Un crollo paragonabile a quello post pandemia. È il drastico giudizio di un tour operator riportato da Travel Weekly a proposito del trend del turismo cubano, che accusa i colpi della forte pressione statunitense. E Iberostar Cuba Hotels & Resorts ha deciso di abbandonare la gestione di 12 hotel sull’isola.
LA FLESSIONE IN UN ANNO
Fino a questo momento – riferisce l’Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione di Cuba – l’isola caraibica ha registrato meno della metà dei visitatori rispetto a 2025. I turisti arrivano singhiozzo, principalmente dal Canada, e solo 21.000 americani l’hanno visitata fino ad aprile.
Una flessione imponente causata dalle interruzioni dei voli, dall’incriminazione federale negli Stati Uniti dell’ex presidente cubano Raúl Castro e dalle crescenti tensioni tra Usa e Cuba.
«La maggior parte dei turisti ha rimandato i viaggi a Cuba per timore di un’azione militare da parte di Trump o per la preoccupazione di cronici blackout e carenza di benzina», spiega Marcel Hatch, fondatore di Cuba Explorer.Hatch. A febbraio aveva dichiarato che le prenotazioni erano crollate fino all’80% nelle settimane successive alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte dell’esercito statunitense.
Il t.o. Intrepid Travel, preoccupata per la disponibilità dei voli e i problemi di carburante, ha cancellato tutti i viaggi a Cuba fino al 30 giugno.
Poche settimane fa però Yanet Mora Ferguson, consigliere degli affari turistici presso l’Ambasciata di Cuba in Italia, ci aveva smentito le voci di un turismo sotto tono sull’isola, rilevando come i racconti non corrispondano alla realtà.
I servizi turistici, inclusi hotel e ristoranti – sosteneva nell’intervista – funzionano normalmente grazie ai generatori di emergenza. In generale, gli operatori spiegano che i turisti sono al riparo dai problemi di carburante e dai blackout che affliggono la popolazione locale.
CATENE DI HOTEL IN FUGA
Fatto sta che, secondo la piattaforma di viaggi argentina Sudameria, Iberostar Cuba Hotels & Resorts ha deciso di abbandonare la gestione di 12 hotel a Cuba da lunedì 1 giugno, a pochi giorni dalla scadenza delle sanzioni degli Stati Uniti contro Gaesa (Grupo de Administración Empresarial Sa, un megaconglomerato economico cubano di proprietà delle Forze Armate Rivoluzionarie).
Sudameria opera come intermediario per agenzie di viaggi in tutta la regione. La sua piattaforma digitale, Hub Sudameria, ha pubblicato il comunicato ufficiale di Iberostar, in cui la catena spagnola giustifica la misura come “un processo di adattamento all’ambiente normativo internazionale per preservare gli standard di qualità, conformità e gestione che distinguono l’azienda”.
I 12 hotel che escono dal portafoglio di Iberostar sono: Grand Packard, Selection Ensenachos, Selection Holguín, Coral Holguín, Selection Esmeralda, Coral Esmeralda, Coral Ensenachos, Selection La Habana, Origin Bella Vista Varadero, Origin Laguna Azul, Origin Playa Pilar e Origin Playa Alameda.
Il sito ufficiale di Iberostar Cuba conferma il cambiamento: anziché i 12 hotel presenti nell’elenco, la pagina mostra solo sei strutture attive distribuite in quattro destinazioni: L’Avana, Varadero, Trinidad e Cayo Guillermo.
L’Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri (Ofac) ha fissato il 5 giugno come termine ultimo affinché queste aziende chiudano le loro operazioni, prima di essere esposte a sanzioni.
Ma Iberostar non è l’unica a lasciare. Anche la catena canadese Blue Diamond Resorts ha annunciato il suo ritiro immediato da Cuba: gestiva 62 hotel e oltre 12.900 camere sull’isola.
Nel febbraio del 2026, Iberostar aveva già chiuso almeno due hotel a Cayo Guillermo – Origin Daiquirí e Origin Playa Pilar – trasferendo i turisti in un altro complesso della catena.
Meliá Hotels International, oltre 30 hotel in gestione a Cuba, è l’altra grande catena spagnola con maggiore esposizione al rischio sanzionatorio e deve definire la sua posizione prima che scada il termine di Washington venerdì prossimo.

