Tempi troppo stretti e modalità non condivise con la categoria: queste le principali criticità dell’esame nazionale delle guide turistiche che Federagit-Confesercenti ha rappresentato in una nota nella quale, pur apprezzando la volontà del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi espressa durante il question time alla Camera, di contrastare l’abusivismo e di certificare professionisti qualificati. L’associazione di categoria ribadisce alcuni aspetti negativi nell’organizzazione dell’esame nazionale di abilitazione alla professione di guida turistica. La prova scritta – conclusasi nei giorni scorsi – è stata superata da oltre 7.840 candidati (il 94% dei partecipanti).
«Non contestiamo l’ingresso di nuovi professionisti né la necessità di sessioni periodiche di abilitazione – osserva la presidente di Federagit Confesercenti, Micol Caramello – In quanto le guide turistiche non sono una categoria chiusa e non temono il ricambio generazionale. Al contrario, crediamo che il settore abbia bisogno di nuove professionalità preparate e motivate. La nostra preoccupazione è che questo esame, per modalità e tempistiche, non sia lo strumento più adeguato per verificare in modo approfondito le competenze richieste dalla professione».
Nella nota Federagit rileva che programma, criteri e griglie di valutazione sono stati pubblicati il 20 maggio, appena sedici giorni prima della prova scritta del 5 giugno. Tempistiche così ridotte hanno reso difficile per i candidati prepararsi in modo adeguato e sollevano interrogativi sull’effettiva capacità della procedura di accertare il livello di preparazione richiesto.
«Una selezione seria non serve a limitare l’accesso alla professione, ma a valorizzare chi sceglie di intraprenderla – prosegue Caramello – E allora la domanda che poniamo è semplice: quale tutela viene data alle future guide? Un’abilitazione autorevole rafforza il valore della professione e tutela chi la consegue. Un esame che non consente una verifica realmente approfondita rischia invece di indebolire la qualifica ottenuta e, nel tempo, di incidere sulla qualità dei servizi resi ai visitatori».
Federagit evidenzia inoltre la necessità che il futuro della professione venga costruito attraverso un confronto più ampio con chi la esercita quotidianamente: «Abbiamo avuto l’impressione – rileva Caramello – che il bando sia stato costruito ascoltando prevalentemente le esigenze di altri operatori della filiera turistica, come tour operator, agenzie di viaggi e società crocieristiche, mentre il contributo delle associazioni delle guide non è stato adeguatamente valorizzato. Nel corso dell’incontro di fine aprile presso il ministero ci è stata annunciata un’imminente pubblicazione del bando, senza che venissero condivisi contenuti e tempi della procedura, quando le decisioni apparivano ormai già definite. Abbiamo già chiesto al ministro Mazzi un incontro urgente».
Per Federagit, poi, rimangono aperte numerose questioni che la categoria segnala da anni: il contrasto all’abusivismo, la presenza di operatori non autorizzati nei principali luoghi della cultura, le criticità che limitano il lavoro delle guide nei musei e nei siti culturali e il rispetto della normativa sull’equo compenso.
«Non è infatti mai stata la mancanza di guide – ribadisce Micol Caramello – Il principale problema evidenziato dagli altri operatori del settore, quanto piuttosto la crescente difficoltà di reperire professionisti disponibili a lavorare a condizioni economiche che non sempre risultano coerenti con quanto previsto dall’articolo 10 della legge 190/2023. La creazione di nuove guide deve essere accompagnata da azioni concrete e continuative per garantire a chi opera oggi e a chi opererà domani di poter svolgere bene il proprio lavoro. Da anni – conclude – chiediamo interventi al ministero del Turismo, al ministero della Cultura e alle forze dell’ordine su questioni che incidono direttamente sulla qualità del servizio e sulla tutela della professione. L’obiettivo deve essere comune: formare professionisti preparati, tutelare chi lavora nel rispetto delle regole e offrire ai visitatori un servizio all’altezza dello straordinario patrimonio culturale italiano».

