Sarà pure vero – in base al mantra più paradossale coniato in Italia – che con la cultura non si mangia. Però, guarda caso, si conferma il motore del turismo nel nostro Paese, come certifica la crescita di visitatori e pubblico. È il punto focale del 22° Rapporto annuale di Federculture.
Così, nel 2025 – riferisce il Sole 24 Ore – è aumentata la partecipazione degli italiani alle attività culturali, anche se il 63% dei flussi turistici si concentra in appena 1.024 Comuni (il 13% del totale), vale a dire quelli con spiccate caratteristiche paesaggistiche e culturali.
“PRIMI” GLI ITALIANI
Insomma, prima denigriamo la cultura, poi dobbiamo constatare la crescita della partecipazione culturale degli italiani, soprattutto nel post pandemia. Lo scorso anno il 48,2% della popolazione è andato almeno una volta al cinema, il 35,8% ha visitato musei e mostre, in aumento rispetto al 33,6% de 2025, mentre il teatro ha toccato la quota del 24,3%.
Altra voce in salita: gli spettatori ai concerti di musica leggera e le visite ai siti archeologici, a conferma di una domanda stabilizzata di esperienze culturali dal vivo. La ripresa è trainata soprattutto dai più giovani: nella fascia tra i 15 e i 24 anni oltre il 77% frequenta il cinema e resta elevata anche la partecipazione agli spettacoli e ai concerti.
Restano però marcate differenze territoriali. Nel 2025 oltre il 40% della popolazione del Nord-Ovest ha visitato musei e mostre, nel Mezzogiorno la quota si è fermata intorno al 26%. Stesso discorso per la lettura: legge almeno un libro il 47,8% al Nord, contro il 29,5% del Sud.
«La crescita del pubblico conferma che in Italia la domanda di cultura è forte: il punto è dare al settore strumenti più stabili per rispondere a questa domanda e ridurre le differenze tra i territori», ha spiegato il presidente di Federculture, Andrea Cancellato, che ravvisa la necessità di rafforzare strumenti come l’Art Bonus e il Fondo Cultura.
Per Alberto Bonisoli, direttore dell’Ufficio Studi di Federculture, «i dati testimoniano una crescita della partecipazione culturale, con aumenti evidenti per cinema, spettacoli dal vivo e visite a musei e siti archeologici. Questa dinamica è trainata soprattutto dai più giovani, mentre resta più debole in altre fasce della popolazione».
IL GAP INTERNO E CON L’EUROPA
Rimane notevole il gap con l’Europa: nel 2022 solo il 36,9% degli italiani ha partecipato ad attività culturali, a fronte di valori superiori al 70% in Paesi come Danimarca, Lussemburgo e Norvegia.
Cresce la spesa delle famiglie per ricreazione, sport e cultura, salita nel 2024 a circa 105 euro al mese (+3,1% sul 2023), ma l’aumento non compensa l’effetto dell’inflazione e il potere d’acquisto resta inferiore ai livelli del 2019.
Ampio il divario interno: in Trentino-Alto Adige, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana ed Emilia-Romagna la spesa supera i 130 euro mensili, mentre in Puglia e Calabria si ferma poco sopra i 40 euro, con ricadute sulle opportunità di accesso alla cultura.
«Lo stato dell’arte della cultura italiana ci parla di un settore vivo e propulsivo: il denaro investito in cultura non è mai a fondo perduto – ha scritto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, in un messaggio letto in occasione della presentazione del Rapporto – Festival, città d’arte, musei e biblioteche sono luoghi di fruizione, studio e aggregazione sociale. La cultura è impresa, è turismo ed è sempre più coscienza civile e senso di comunità. È un elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese».
La cultura si conferma, infine, una leva per la rigenerazione urbana. Dall’analisi del Pnrr condotta da Federculture emerge che sono 342 gli interventi a caratterizzazione culturale finanziati nella misura dedicata alla riduzione della marginalizzazione e del degrado sociale, pari al 17% dei progetti complessivi, per un valore di circa 800 milioni di euro, quasi il 20% delle risorse disponibili. Gli interventi riguardano recupero di beni culturali, teatri, strutture per lo spettacolo dal vivo e altri spazi culturali.

