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Guide turistiche, esami flop: solo 222 abilitati

Guida turistica_Adobe

Il concorso nazionale per guide turistiche si è rivelato un flop con un bilancio deludente e denso di polemiche, perché su 12mila iscritti soltanto in 222 hanno passato l’esame e ottenuto l’abilitazione.

Partito sotto i migliori auspici con oltre 30mila iscrizioni online, il primo setaccio della prova scritta ha ridotto a 12mila i candidati effettivi. A seguito del primo bando nazionale, dunque, gli aventi diritto all’iscrizione nell’Elenco istituito presso il ministero del Turismo – che attualmente conta circa 14mila iscritti – sono solo una sparuta minoranza con un tasso di bocciature che ha toccato il 98%.

Dal Mitur ci si è limitati a osservare che il 52% dei candidati non era in possesso della laurea di secondo livello e che i diplomati sono risultati il 26% sul totale, lasciando intendere che la preparazione di chi ha affrontato le prove dell’esame di abilitazione non era all’altezza di quanto richiesto. Non a caso dei 222 abilitati il 90% è laureato.

Per dovere di cronaca la prova scritta del concorso consisteva in un test con 80 domande a risposta multipla da risolvere in un’ora e mezzo. I quesiti riguardavano storia dell’arte, geografia, storia, archeologia. Una griglia di quesiti piuttosto impegnativi che hanno generato questa messe di bocciati.

Si tratta ora di capire lo scenario futuro perché il numero di guide turistiche attualmente abilitate, che non supera le 15mila unità, potrebbe risultare insufficiente rispetto alla domanda proveniente dal vasto bacino dell’incoming, soprattutto quello presente nelle piccole città d’arte o nei circuiti di tour guidati che contemplano più destinazioni da visitare.

Vale la pena ricordare che a fine aprile il ministro del turismo, Gianmarco Mazzi, aveva incontrato le rappresentanze sindacali delle guide turistiche, evidenziando l’importanza di valorizzare il ruolo delle guide, considerate il principale biglietto da visita per i turisti che visitano il nostro Paese. Ed era emersa la volontà di collaborare per una comunicazione più efficace a tutela della trasparenza ed una attenta politica di contrasto all’abusivismo.

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