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La donna che ha cambiato le sorti di Honeymoon Travel

Alessandra Cattaneo_Honeymoon Travel_archivio

Da uno a sette. È il balzo compiuto da Alessandra Cattaneo, al timone della società Honeymoon Travel che controlla le agenzie di viaggi romane Al di là dei sogni: sette vetrine sul mondo frutto dell’enorme lavoro amministrativo e gestionale di una donna che capita nel travel per amore e sceglie di restarci con talento, mettendo al servizio ciò che aveva imparato prima: scalare il business.

Dalla tua Como fino a Roma, per amore…
«Sì, sono comasca d’origine, ma per vent’anni ho vissuto a Roma per amore, seguendo mio marito Claudio (Busca, direttore retail del Gruppo Bluvacanze, ndr). Quando poi lui ha iniziato a lavorare a Milano siamo tornati a vivere a Como. Gestire sette sedi significa che, a prescindere da dove abiti, non puoi essere fisicamente in sette posti contemporaneamente. Ero già organizzata per una regia a distanza: l’importante non è dove sei, ma come coordini i processi».

Di fatto, non sei agente. Perché non lo sei diventata?
«È vero, e sono un po’ in difficoltà ad ammetterlo. Io arrivo dal settore dell’industria e del commercio. Lavoravo per grandi marchi e mi occupavo dell’apertura di punti vendita negli outlet. Gestivo la parte amministrativa e commerciale di veri e propri progetti di startup. Non avevo mai prenotato un viaggio per lavoro; ancora oggi, se devo partire, chiedo alle mie dipendenti di farlo per me. Sono passati venticinque anni, ma resto un’imprenditrice prestata al turismo».

Come nasce Al di là dei sogni, e come ci sei finita dentro?
«È merito di Claudio. Nel 1999 aprì la prima agenzia grazie a un finanziamento per il Giubileo del 2000, destinato ad aree allora considerate depresse, come il Pigneto che però oggi è trendy. Poi arrivò il 2001, l’anno delle Torri Gemelle. Quell’evento cambiò tutto: Claudio sentì il bisogno di diversificare e creò il network Hp Vacanze con Dante Colitta. Io ero in maternità, avevo tempo e lui mi chiese di occuparmi dell’agenzia. Gli risposi che non sapevo nemmeno da dove iniziare, ma avevo una squadra di dipendenti in gamba. Così, mi sono limitata a fare ciò che sapevo fare: industrializzare i processi».

Cosa significa industrializzare un’agenzia di viaggi?
«Significa uscire dalla dimensione artigianale. Ho inserito software gestionali, ho centralizzato la contabilità e ho iniziato a parlare con i tour operator in modo diverso, più costruttivo e commerciale. Ho applicato il modello che usavo negli outlet: se hai sette sedi, ottimizzi i costi e crei un’unica regia che porta imprenditorialità».

Honeymoon Travel parla chiaro: siete specializzati in viaggi di nozze. Come sono cambiati?
«Le destinazioni seguono le mode, spesso dettate dai social. Un tempo vendevamo tonnellate di combinati Sri Lanka e Maldive, o i classici tour dello Yucatan in Messico. Oggi le rotte sono diverse, ma la sostanza resta: il viaggio di nozze è spesso il viaggio della vita, il primo vero momento in cui una coppia si concede tempo e un budget importante. Vendiamo molto Giappone, Australia, Polinesia, spesso abbinati agli Stati Uniti. È l’occasione in cui il cliente cerca l’esperienza totale».

Il periodo storico è complesso, come state reagendo?
«Siamo in una fase di slalom. Abbiamo tantissimo advance booking: da ottobre abbiamo lavorato incessantemente per prenotare le partenze di oggi. Con i venti di guerra e le criticità sui voli, il nostro lavoro attuale è smontare e rimontare ciò che avevamo costruito mesi fa».

E il personale?
«È un tasto dolente. Con il Covid abbiamo perso molte figure esperte che hanno cambiato settore. Trovare professionisti è difficilissimo, perché è un lavoro di enorme responsabilità: se sbagli un volo o un visto, le ripercussioni non sono banali. Per questo sto tornando a investire sui giovani».

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