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Il ritorno al futuro (e le criticità) del trasporto aereo

aereo passeggeri

Ritorno al futuro per il trasporto aereo con un traffico passeggeri globale che ha ripreso stabilmente i livelli pre-pandemia, ma le flotte sono ormai “datate” e la capacità produttiva continua a faticare nel tenere il passo della domanda di aerei. È il dato saliente emerso durante l’evento Aviation Fleet Forecast 2026-2036, organizzato a Roma da Oliver Wyman, società del gruppo Marsh, cui hanno partecipato rappresentanti delle principali aziende del settore.

Il vincolo non è più la domanda: a gennaio 2026 il traffico passeggeri globale era pari al 125% dei livelli del 2019, e nel 2025 per la prima volta i ricavi del trasporto aereo passeggeri hanno superato i 1.000 miliardi di dollari, con un numero record di 5,2 miliardi di persone che ha viaggiato in aereo.

Il nodo è ora la capacità produttiva: a inizio 2026 il backlog, ovvero il portafoglio ordini, era di circa 17.000 aeromobili, l’equivalente (agli attuali ritmi) di oltre 12 anni di produzione. Questo arretrato sta spingendo le compagnie aeree a operare con flotte più anziane e più sfruttate, incidendo negativamente anche sugli obiettivi di sostenibilità.

Nel 2025 l’età media della flotta globale si è avvicinata ai 13 anni, circa un anno e mezzo in più rispetto al 2024, mentre l’utilizzo medio degli aeromobili è cresciuto del 2% su base annua.

La scarsità di aeromobili è anche condizionata da quella dei componenti critici, tra cui i motori, con una crescente dipendenza da un numero limitato di sistemi e fornitori (i primi due fornitori di motori supporteranno oltre il 75% delle consegne globali nel periodo 2026-2035). In questo contesto cresce il peso della manutenzione: il mercato Mro (manutenzione, riparazione e revisione), stimato in 136 miliardi di dollari nel 2025, dovrebbe salire a circa 193 miliardi entro il 2036 (+40%), con potenziali ulteriori rialzi in caso di carenza produttiva prolungata.

«Il settore si trova ad affrontare una disponibilità limitata di componenti a fronte di una forte domanda – ha osservato Marco Santino, partner di Oliver Wyman che ha presentato il report – e l’invecchiamento della flotta globale, determinato anche dalla difficoltà di aumentare rapidamente la produzione, unito a livelli di utilizzo ai massimi storici, sta spingendo la domanda di manutenzione verso un vero e proprio superciclo. Si crea così uno scenario complesso, in cui una gestione efficace della manutenzione e investimenti strategici diventano essenziali per sostenere le operazioni e alimentare la crescita».

Durante l’evento si è parlato anche di aerospazio e difesa, settori che sono velocemente entrati in un nuovo ciclo di investimenti. In Europa i budget della difesa crescono velocemente, raddoppiando nei prossimi 8 anni (da 560 miliardi di dollari nel 2025 a oltre 1.150 nel 2033). La crescita riguarda tutto il settore e si concentrerà su diverse priorità operative: difesa aerea e missilistica, droni e sistemi autonomi, cyber, spazio, solo per citarne alcune.

«Per l’industria italiana dell’aerospazio e difesa l’opportunità è molto importante, ma la capacità di coglierla a pieno non è scontata – ha aggiunto Santino – e ora il budget della Difesa Italiana passa da 33 miliardi di euro nel 2024 a 48 miliardi nel 2027, ma il potenziale effettivo per l’industria nazionale dipenderà dall’efficacia nel focalizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo, dall’accesso ai programmi multinazionali e dal ruolo nelle partnership industriali internazionali».

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