievocato gli Angeli del fango dell’alluvione di Firenze del 1966: esattamente 60 anni fa.

Ora manca l’adempimento a quella che era stata una richiesta precisa del sindaco di Taormina, Cateno De Luca: «Servono soprattutto deroghe per velocizzare le procedure, per una valutazione di impatto ambientale». Ma qui la palla passa al governo. Anche per questo giovedì era a Roma, per poi spostarsi a Milano, teatro del terzo Forum Internazionale del Turismo, un’occasione per presentare i cahier de doléances alla premier Giorgia Meloni e al ministro del Turismo, Daniela Santanchè.

SCHIFANI: «DICHIARATO LO STATO D’EMERGENZA

A versare le prime gocce di balsamo sulle gravi ferite della Sicilia Jonica ci ha pensato il governatore Schifani, che giovedì a Palermo ha dichiarato lo stato di crisi e di emergenza regionale, comunicando le decisioni adottate dalla giunta in una riunione straordinaria a Palazzo d’Orléans. Via libera anche alla richiesta del riconoscimento dello stato di emergenza di rilievo nazionale.

Sbloccati i primi fondi: 50 milioni di euro di risorse regionali utilizzabili subito per venire incontro alle situazioni più critiche. Deliberato, inoltre, un disegno di legge finanziario che, una volta approvato dall’Assemblea regionale, consentirà di accedere a 20 milioni di fondi globali.

«Stiamo affrontando le conseguenze di un evento senza precedenti, il più violento che abbia colpito la Sicilia negli ultimi anni – ha spiegato Schifani – Sono molto preoccupato, in quanto siciliano, ma ce la metteremo tutta per superare l’emergenza nel più breve tempo possibile. Vigilerò personalmente su ognuna delle attività che dovremo svolgere e, in particolare, sulla celerità con cui saranno liquidate le risorse.

Unica consolazione: «Il sistema di Protezione civile ha funzionato – ha sottolineato – e ci ha permesso di tutelare l’incolumità delle persone. Grazie a questo grande lavoro, non abbiamo registrato vittime. Le istituzioni non mancheranno di far sentire ancora la propria vicinanza ai cittadini». Ora i primi sopralluoghi di Schifani nelle zone più colpite.

Intanto, il dirigente generale della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, nominato Commissario straordinario per l’emergenza, ha comunicato le prime stime dei danni: 741 milioni di euro. Le province più colpite sono Catania (244 milioni di euro), Messina (202,5 milioni di euro) e Siracusa (159,8 milioni di euro).

Da questa black list sono esclusi i danni economici subiti dalle attività ricettive e turistico-balneari e dal settore agricolo. Inoltre, richiesta una ricognizione delle infrastrutture portuali dell’isola.

Poi bisognerà farei conti con la fase post emergenza e della ricostruzione, non meno delicata: «Attraverso una legge quadro del 2025 – ha ricordato Schifani – c’è la possibilità di riconoscere lo stato di ricostruzione di rilievo nazionale. Grazie a una governance centralizzata, e con la nomina di un commissario straordinario, sarà possibile coordinare interventi di natura pubblica e privata e accedere a procedure semplificate per privati e imprese. Inoltre, gli uffici stanno valutando se vi siano i presupposti per accedere al fondo di solidarietà europeo o a una riprogrammazione dei fondi Fsc per reperire le risorse necessarie. Ho già avvisato tutti che il 50% della mia attività istituzionale, da ora in avanti, sarà dedicato a questo».

MUSUMECI: «SALVARE L’ECONOMIA ESTIVA»

Giovedì sopralluogo del ministro della Protezione civile Musumeci a Santa Teresa di Riva, uno dei centri più colpiti dal ciclone Harry. «Stiamo seguendo quello che il Codice di protezione civile ci obbliga di fare. Bisogna intanto procedere, ora che è tornata una relativa calma, alla conta dei danni e questo è un compito dei comuni che dovranno relazionare alle rispettive regioni: parlo naturalmente di Sicilia, Calabria e Sardegna».

«Quindi – ha aggiunto – ci riuniremo a Roma con i dirigenti dei vari dipartimenti per fare il punto e concordare con i presidenti di Regione qual è la procedura più celere che può consentire un ripristino di ambienti sui quali riposa buona parte dell’economia estiva dei nostri territori».

Insieme a Musumeci il capo dipartimento della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano. «Riuniremo il Consiglio dei ministri la prossima settimana e proporrò la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale che si accompagna anche alla deliberazione di risorse che consente agli enti locali di poter operare per i primi interventi e quindi rimuovere detriti o ostacoli, ripristinare la viabilità la funzionalità dei servizi essenziali. Se i danni alle infrastrutture sono relativi possono operare direttamente gli enti locali. Se si tratta di ricostruzione vera e propria, allora bisognerà chiudere la fase di emergenza e aprire lo stato di ricostruzione, come prevede la legge 40 sul Codice della ricostruzione».

SARDEGNA: DANNI INGENTI

Se Atene piange, Sparta non ride. La giunta regionale della Sardegna ha dichiarato lo stato di emergenza fino al 22 gennaio 2027. La decisione è stata adottata su proposta dell’assessora della difesa dell’Ambiente, con delega alla protezione civile, Rosanna Laconi.

Alla direzione generale della protezione civile è stato affidato il compito di delimitare le aree colpite e di stilare una relazione tecnica per stimare l’entità dei danni e le risorse necessarie. Sulla base di questo lavoro, la Regione chiederà alla presidenza del consiglio dei ministri la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale.

La famosa spiaggia cagliaritana del Poetto ha riportato «danni ingenti», per ricorrere alle parole del capo della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, che giovedì ha effettuato un sopralluogo, come riporta l’Unione Sarda.

Per non parlare dell’emergenza sulla Statale 195, chiusa tra il chilometro 5 e l’11 almeno fino al 30 gennaio. Si lavora su due obiettivi: la realizzazione di una barriera di massi per arginare l’impatto dell’acqua e la costruzione di un percorso alternativo.

«Ci attende un lavoro lungo e complesso – ha ammesso la presidente della Regione, Alessandra Todde – Ho ricevuto rassicurazioni dal governo sulla disponibilità delle risorse, anche attraverso fondi Ue».

CALABRIA: IL PIANO DI INTERVENTI DI UNICREDIT

Moratoria su mutui fino a 12 mesi, nuovo credito agevolato, iniziative di solidarietà nei territori più esposti e sostegno alla ripresa delle attività produttive. Sono le misure straordinarie messe in campo in Calabria da UniCredit per le esigenze immediate di famiglie e imprese colpite dal ciclone Harry, che ha provocato danni a infrastrutture, abitazioni e attività economiche, mettendo sotto pressione soprattutto i piccoli centri, le filiere agricole, il commercio di prossimità e il turismo diffuso.

In particolare, la Moratoria Emergenze UniCredit consente la sospensione fino a 12 mesi del pagamento delle rate dei mutui ipotecari per i clienti privati e dei mutui ipotecari e chirografari per le imprese, per i finanziamenti in regolare ammortamento e senza irregolarità nei due mesi precedenti la richiesta.

Le domande devono essere presentate entro il 31 marzo 2026, accompagnate da autocertificazione che attesti il danno subito. La sospensione decorre dalla prima rata utile successiva alla presentazione della richiesta e non comporta segnalazioni negative nelle banche dati creditizie.

Disponibile anche il Pacchetto Nuovo Credito alle imprese, che prevede finanziamenti a condizioni agevolate per sostenere la continuità operativa, il ripristino delle attività e le prime esigenze di liquidità, previa valutazione del merito creditizio. Anche in questo caso le richieste devono pervenire entro il 31 marzo 2026.

Le rate oggetto di sospensione, comprensive degli interessi maturati sulle sole quote capitali sospese, possono essere rimborsate al termine del piano di ammortamento originario, nel corso della durata residua del mutuo o in unica soluzione in caso di estinzione anticipata.

«Quando un evento meteo straordinario colpisce un territorio, la priorità è evitare che il danno si trasformi rapidamente in una difficoltà finanziaria per famiglie e imprese – sottolinea Ferdinando Natali, regional manager sud di UniCredit – La sospensione delle rate e l’accesso a nuova liquidità permettono di mantenere continuità nei pagamenti, nei rapporti con i fornitori e nella gestione ordinaria, in una fase in cui la stabilità è fondamentale».

Exit mobile version