L’unico boato che piace in questi giorni drammatici. È quello di gioia che ha accolto, in un clima di forte emozione, 200 studenti, in gran parte minorenni, rimasti bloccati a Dubai e rientrati martedì sera alle 19.25 all’aeroporto di Milano Malpensa con un volo da Abu Dahbi.
Tornati in Italia con un volo organizzato dalla Farnesina, sono stati sommersi dagli applausi e dagli abbracci commossi di genitori, amici e insegnanti dopo giorni di tensione vissuti negli Emirati, diventati bersaglio della reazione iraniana all’attacco congiunto Usa-Israele. «È stata dura – uno dei commenti a caldo – ci siamo ritrovati di colpo in territorio di guerra».
I ragazzi si trovavano a Dubai per un’attività extrascolastica organizzata da Wsc Italia – World Student Connection Global Leaders, nell’ambito del progetto di simulazione delle assemblee Onu. Una situazione che si è fatta via via preoccupante con il passare dei giorni, tra le incursioni aeree e le esplosioni, che hanno obbligato la comitiva a rifugiarsi nei seminterrati dell’hotel, trasformati in bunker.
Intanto, prosegue il ponte aereo organizzato dalla Farnesina – grazie alla Task Force Golfo – per rimpatriare i connazionali. Oltre a quello degli studenti, martedì altri quattro voli sono decollati dagli aeroporti di Mascate in Oman e Abu Dhabi negli Emirati. «In totale – ha spiegato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani – sono circa 2.500 gli italiani che fra lunedì e martedì hanno fatto rientro in Italia dal Golfo, dove ci sono circa 70mila connazionali, di cui 30mila solo negli Emirati Arabi Uniti. Di fatto c’è una città intera».
Uno degli obiettivi è portare all’aeroporto di Riyadh gli italiani che vogliono partire da Qatar e Bahrein. Ce ne sono diversi anche tra i crocieristi bloccati sulla Msc Euribia, ferma nel porto di Dubai dopo lo stop al trasferimento a Doha, aeroporto di partenza per il ritorno a casa.
Sulla via del ritorno anche 30 italiani, che si sono spostati da Gerusalemme alla Giordania. «Siamo ad Amman», fa sapere Gaspare L’Episcopia, partito da Matera il 21 febbraio scorso per un pellegrinaggio in Terra Santa con altri 29 concittadini.
«Subito dopo l’allerta per droni su Gerusalemme – racconta – siamo partiti verso il valico di Allenby e abbiamo attraversato il confine arrivando in Giordania, dove ad attenderci c’era il personale del Consolato italiano che ci ha assistiti. Tramite la nostra agenzia abbiamo prenotato un hotel ad Amman e un volo con la compagnia di bandiera giordana diretto a Roma, il tutto ovviamente a nostre spese».
Anche in queste ore cariche di tensione non sono però mancati problemi e polemiche. Gli aeroporti del Golfo sono hub molto importanti anche per chi si trova nell’area dell’Oceano Indiano e dell’Asia. Così la Farnesina si sta impegnando per cercare di sbloccare la situazione alla Maldive, dove ci sono molti italiani, ma le compagnie europee non possono viaggiare verso l’area.
«La priorità va alle persone che si trovano in zona di guerra», ha però precisato Tajani, che ha reso noto come ci siano «una quarantina di richieste» di persone con cittadinanza italiana che vogliono lasciare l’Iran. «Vediamo di farli partire nella massima sicurezza, perché lì c’è ancora più rischio, come a Tel Aviv, per farli uscire. Stiamo lavorando per evitare rischi di qualunque tipo».
Giornalista professionista, innamorato del suo lavoro, appassionato di Storia, Lettura, Cinema, Sport, Turismo e Viaggi. Inviato ai Giochi di Atene 2004
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