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Il Golfo schiaccia le agenzie di viaggi: chiesti ristori e voucher

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Una crisi pagata sulle pelle delle agenzie di viaggi al costo di 38.800 euro al giorno in media per singola unità. Per ora. L’indagine condotta dall’Osservatorio Fiavet Confcommercio tra i suoi associati, sugli effetti della guerra in Medio Oriente, non porta buone notizie al travel italiano e delinea – si legge – “una paralisi operativa diffusa e un danno economico rilevante non solo nell’attualità, ma anche nell’immediato futuro. Il dato che emerge in modo inequivocabile è che il 65% delle agenzie sta gestendo un volume di crisi che supera le 16 pratiche per singola unità operativa, con un terzo del campione totale (33%) che si trova a gestire volumi critici superiori alle 30 pratiche”.

«In questo quadro quasi tutti i nostri associati stanno richiedendo a gran voce un intervento istituzionale prima che sia troppo tardi – sottolinea Luana De Angelis, vicepresidente vicario di Fiavet Confcommercio – Se si protrae la crisi, potrebbe esserci una necessità di ristori economici, sicuramente sarebbe ideale una sospensione degli obblighi fiscali, con moratorie su scadenze tributarie o contributive per le agenzie maggiormente esposte».

I DATI DI FIAVET

Le cifre riportano indietro alla pandemia, pensando soprattutto a fatturato: “Il 48% del campione – nota l’Osservatorio – dichiara perdite superiori a 50.000 euro. Attualmente le destinazioni che registrano le maggiori difficoltà operative sono gli Emirati Arabi con il 92% di criticità rilevate in agenzia. Un numero che non riguarda solo la destinazione in sé, ma l’intero sistema di smistamento del traffico aereo verso il lungo raggio (Asia, Oceania, Oceano Indiano). A seguire il Qatar: l’88% conferma che è il secondo hub colpito da queste problematiche, rafforzando la tesi che l’emergenza sia di natura infrastrutturale (aerea) prima ancora che geopolitica locale”.

Tutto questo ha un forte impatto sulle prenotazioni e sulle proiezioni economiche. “Per le destinazioni di lungo raggio (Cina, Thailandia, Maldive, India, Australia) si registra un 38% di cancellazioni secche e un 45% di pratiche in “stand-by”. Significa, quindi, che quasi quattro viaggiatori su dieci hanno deciso di annullare completamente la prenotazione.

“Il motivo principale – si legge nel report – non è solo il timore geopolitico, ma l’impossibilità oggettiva di accettare itinerari con tempi di percorrenza eccessivi (per la riduzione ulteriore degli spazi aerei o scali incerti). Tuttavia la percentuale più ampia (45%) è quella dei viaggiatori che avrebbero dovuto confermare il viaggio per marzo e hanno deciso di congelare la pratica, in attesa che la situazione degli spazi aerei si stabilizzi e questo rappresenta il danno più grave per il fatturato del futuro a breve termine”.

ALLARME PASQUALE

Facile prevedere una Pasqua di lacrime e sangue: “Attualmente la stima della perdita di fatturato totale per il comparto, limitatamente alle sole mancate prenotazioni per il periodo di Pasqua e primavera, ammonta a oltre 222 milioni di euro, con una proiezione media di 33.650 euro per singola agenzia (a oggi)  in considerazione anche del fatto che solo il 17% dei viaggiatori ha accettato di modificare l’itinerario verso mete diverse da quelle prenotate”.

E il problema comincia a riguardare anche altre “destinazioni percepite a rischio da alcuni viaggiatori, per esempio gli Stati Uniti: il 75% delle agenzie segnala incertezze: gli italiani esitano a prenotare perché temono cambiamenti di procedure di ingresso (visto, Esta,  controlli rigidi), il 15%, invece, è preoccupato per l’instabilità sociale, il 40% dei clienti è in fase di attesa, non annulla e non conferma il viaggio negli Usa”.

PESA LA SITUAZIONE RIMBORSI

Grave la situazione relativa ai rimborsi per le agenzie di viaggi. “Le compagnie assicurative – sottolinea l’Osservatorio Fiavet – stanno negando il rimborso nell’85% dei casi appellandosi alle clausole sugli atti bellici. Solo il 10% accoglie richieste di rimborso in casi specifici, e il 5% è in fase di valutazione. Si lasciano così le agenzie di viaggi abbandonate a sé stesse a dover gestire l’onere economico e la relazione con il cliente insoddisfatto”.

E in vista dell’estate si temono ripercussioni anche sui costi della biglietteria aerea per l’aumento del prezzo del greggio. “Secondo il 62% degli agenti di viaggi questo potrà tradursi nella necessità di chiedere al cliente che ha già comprato un pacchetto turistico ulteriore denaro per i costi di adeguamento carburante, Solo una piccola fetta di operatori (9%) segnala che, per il momento, i prezzi restano stabili e, probabilmente grazie a politiche di hedging sul prezzo del petrolio già stipulate dai vettori nei mesi precedenti, non ci saranno cambiamenti rilevanti“.

PROBLEMA INCOMING

E la situazione non è positiva anche per i turisti che arrivano in Italia dalle aree del Golfo e da Israele: “Il 45% delle agenzie che operano sull’incoming segnalano il blocco totale da questi mercati (in questo momento) e arrivano, per il 32% di queste imprese, anche le prime cancellazioni di eventi e matrimoni che sono le principali motivazioni che spingono alcuni di questi turisti a venire da noi e investire molto per i loro soggiorni”.

Fiavet, infine, ci tiene infine a sottolineare l’importanza dell’iscrizione al portale Viaggiare Sicuri prima della partenza: “Purtroppo il 55% dei clienti che si trovavano nell’area si è iscritto solo al momento della crisi. Attualmente solo il  31% dei viaggiatori provvede alla registrazione prima di mettersi in viaggio su consiglio del proprio agente di viaggi, e sono quelli che in queste situazioni hanno maggiore possibilità di essere contattati subito e aiutati”.

LA RICHIESTA: «RIPTRISTINARE I VOUCHER»

Aiav (l’Associazione Italiana Agenti di Viaggio), invece, ha scritto al ministro del Turismo, Daniela Santanché, per chiedere il ripristino dei voucher, con l’obiettivo di scongiurare  – si legge nella lettera – “il rischio di una crisi finanziaria degli operatori, in primis le piccole e micro agenzie di viaggi, a fronte del numero molto alto di annullamenti di pacchetti per il Medio Oriente, destinazione di grande appeal turistico nel periodo primaverile”.

Nella missiva a Santanchè l’associazione rimarca: “In base alle disposizioni del Codice del turismo, in questi giorni le agenzie di viaggi hanno sostenuto spese enormi per fronteggiare il prolungamento forzato del soggiorno e garantire il rimpatrio dei clienti bloccati, tanto nelle destinazioni direttamente coinvolte dalle ostilità, quanto in molte località dell’Oceano Indiano e del Far East, colpite indirettamente dalla cancellazione dei voli. Spese alle quali adesso si somma l’obbligo di rimborsare i clienti in possesso di pacchetti di viaggio in partenza per le destinazioni interessate dalla crisi”.

«Se i grandi operatori turistici possono contare su riserve economiche capaci di provvedere ai rimborsi e ai rimpatri dei viaggiatori senza particolari ripercussioni economiche – nota Fulvio Avataneo, presidente Aiav – altrettanto non può dirsi per le micro e piccole imprese, per le quali si profila con certezza il medesimo scenario già vissuto in epoca Covid. Durante il periodo pandemico è stato utilizzato in maniera efficace lo strumento dei voucher, che ha consentito ai viaggiatori di recuperare un credito da spendere per viaggi futuri, evitando agli operatori turistici l’esborso immediato e oneroso di liquidità: siamo pertanto a chiedere che venga valutata con chiara urgenza la medesima misura».

INTERNATIONAL SOS: GESTITI OLTRE 3.100 CASI

Dal 28 febbraio, intanto, International Sos – società che si occupa dei rischi per la sicurezza e salute della forza lavoro – ha gestito oltre 3.100 casi e assistito più di 1.150 clienti, evacuando oltre 845 persone via terra e via aria e diramando più di 200 allerte relative alla crisi.

“Abbiamo agevolato con successo le evacuazioni da Israele – si legge nel report di International Sos – Abbiamo dispiegato risorse a Muscat, Riyadh e Il Cairo per mantenere le capacità di collegamento operativo per l’accoglienza, l’alloggio e il proseguimento del viaggio tramite i nostri voli charter o il passaggio a vettori commerciali. Inoltre, abbiamo continuato a effettuare numerose evacuazioni e manteniamo le risorse, le dimensioni, il personale locale dedicato e la rete di fornitori di fiducia per farlo”.

SITUAZIONE VOLI

Tra il 28 febbraio e il pomeriggio del 10 marzo nel Golfo sono stati cancellati almeno 43.100 voli, tra partenze e arrivi, e 7,5 milioni di passeggeri a terra, secondo i dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium.

Per quanto riguarda le principali compagnie dell’area, tra il 28 febbraio e il 9 marzo, Emirates, Qatar Airways, Etihad Airways, flydubai e Air Arabia hanno annullato complessivamente almeno 16.500 mila voli, con disagi immediati per circa 3,7 milioni di passeggeri. Di questi, oltre due milioni avevano prenotato con Emirates e Qatar Airways — quest’ultima con quasi il 94% dei voli cancellati — mentre più di mezzo milione risultava prenotato con Etihad.

I tre hub vengono utilizzati da oltre 100.000 passeggeri al giorno per gli spostamenti tra Europa e AsiaOceania. La crisi ha effetti immediati anche sui mancati ricavi del trasporto passeggeri: secondo le stime, si tratta di almeno 640 milioni di dollari per Emirates, 605 milioni per Qatar Airways, 206 milioni per Etihad, e circa 110 milioni complessivi per flydubai e Air Arabia.

E ora, ovviamente, i riflessi della crisi si ripercuotono sui prezzi dei voli, complice l’impennata del petrolio e del carburante. Air New Zealand e Qantas, ad esempio, hanno annunciato aumenti e avvertito che potrebbero esserci ulteriori rincari qualora i prezzi del carburante rimanessero così alti.

Qualora la crisi dovesse prolungarsi, sostengono gli analisti del settore, le tariffe rischiano di salire ancora, soprattutto sulle rotte più lunghe come quelle tra Europa e Asia

AFFITTI BREVI: NESSUN CROLLO DELLE PRENOTAZIONI

Nessun riflesso della guerra, invece, sulle prenotazioni negli affitti brevi, almeno a Firenze. «Ad ora nessun crollo – spiega il presidente di Property Managers Italia, Lorenzo Fagnoni – Non stiamo vedendo cancellazioni legate alle tensioni internazionali»

«La guerra è iniziata da pochi giorni – aggiunge Fagnoni – e non stiamo assistendo a dinamiche simili a quelle del periodo Covid. Per fortuna il mercato turistico oggi è molto più resiliente».

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