C’è chi dà i numeri, già conta i danni, e chi invece ritiene prematuro farlo. Ma su un punto le associazioni del turismo organizzato sono d’accordo: ottenere dal governo congrui aiuti per una crisi, quella legata alla nuova guerra in Medio Oriente, che ha provocato il più grosso black out di voli e destinazioni dai tempi del Covid. Un crac che non si limita ai potenti hub del Golfo, riaperti solo a singhiozzo, ma investe Oceano Indiano, Sud-est asiatico ed East Africa, aree cruciali per il nostro outgoing. Senza considerare i futili allarmismi su mete come Turchia e Grecia, impropriamente maltrattate da certi media.
Ma veniamo al dunque. Le principali sigle di settore – Astoi e Fto in testa – sono state convocate al ministero del Turismo giovedì prossimo, il 19 marzo, alle ore 11.00. Sul tavolo il confronto su possibili sostegni. Le strade al momento sono tutte aperte: sgravi, tax credit o la più remota (sebbene golosa) ipotesi di un fondo perduto che richiederebbe però tempi lunghi e calcoli arzigogolati.
Da parte del Mitur, comunque, la mano è tesa, come dichiarato dalla ministra Daniela Santanchè all’inaugurazione di Bmt.
Già all’indomani dello scoppio del conflitto in Iran, con la chiusura degli spazi aerei emiratini, la proporzione dei danni al travel – seppure allora come adesso incalcolabili – era già evidente. Così dalle teste di serie del turismo organizzato è partita una missiva all’indirizzo della premier Giorgia Meloni, di Santanchè e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Una lettera in cui già si chiedevano sostegni a un comparto – quello composto da tour operator e agenzie di viaggi – obbligato a farsi carico di riprotezioni e rimborsi, come previsto dalla direttiva pacchetti Ue. Un settore afflitto dunque da costi in ascesa, cancellazioni a raffica nel Middle East, fatturati in contrazione anche su destinazioni terze, indirettamente colpite dalla guerra.
Tutto questo il governo ora lo sa. E il turismo è in posizione di attesa per vagliare le proposte di sostegno che arriveranno giovedì, accoglierle o rigettarle a seconda della validità. Farà di certo la differenza la possibilità di attingere o meno a risorse europee, viste le briglie strettissime della legge di bilancio.
A latere poi un’intenzione: ridiscutere l’esonero dall’applicazione della ritenuta sulle provvigioni solo fino al 30 aprile, come di recente comunicato dal Mef. Una boccata d’ossigeno per le imprese del turismo sarebbe una maxi proroga fino al 2028. E sempre a latere un auspicio: che il governo trovi tempo e risorse per varare una campagna mediatica massiccia sull’importanza di affidarsi al turismo organizzato. Che in tempo di guerra – la lezione della pandemia non è bastata – si rivela l’unica e sola scialuppa di salvataggio per i viaggiatori travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto.

