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Curzi, Idee per Viaggiare: «Marchio Cts in sicurezza»

foto da conferenza stampa

«Se anche fosse un’operazione nostalgia, non lo vedo come un limite. La nostra filosofia non deve essere sempre basata solo sul valore del business, Cts era un punto di riferimento, quando ne ho parlato con i colleghi in azienda ho trovato immediatamente dei sorrisi».

Danilo Curzi, ceo e co-founder di Idee per Viaggiare, insieme a Fabio Savelloni, direttore generale, in trasferta a Milano incontra la stampa di settore e la conversazione, all’indomani dell’annuncio non poteva che partire da lì, dall’acquisizione dello storico marchio del turismo giovanile a cui il manager è legato anche da questioni di “cuore”: «Nell’estate del 1984 fu la mia prima esperienza lavorativa, catapultato in una realtà che tra una forma di “rete” – erano oltre duecento le sedi – l’attenzione ai giovani e al b2c era già avanti e forse non se ne sono mai resi conto appieno, un progetto che è crollato perché non si è mai adeguato al cambiamento, come per esempio all’avvento della biglietteria elettronica. Quando si è presentata l’occasione, ci è sembrato corretto acquistare questo marchio e metterlo in sicurezza. Cosa faremo ora? Non lo so ancora. Cts era un punto di riferimento per una nicchia ma con un peso specifico importante. Oggi però il mondo dei viaggi giovanili è cambiato, non avrebbe senso andare a replicare un modello come WeRoad o SiVola. Fermo restando tuttavia che già da tempo abbiamo preso a lavorare sulla clusterizzazione in azienda, dunque il marchio potrebbe agganciarsi a una linea di prodotto».

Impossibile poi non spostare il discorso sull’attualità e sulla crisi in Medio Oriente sulla scia della sua lettera aperta al mercato. «In generale se dovessi dire la situazione attuale parlerei di calo sensibile, ma guardiamo oltre e vedo i cenni positivi dall’autunno per il 2027. Dopo un mese di febbraio in cui avevamo totalizzato quasi 16 milioni, la cifra più alta nella storia di Idee per Viaggiare, nei due mesi successivi invece abbiamo dovuto gestire cancellazioni tra i 3 e i 4 milioni di euro, metà rimborsate e metà riprogrammate, e rispetto allo stesso periodo dell’anno in corso abbiamo accusato 2,5 milioni di mancate conferme, con un calo del 35 per cento nell’ambito del tour operating».

Colpa dell’emergenza nelle settimane che sono seguite immediatamente agli attacchi, ma non solo. Curzi punta il dito anche sulla comunicazione, sugli allarmismi e su sistema di alert istituzionale (Viaggiare Sicuri) giudicato a volte «troppo cautelativo».

E poi ci sono le compagnie aeree: certamente lo stop dei vettori del Golfo ha avuto un forte impatto, vedi il drastico calo di destinazioni come le Maldive, meno 80% per il t.o., riducendo in alcune situazioni la capacità al 25% in quelle aree del mondo e facendo tornare in auge le compagnie europee e i voli diretti. Ma il rischio che i vettori se ne approfittino è concreto: «In alcuni casi vedo tariffe raddoppiate. Giusto per fare un esempio, oggi per la Repubblica Dominicana si arriva anche a 2500 euro, non è una cifra accettabile. Noi sugli scenari non possiamo intervenire più di tanto, ma ci facciamo sentire come le altre voci in Astoi, dobbiamo far capire che il turismo vive bene se c’è tranquillità ma anche se non ci sono prezzi da capogiro». Se il Medio Oriente è in stand-by, non accennano a rallentare Cina e Giappone mentre a ovest la disaffezione dei viaggiatori per gli Stati Uniti fa crescere il Canada.

«Ora stiamo spingendo anche destinazioni che avevamo da tanto ma che non erano in prima linea, tutta la parte delle isole caraibiche e il Perù per esempio. Si procede a vista, per capire davvero cosa succede si dovrà attendere dopo l’estate».

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