Diventa definitiva la maximulta da 7 milioni di euro inflitta a CoopCulture per la vicenda legata ai biglietti del Colosseo. Il Tar del Lazio, infatti, ha confermato la sanzione stabilita dall’Antitrust ad aprile 2025 per la gestione dei servizi di biglietteria del Parco Archeologico dell’Anfiteatro Flavio e per la prolungata indisponibilità dei ticket di accesso al monumento più iconico di Roma, che registra oltre 7 milioni di visitatori all’anno.
Nel complesso la multa irrogata era stata di 20 milioni e coinvolgeva altri sei operatori. I giudici amministrativi hanno inoltre definito “infondate” le censure relative al quantum della sanzione.
Secondo l’Antitrust, molti biglietti finivano in pacchetti costosi o venivano accaparrati online, costringendo i visitatori a pagare un prezzo superiore. In sostanza, sostiene l’Authoriy, CoopCulture – che ha gestito il servizio di biglietteria del Colosseo dal 1997 al 2024 — avrebbe contribuito al fenomeno della grave e prolungata indisponibilità dei tagliandi d’ingresso a prezzo base.
CoopCulture è accusata di non aver adottato iniziative adeguate per contrastare l’accaparramento dei biglietti tramite metodi automatizzati, riservando grossi quantitativi alla vendita abbinata alle proprie visite didattiche, ottenendo rilevanti benefici economici. Un comportamento che – rileva l’Antitrust – avrebbe obbligato i consumatori a rivolgersi a tour operator e piattaforme di rivendita, che offrivano biglietti abbinati a servizi aggiuntivi e a prezzi notevolmente più elevati rispetto a quelli ufficiali.
La decisione del Tar del Lazio è stata accolta con favore da Udicon, Unione per la Difesa dei Consumatori.
«Abbiamo segnalato per primi un meccanismo poco trasparente e dannoso per i cittadini sulla vendita dei biglietti del Colosseo e oggi la decisione del Tar del Lazio dà ragione a quelle segnalazioni – il commento di Martina Donini, presidente Nazionale Udicon – La conferma della sanzione dell’Antitrust certifica l’esistenza di gravi irregolarità nella gestione della biglietteria del Colosseo, che hanno limitato concretamente l’accesso ai biglietti a prezzo ordinario».
«Nel corso dell’istruttoria – prosegue Donini – abbiamo messo a disposizione dell’Autorità elementi, memorie e dati che hanno evidenziato come la mancata adozione di adeguati sistemi di controllo abbia consentito l’utilizzo di strumenti automatizzati per l’acquisto simultaneo di grandi quantità di biglietti. Ticket poi riproposti sul mercato a costi maggiorati e spesso legati a pacchetti accessori, con un evidente svantaggio per visitatori e turisti».
«La pronuncia del Tar – conclude – riafferma finalmente che il Colosseo è un bene collettivo e non può essere gestito attraverso logiche che penalizzano i consumatori. Indipendentemente dai successivi sviluppi giudiziari annunciati, è ora necessario rivedere in modo profondo le modalità di vendita, garantendo trasparenza, controlli efficaci e reali tutele per chi vuole accedere a uno dei simboli del nostro Paes».e

