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easyJet, fedeltà low cost:
«Non aumenteremo i prezzi»

easyjet milano malpensa

Il caro carburante mette sotto stress il trasporto aereo e mentre molti vettori annunciano un rialzo delle tariffe o l’introduzione della cosiddetta fuel surcharge, easyJet viaggia controcorrente.

Il direttore generale per il Sud Europa della low cost inglese, Javier Gándara, ha affermato che la compagnia non ha nessuna intenzione di aumentare le tariffe per quest’estate. L’obiettivo – secondo Gandara, intervistato dal portale spagnolo Hosteltur – è quello di «continuare a stimolare la crescente domanda di viaggi. Sarà quindi comunque molto economico volare quest’estate, nonostante le fluttuazioni del prezzo del jet fuel, ma l’incertezza e un eventuale aumento dei costi sarà più presente in inverno».

L’impatto del prezzo del carburante su easyJet sarà minimo, secondo Gàndara, beneficiando delle riserve di fuel che il vettore si è già assicurato. Grazie ad accordi e assicurazioni, infatti, circa il «60% del fabbisogno di cherosene utile fino a settembre è garantito a easyJet per un valore di circa 500 dollari per tonnellata metrica; cioè meno della metà del prezzo che il mercato sta pagando in questi giorni». Questa pratica di “copertura” da eventuali rialzi è molto diffusa tra le compagnie aeree europee rispetto a quelle nordamericane e asiatiche.

LE RIPERCUSSIONI SU USA E ASIA

Pochi giorni fa, per esempio, il ceo di Delta Air Lines Ed Bastian ha sottolineato come il binomio inflazione-aumento del prezzo del jet fuel costringerà il vettore Usa a aumentare il prezzo medio del biglietto.«Il nostro vettore non è coperto dall’aumento del prezzo del carburante, così come le altre compagnie legacy Usa, quindi dovremmo per forza rimettere sul mercato questi costi», ha detto Bastian annunciando rincari delle tariffe tra il 5 e il 10%.

Le fibrillazioni del jet fuel, infatti, sono diventate ormai un tema scottante a livello globale, tanto che anche Willie Walsh, direttore generale di Iata (l’associazione internazionale delle compagnie aeree) ha affermato come l’improvviso aumento dei prezzi del carburante stia mettendo sotto pressione i costi dei vettori.

«La nostra più recente previsione finanziaria dello scorso autunno stimava che l’industria aerea avrebbe perso 11,6 miliardi di dollari nel 2022 con il jet fuel quotato a 78 dollari al barile e la voce carburante che rappresentava il 20% dei costi. A partire dal 4 marzo, il fuel viene scambiato a oltre 140 al barile – ha annunciato Walsh – Assorbire un impatto così massiccio sui costi, proprio mentre il settore sta lottando per la ripartenza, è una sfida enorme. Se il prezzo del carburante rimane così alto, nel tempo questi valori si rifletteranno negativamente sui rendimenti e i conti delle compagnie aeree».

Sul versante asiatico, per esempio, ci sono stati già i primi scossoni: Malaysia Airlines ha inserito a partire dal 23 marzo una fuel surcharge per alcuni mercati; Air Asia ha reintrodotto il supplemento carburante (l’ultima volta per il vettore era avvenuto nel 2015, ndr). La più grande compagnia aerea indiana, IndiGo, ha perfino chiesto al governo locale di “abbassare le tasse sul carburante per gli aerei”, così da rendere le operazioni di volo “più convenienti per i consumatori e più efficienti per tutti i vettori”.

Indigo, infatti, ha annunciato che i costi per il carburante sono aumentati del 50% in pochi giorni e che questa dinamica influenzerà l’operatività e la capacità delle prossime settimane.

Aldilà del caso easyJet, quindi, la sostenibilità finanziaria dei vettori – già pesantemente colpita dalla crisi dovuta alla pandemia – sarà dunque di nuovo messa a dura prova. «Penso che i prossimi 12 mesi saranno molto complicati per numerose compagnie aeree – ha dichiarato il ceo del Gruppo Ryanair, Michael O’Leary – Siamo sopravvissuti a una pandemia solo per essere poi travolti dalla guerra». E il suo monito, oggi, risuona come una preoccupante profezia per tutto il settore.

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