L’impatto dell’intelligenza artificale non si vede ancora nei dati macro: il travel deve iniziare a misurarlo sul proprio settore. Il messaggio arriva dall’Osservatorio Travel Innovation del PoliMi: a giugno 2026, si legge in una nota di approfondimento, lo Stanford Digital Economy Lab ha pubblicato i primi Ai Economic Indicators frutto del lavoro di un osservatorio su dati Usa; questo Lab ha selezionato 12 indicatori macroeconomici che, se l’Ai stesse davvero ridisegnando l’economia, dovrebbero muoversi insieme. Tra gli altri ci sono la crescita del prodotto, della produttività del lavoro, del consumo energetico e della produzione di energia elettrica.
Stando all’ultimo aggiornamento della dashboard “Transformation Tracker”, solo due dei dodici indicatori mostrano segnali forti di trasformazione economica legata all’Ai. Questo, però, non implica necessariamente un impatto limitato: nelle prime fasi di diffusione di una tecnologia innovativa, gli effetti sulla produttività e sulla crescita tendono spesso a emergere con ritardo, un fenomeno noto come “Curva a J della produttività”.
Per questo motivo, i dati macroeconomici potrebbero non riflettere ancora i cambiamenti già in corso nelle singole imprese. Nel travel, diventa quindi utile osservare indicatori più vicini al settore, come la produttività di agenzie e tour operator, il peso degli investimenti in tecnologie digitali nelle Ota o l’esposizione all’automazione dei ruoli più ripetitivi. Monitorare questi segnali può aiutare a intercettare la trasformazione prima che emerga nei dati macroeconomici.
CHI CONTROLLA LA SCOPERTA CONTROLLA IL VIAGGIO
A maggio scorso TikTok ha lanciato TikTok Go negli Stati Uniti, in Giappone e in Indonesia: una funzionalità che consente di scoprire e prenotare hotel, tour ed esperienze locali direttamente all’interno del feed, senza uscire dall’applicazione. I partner al lancio includono Booking, Expedia, Viator, GetYourGuide, Tiqets e Trip.com. La piattaforma non gestisce le transazioni in autonomia, ma si posiziona come layer di discovery, reindirizzando l’utente al partner per il completamento della prenotazione.
La mossa replica la logica già sperimentata con TikTok Shop: trasformare un motore di ispirazione (già utilizzato da oltre 200 milioni di americani per la ricerca di destinazioni) in un canale di distribuzione commerciale. Per i creator è una nuova opportunità di guadagno: una commissione ogni volta che un loro contenuto porta a una prenotazione.
Il punto di frattura per il settore non è tecnologico, ma distributivo: chi controlla la fase di scoperta esercita un’influenza crescente sull’intera catena del valore, indipendentemente da chi processa la transazione finale.
SIRI AI SI CANDIDA A ESSERE IL PRIMO TOUCHPOINT DEL VIAGGIO
Alla Worldwide Developers Conference di giugno 2026, Apple ha presentato Siri Ai: una riscrittura completa dell’assistente, sviluppata sulla nuova generazione di Apple Intelligence. Il nuovo Siri è in grado di integrare il contesto personale dell’utente (email, calendari, codici di conferma, account di fidelizzazione) con la conoscenza del mondo esterno e consapevolezza di ciò che è visualizzato sullo schermo, agendo all’interno delle app di terze parti tramite un sistema di integrazioni.
I dati di un viaggio sono oggi frammentati tra casella di posta, calendario, app e programmi di loyalty: Siri Ai è costruito esattamente per operare in questo spazio interstiziale. Per esempio, nel caso d’uso presentato da Apple l’assistente recupera autonomamente il codice di prenotazione durante una chiamata al servizio clienti di una compagnia aerea.
La questione non riguarda tanto le capacità attuali di Siri nella prenotazione, quanto uno scenario di medio termine in cui l’assistente diventa il primo punto di accesso al viaggio, ancora prima che il viaggiatore apra l’app della compagnia aerea, dell’hotel o dell’Ota.

