Hai perso il lavoro? Come ricollocarsi nel turismo. Le dritte della “personal jobber”

by Andrea Lovelock | 6 Agosto 2021 12:37

In autunno molti professionisti del turismo dovranno voltar pagina, reinventarsi, qualcuno addirittura ricollocarsi dopo aver perso il proprio posto di lavoro. Ma come farlo nel modo migliore? Lo abbiamo chiesto a Silvia Natale, founder e ceo di Cv Start, consulente di carriera e personal jobber, con 10 anni di esperienza da head hunter maturata presso società di ricerca e selezione del personale generaliste.

silvia nataleChi ha perso il proprio lavoro su cosa deve concentrarsi per ricollocarsi?
«Uno degli errori più comuni è quello di non farsi trovare pronti a ogni eventualità. Infatti, è proprio nei momenti “tranquilli” che bisogna pensare a perfezionare i propri strumenti di candidatura e a sviluppare una strategia di personal branding. Può accadere che in azienda il vento cambi all’improvviso e così, l’emotività del momento insieme alla mancanza di un piano d’azione alimentano la capacità di reagire immediatamente a una situazione sfavorevole. Cosa fare quindi se si perde il lavoro e si ha urgenza di ricollocarsi? Come prima cosa serve mettere mano al proprio curriculum, affinché sia snello, ben strutturato e formattato. Dimentichiamo il formato Europass e non complichiamoci la vita con template con grafiche tanto accattivanti quanto inutili e controproducenti. Il cv che un recruiter si aspetta di valutare è un documento classico, senza loghi, simboli, colori o citazioni varie. Solo competenze tecniche, abilità trasversali, successi, progetti ed esperienze rilevanti rispetto all’annuncio al quale ci si intende candidare. Il secondo passaggio riguarda il profilo LinkedIn che andrebbe allineato al proprio cv e ottimizzato in maniera professionale per puntare ad una visibilità crescente. Un utilizzo corretto ed intenso di LinkedIn raddoppia le probabilità di trovare il lavoro che cerchiamo. Infine, bisogna tornare a familiarizzare con i colloqui: le tecniche di job interview si evolvono continuamente e chi non cambia lavoro da tempo potrebbe fare fatica a gestire un iter selettivo con più passaggi ed interlocutori differenti. Testare quindi le proprie doti comunicative affidandosi a dei professionisti della consulenza di carriera può aiutare in caso di chiamata a colloquio».

Quali differenze presenta il mondo del lavoro nel turismo, rispetto ad altri ambiti, nel restart?
«Le aziende a forte trazione digitale con un focus su innovazione e sviluppo sono quelle che stanno ripartendo con meno fatica, perché pronte a gestire cambi di processi anche in corsa. Quelle più tradizionali che negli anni non hanno saputo cogliere i segnali di cambiamento già atto e solo accelerati dall’emergenza sanitaria, pagano lo scotto di una mancata pianificazione strategica sul lungo periodo anche sul fronte hr».

Qualche consiglio ai giovani per affrontare nel migliore dei modi colloqui di lavoro nel turismo organizzato?
«Il colloquio di lavoro non è una chiacchierata informale né un’interrogazione. È un momento di confronto tra il recruiter o l’azienda e il candidato finalizzato a un unico obiettivo. Per il recruiter o l’azienda è quello di verificare se il candidato presenta tutte quelle peculiarità previste da ruolo ricercato; per il candidato, invece, si tratta di comprendere se quella posizione rappresenta davvero un’opportunità di crescita oppure no. L’approccio deve essere sempre professionale, anche in occasione di videocolloqui. Preparazione, puntualità, educazione, ascolto attivo, capacità di sintesi, focus sulle competenze chiave, domande mirate. Ogni dettaglio va curato e nulla va lasciato al caso. Lavorare nel turismo organizzato richiede un grande senso di adattamento e flessibilità. Queste doti devono emergere tanto nel cv quanto durante un colloquio di lavoro».

Ci sono figure innovative o specializzazioni emergenti che avranno maggiori chance nel turismo post pandemia?
«Avranno sempre mercato quelli che si occupano di finance, controlling, revenue & channel management, business development, digital marketing e social media. Tra le figure emergenti, invece, ecco quelle che si stanno affermando: sustainability manager, big data developer/data specialist, e-reputation manager, UX Designer e customer success specialist».

 

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