Il Veneto prepara la riapertura dei rifugi alpini

by Redazione | 23 Aprile 2020 12:36

Il Veneto vuole fare da apripista per la riapertura dei rifugi alpini e chiede di definire un protocollo sanitario su misura, in base al quale gli stessi possano riaprire nella cosiddetta fase 2, garantendo la massima sicurezza a clienti, escursionisti, gestori e loro collaboratori.

È quanto emerso nella videoconferenza tenutasi dall’assessore regionale al turismo, Federico Caner, con i gestori dei rifugi e i rappresentanti delle imprese turistiche montane d’alta quota, per analizzare la situazione di crisi provocata dal Covid-19 che sta pesantemente colpendo anche questo comparto, e per individuare le azioni da attuare in vista dell’auspicata ripresa delle attività.

I rifugi, in base alla normativa regionale veneta, sono strutture ricettive complementari ubicate in aree di montagna a quota non inferiore a 1000 metri, predisposte per il ricovero e il ristoro di turisti ed escursionisti e per il soccorso alpino. L’offerta ricettiva di queste strutture nel Veneto, che sono circa 160, è aumentata nel corso degli ultimi dieci anni, per un numero di posti letto superiore a 3.600.

«In sede di Conferenza delle Regioni – ha spiegato Caner – è stata ribadita la necessità che, per quanto riguarda l’intero sistema dell’ospitalità turistica, sia predisposto un unico protocollo sanitario nazionale, con regole e criteri che valgano per tutta l’Italia, al fine di evitare sperequazioni, situazioni di concorrenza sleale, in una logica di tutela generalizzata dei clienti e degli operatori. Nel Veneto –prevediamo di contribuire alla definizione del protocollo acquisendo innanzi tutto le proposte provenienti dai nostri territori, attraverso il lavoro delle aziende sanitarie e la consultazione delle associazioni di categoria, per poi portare tutto al tavolo nazionale. Per l’assoluta tipicità dei rifugi alpini dovranno essere individuati dei parametri che stabiliscano un regolamento quasi sartoriale, anche per garantire che la loro attività sia economicamente gestibile».

Altro problema segnalato nella videoconferenza è quello della manutenzione dei sentieri di montagna, che in Veneto costituiscono una rete complessiva di 8mila chilometri. Per consentire al più presto l’effettuazione di sopralluoghi e dei conseguenti interventi di sistemazione in vista della fine del lockdown, verranno presto concesse autorizzazioni specifiche.

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