Una vera sollevazione popolare, in Francia, tra le categorie del turismo a seguito della proposta del primo ministro François Bayrou di eliminare due giorni festivi come il lunedì di Pasqua e l’8 maggio (giorno che nel 1945 segnò la fine della Seconda guerra mondiale in Europa), inserita tra le misure per ridurre il deficit pubblico e risparmiare 43 miliardi di euro entro il 2026.
Tra le prime reazioni negative – riportate dalla testata trade L’Echotouristique.com, quella dell’Associazione francese degli Albergatori e dei Ristoratori (Ghr), che rappresenta 15mila strutture, fermamente contraria a questa decisione, perché, si legge nella nota della presidente Catherine Quèrard, “colpisce direttamente un settore che opera proprio in questi giorni che rappresentano un aumento medio del fatturato del +25% nel settore della ristorazione, e generano fino a 200 milioni di euro di fatturato totale”.
E anche se Bayrou si è affrettato a precisare di essere “pronto ad accettare o valutare altri giorni festivi”, gli operatori della ristorazione e dell’hôtellerie hanno ribattuto che “per bar, hotel e ristoranti, questi non sono giorni festivi, ma giorni chiave per l’attività e per il traffico che si genera”.
L’associazione auspica una consultazione immediata con tutti i settori della filiera affinché le istanze dei vari comparti vengano prese in considerazione. E anche per Jean-Virgile Crance, presidente della Confederazione del Turismo (Cat), «la misura ipotizzata dal primo ministro è inaccettabile. Se riduciamo nel tempo l’offerta di attività turistiche, aumenteremo automaticamente i prezzi; questo è in contrasto con l’intera strategia di destagionalizzazione e gestione dei flussi messa in atto fino ad oggi. Comprendiamo la necessità di contribuire allo sforzo nazionale, ma è necessaria una vera concertazione con i vari settori».
Infine è scesa in campo l’Unione delle Industrie e dei Mestieri Alberghieri (Umih) che ha deplorato questa decisione e il presidente dell’Umih per l’Occitania ed i Pirenei, Brice Sannac, intervenendo in una popolare trasmissione televisiva ha dichiarato: «L’eliminazione di questi due giorni festivi, per noi professionisti del turismo, rappresenterebbe un mancato giro d’affari di almeno 4,2 miliardi di euro e quindi dobbiamo fare attenzione a non interrompere i consumi, perché questo Paese funziona grazie a queste dinamiche».
Si attende ora la contromossa del governo che potrebbe convocare le categorie per concertare altre ipotesi.


