Il Ponte sullo Stretto slitta al 2034

Il Ponte sullo Stretto slitta al 2034
16 Marzo 12:45 2026

Arrivederci al 2034. I treni scavalcano il Ponte sullo Stretto, una parte delle risorse cambia strada e il cronoprogramma del cavallo di battaglia salviniano slitta, nonostante martedì 17 marzo il decreto relativo, proposto dal governo per tenere in piedi il progetto, approdi in Parlamento.

Già a dicembre circa 780 milioni di euro, con un maxi emendamento alla Finanziaria, erano stati dirottati su imprese, rifinanziamento della Zes e credito d’imposta. Ma cosa è successo per obbligare l’esecutivo a rimodulare, per la seconda volta in pochi mesi, le risorse destinate alla maxi infrastruttura, già oggetto negli scorsi mesi dei rilievi della Corte dei Conti? Vediamo.

ENTRA IN SCENA RFI

Sintesi efficace del magazine Qui Finanza: “Il governo ha deciso di trasferire 2,8 miliardi di euro a Rfi, la società che gestisce la rete ferroviaria italiana, per ridurne il debito (in due tranche, 1,8 miliardi nel 2026 e 1 miliardo nel 2027). Si tratta di un rimborso alla società controllata da Fs, che negli ultimi anni ha anticipato risorse alle imprese e ai fornitori impegnati nei cantieri ferroviari. In questo modo il debito diventa più sostenibile e consente di riequilibrare i conti della rete ferroviaria”.

Sull’altare della revisione è stato sacrificato il Ponte sullo Stretto. O meglio, è stato necessario allungare di un anno i tempi della realizzazione, che si erano già dilatati dopo le critiche autunnali dei giudici contabili con relative polemiche.

APPUNTAMENTO AL 2034

Allo stato dell’arte, quindi, la società Stretto di Messina ritiene che i lavori dovrebbero partire a settembre 2026 – un anno dopo rispetto alle prime previsioni – e concludersi entro fine 2033. Il 2034 sarebbe dunque il primo anno di esercizio dell’infrastruttura.

Il rinvio non ha per nulla intaccato la fiducia del grande mentore dell’opera, Matteo Salvini. Anzi, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, mostra «grande soddisfazione», confermando lo stanziamento di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dei lavori e annunciando: «Sabato 28 marzo sarò a Messina per la prima manifestazione sì-ponte e sarò onorato di esserci».

IL DECRETO IN PARLAMENTO

Come già accennato, martedì 17 il “Decreto ponte” sbarca in Parlamento, con esame in prima lettura al Senato. “L’obiettivo – ricorda La Sicilia – è triplice: rafforzare il coordinamento tra amministrazioni centrali; allineare il procedimento ai rilievi della Corte dei Conti e della Commissione europea; dare certezza a tempi e responsabilità mediante commissari straordinari per le opere di accesso e norme-quadro sulle concessioni”.

Il Mit diventa la cabina di regia e si occuperà di adempimenti istruttori – tra cui l’aggiornamento del piano economico-finanziario (Pef), l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) sulle tariffe, il passaggio al Consiglio superiore dei lavori pubblici – e del dialogo formale con la Commissione europea per verificare la piena compatibilità del progetto con il diritto Ue.

Individuati come commissari straordinari delle opere di accesso l’amministratore delegato di Rfi, Aldo Isi, per la parte ferroviaria in Sicilia e Calabria e l’ad di Anas, Claudio Gemme,per la componente stradale su più cantieri strategici . Niente più “super-commissario” unico, carica che sembrava destinata all’ad della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci.

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