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Guerra, colpo al turismo “Mena”.
L’analisi di S&P Global Ratings

guerra

A un mese dall’inizio del nuovo conflitto palestinese-israeliano, si comincia a valutare quale sarà nel prossimo futuro l’impatto della guerra sul turismo nei Paesi coinvolti anche indirettamente nella tragedia in atto.

Uno studio condotto da S&P Global Ratings, secondo cui “Il turismo Mena (acronimo di Medio Oriente e Nordafrica, ndr) probabilmente subirà un colpo dalla guerra Israele-Hamas”, prende in considerazione le implicazioni della guerra nella regione nel breve e medio periodo, considerando che il settore del turismo contribuisce in maniera importante al Pil di questi Paesi.

Nel 2023, in Medio Oriente, secondo l’organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite, sono arrivati nell’area 20% di turisti in più nei primi sette mesi rispetto allo stesso periodo del 2019. Ora la guerra sta mettendo tutto di nuovo a rischio dopo la pandemia e non si sa per quanto tempo.

Secondo la ricerca di S&P Global Ratings Libano, Egitto e Giordania sono i Paesi che più di tutti stanno subendo gli effetti del conflitto, ovviamente a causa della loro posizione geografica che genera nei viaggiatori timori per possibili attentati e ritorsioni. L’anno scorso, il turismo ha contribuito per il 26% alle entrate correnti del Libano. Per la Giordania e l’Egitto la cifra è stata del 21% e del 12%, mentre per Israele del 3%.

La previsione di perdita, del 10%, del 30% o del 70%, si basa su un’analisi economico-finanziaria che prende  in considerazione i danni economici causati da altri grandi eventi come conflitti, guerre o pandemie, che hanno coinvolto l’area del Medio Oriente in passato.

Se si guarda al conflitto Libano-Israele del 2006, durato 34 giorni, gli arrivi turistici in Libano sono scesi di quasi il 40% nel periodo luglio-agosto e del 6% in media per l’intero anno rispetto al 2005; durante la “primavera araba” del 2011, gli arrivi turistici sono diminuiti del 33% in Egitto e del 20% in Giordania; durante la pandemia Covid-19, gli arrivi di turisti in tutto il mondo sono diminuiti in media del 70% nel 2020.

Ovviamente, con il conflitto ancora in corso e ben lontano da una soluzione, il fattore tempo incide e inciderà sempre di più sul turismo e il rischio che aumentino e si aggravino le proteste nei Paesi coinvolti potrebbe anche alimentare l’instabilità sociale e politica delle aree confinanti con Israele allontanando ulteriormente il turismo.

L’attuale situazione già ora incide pesantemente sul travel: per l’Egitto, secondo Reuters, i biglietti aerei sono diminuiti del 26% su base annua, per la  Giordania del 49% e per il Libano del 74%.

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