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Corridoi agrodolci, perché il turismo non esulta

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Si può fare di più. La rimozione degli elenchi e la compensazione del maltolto è l’orizzonte a cui guarda il turismo italiano. Ma l’apertura di sei nuovi corridoi – Cuba, Singapore, Turchia, Phuket (Thailandia), Oman e Polinesia francese – e lo stop del tampone obbligatorio al rientro dai viaggi in Europa decisi dal ministero della Salute restituiscono, senza dubbio, vigore al settore, consentendo ad agenzie di viaggi e tour operator di riaccendere i motori. È quanto emerge dai commenti di stakeholder e associazioni di categoria, impegnate anche a placare gli animi di chi (comprensibilmente, tra l’altro) avrebbe voluto tutto e subito.

«Questa ordinanza consente al nostro comparto di continuare, almeno parzialmente, a lavorare», dichiara a caldo il presidente di Astoi Confindustria Viaggi, Pier Ezhaya, che accoglie con favore il provvedimento «nonostante siano rimaste escluse dai corridoi alcune mete molto importanti da noi richieste».

L’auspicio della sigla che raccoglie i tour operator è ottenere «al più presto la rimozione del divieto di viaggiare per turismo in vigore in Italia da marzo 2020, così da fa ripartire realmente tutti gli operatori e allinearci a tutti i Paesi europei che mai in questi due anni hanno adottato un simile approccio. Continueremo a interloquire con il ministero della Salute e del Turismo – promette Ezhaya – affinché si possa al più presto tornare a viaggiare in tutto il mondo».

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Stesso approccio da parte di Franco Gattinoni, presidente di Fto Confcommercio e capofila di uno dei network di agenzie più dinamici sul mercato. L’ordinanza “corridoi bis”, chiamiamola così, «è un primo passo verso un progressivo e necessario ritorno alla normalità», dichiara, chiedendo nel frattempo «maggiori aperture». «D’altronde – riflette – l’andamento pandemico e il livello di vaccinazioni raggiunto permettono, a nostro avviso, di muoversi fuori dall’area Ue/Schengen con più libertà, pur mantenendo tutti i presidi di sicurezza ancora necessari in questa fase».

«D’altra parte – prosegue – serve un cambio radicale di approccio e su questo terreno il governo italiano dovrebbe adeguarsi alla raccomandazione del Consiglio europeo, secondo cui va abbandonata una regolamentazione basata sulle mappe regionali colorate, eccetto per le aree rosso scuro».

Riflettori accesi da Gattinoni anche sulla durata del green pass: «Il ministro della Salute, Roberto Speranza, dovrebbe inoltre ascoltare l’Ue che raccomanda agli Stati membri uniformità sulla validità da nove mesi, mentre la nostra normativa, che dal primo febbraio prevede una durata limitata a sei mesi per chi non ha ancora il booster (che invece potrebbe avere durata illimitata, ndr), sta causando migliaia di cancellazioni di viaggi e presenze in Italia e sta creando ulteriori danni al turismo organizzato».

Soddisfatto il presidente di Assoviaggi Confesercenti, Gianni Rebecchi: «La fase di continua interlocuzione avviata a ottobre 2021 con i ministeri del Turismo e della Salute ha portato ai primi risultati, cioè la proroga di ulteriori 6 mesi dei corridoi che erano in fase sperimentale, ma anche l’ampliamento di ulteriori destinazioni. Tutto ciò non è un risultato scontato soprattutto considerando che ad oggi, in ambito europeo, il nostro è il Paese più rigido in tema di restrizioni».

«È evidente altrettanto che continueremo portare avanti la richiesta di necessaria rimozione del divieto agli spostamenti per turismo su tutte le altre destinazioni al fine di allinearci con gli altri Paesi europei. Ma aggiungo un altro elemento fondamentale – conclude – per evitare la strumentalizzazione negativa sui media che qualche giorno addietro hanno ingiustamente minato la credibilità della sperimentazione dei corridoi è necessario che il Travel Pass, previsto dai protocolli,venga assolutamente verificato negli aeroporti di partenza dalle autorità preposte».

Per la presidente di Fiavet Confcommercio, Ivana Jelinic, il nostro Paese ha compiuto a livello turistico «il primo passo avanti verso una ritrovata normalità» e ora, insieme alla rimozione degli elenchi, non resta che «attendere futuri ristori».

I corridoi? «Non bastano, ci vuole ben altro». Di gran lunga più dura la posizione di Advunite che, tra l’altro, approfitta della contingenza per ricordare come «tali corridoi vadano tutelati e controllati» e sottolinea come, ad oggi, le imprese non abbiano «alcun documento ufficiale sulla cassa integrazione». Per questo, secondo la sigla napoletana, non c’è nulla per cui ringraziare il governo che si «nasconde dietro l’elezione del Presidente della Repubblica».

Duro anche Domenico Pellegrino, presidente di Aidit Federturismo Confindustria, che rispetto all’ultima ordinanza dichiara: «Sono segnali importanti, ma non soluzioni. È uno scenario ampiamente insufficiente a sostenere un comparto, quello del turismo organizzato, che ha accusato un calo medio di fatturato dell’80% negli ultimi due anni e con un primo semestre del 2022 già irrimediabilmente compromesso».

«Restano sul tavolo temi irrisolti indispensabili per mantenere in vita le aziende – tiene a ribadire togliendosi alcuni sassolini dalla scarpa – Temi ben noti al governo sui quali avevamo pure ricevuto ampie rassicurazioni: mancata cassa Covid fino a giugno, nessuna proroga della moratoria su finanziamenti, mutui e prestiti, nessun ristoro alle imprese per tutto il 2021, cioè zero euro, e una dotazione irrisoria per il 2022, tra le altre cose destinata a un mare magnum di imprese e attività di tutta la filiera. Se consideriamo i voucher in scadenza a marzo e l’attuale crisi di liquidità delle aziende, si comprende facilmente che siamo in una condizione esplosiva».

Amaro in bocca anche da parte di uno dei più importanti imprenditori turistici, il presidente di Quality Group Michele Serra, che affida a Twitter il suo commento tranchant: «Questi credono di curare il cancro con la tachipirina». La «logica dei corridoi», scrive poi su LinkedIn, è «ormai anacronistica» e si fa sempre più urgente aprire i confini extraeuropei senza restrizioni. «Ma, dal momento che di questi tempi non possiamo permetterci di fare gli schizzinosi – aggiunge – accogliamo con gratitudine Oman, Cuba, Turchia e Polinesia nel novero delle destinazioni possibili. Non si può però evitare l’impressione che siano decisioni prese a casaccio, più per concedere un’elemosina che per seguire una strategia coerente di rilancio del turismo. Dopo due anni di emergenza e miliardi di vaccini, forse sarebbe il momento di cambiare passo».

Da parte sua Enrica Montanucci, la presidente di Maavi, fa quasi fatica a tenere a bada le truppe. E su Facebook, sintetizzando, scrive quanto segue: «Ieri sera dopo la quantità di “Ma solo questo?”, “Ma niente in Africa?”, “Ma perché non hanno aperto tutto?», per qualche momento ho avuto istinti rabbiosi. Di fatto, che piaccia o no, i corridoi sono una grande notizia. Soprattutto con il Travel Pass in ordinanza. Ben chiaro. Non mollare – scrive ancora – porta risultati. E credetemi non era facile per niente. E solo grazie a un’azione costante e congiunta con le altre associazioni, Astoi in primis, a un ottimo lavoro della dottoressa Milena Piasente del ministero del Turismo (eccellente professionista finalmente) ci siamo riusciti. Ricominciamo a vendere. Avanti!».

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