Severa ma giusta. Stando ai conti dell’associazione Aidit ancora nove agenzie di viaggi su dieci segnalano vendite in calo a causa della crisi in Medio Oriente. Ma attenzione, per le adv “il danno reale non è la guerra, bensì la sua narrazione”, detto questo c’è comunque fiducia nella stabilizzazione o recupero nel prossimo trimestre per il 53% degli agenti.
L’Osservatorio Aidit riporta dati di maggio, su un campione di 274 agenzie distribuite su tutto il territorio nazionale e fotografa un settore sotto pressione: il 90% registra ancora vendite in diminuzione rispetto allo scorso anno e quasi la totalità (87,6%) indica nei media il principale fattore che frena la domanda. A fare più danni? La notizia circolata sui media riferita all’assenza di carburante e relative scorte per gli aerei.
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Le agenzie di viaggi italiane – spiega Aidit – lavorano in un clima segnato più dalla percezione del rischio che dal rischio reale. Il quadro congiunturale è netto. Nelle ultime quattro settimane il 74,7% delle agenzie dichiara un business in calo, e per quasi metà del campione (48%) si tratta di un calo “forte”. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, nove agenzie su 10 (90%) segnalano vendite in diminuzione. Tra chi è in flessione, la contrazione di fatturato si concentra nella fascia tra il –10% e il -25% (34,1%), ma quasi un terzo (31,8%) stima una perdita superiore al -25%.
A pesare non è la disponibilità di spesa in sé, ma un’incertezza diffusa che modifica i comportamenti di acquisto. Oggi i clienti cercano soprattutto sicurezza (77,4%), prezzo (55,5%) e flessibilità (24,1%); il 73% è meno fiducioso nel prenotare rispetto a un mese fa; servono più preventivi per chiudere una vendita (per il 75% delle agenzie il numero è aumentato) e si prenota molto più sotto data (il 78% rileva un accorciamento dell’anticipo). In altre parole: la domanda non è sparita, ma è diventata più lenta, più prudente e più difficile da convertire.
IL MOLTIPLICATORE DELLA CRISI
Il punto su cui le agenzie sono più compatte riguarda il ruolo dei media. L’87,6% indica che i media stanno influenzando “moltissimo” e in modo negativo la domanda (il 98,9% almeno “abbastanza”). E il lavoro di rassicurazione è ormai quotidiano: il 94,5% degli agenti si trova “sempre” (58,8%) o “spesso” (35,7%) a dover smentire informazioni non corrette ai propri clienti.
Tra i canali percepiti come più responsabili dell’allarmismo svettano i telegiornali nazionali (86,9%), seguiti dai social network (52,9%) e dai quotidiani online (29,2%). La disinformazione più frequente da smentire è stata, in modo nettissimo, la notizia secondo cui “il carburante per gli aerei sta finendo” (71,2%), davanti al generico “è pericoloso viaggiare a causa della guerra” (14,6%).
DESTINAZIONI: CHI PERDE E CHI GUADAGNA
La paura ha una geografia precisa. Rispetto a tre mesi fa perdono clienti soprattutto il Medio Oriente (72,2%), il Nord Africa (42,1%) e l’asse Turchia-Giordania (33,7%); arretrano anche Usa (23,4%) e Asia (20,9%). In controtendenza crescono le mete percepite come “sicure e vicine”: Mare Italia (52,2%), Europa mediterranea – Spagna, Grecia, Portogallo, Croazia – (41,2%) e crociere nel Mediterraneo (25%). Coerentemente, quando un cliente rinuncia a una meta “a rischio”, le alternative più proposte sono Spagna/Baleari/Canarie (60,4%), Italia mare (51,5%) e Grecia/isole (37,8%).
PROSPETTIVE E RICHIESTE AL SISTEMA
Lo sguardo sui prossimi tre mesi resta cauto: il 47,3% prevede prenotazioni in calo, il 31,9% stabili ma il 20,9% in crescita. Di fronte a questo scenario la richiesta delle agenzie è chiara: il 60,1% chiede prima di tutto supporto e riconoscimento dalle istituzioni, il 24% linee guida ufficiali da condividere con i clienti, a conferma che la principale emergenza percepita è oggi quella comunicativa e reputazionale, prima ancora che operativa.
«I nostri agenti non stanno raccontando una crisi della voglia di viaggiare: gli italiani vogliono ancora partire. Stanno raccontando una crisi di fiducia, alimentata da una narrazione spesso allarmistica e non verificata. Quando il 95% delle agenzie passa le giornate a smentire notizie false – dal carburante che finisce alle destinazioni off limits – il danno economico è reale e misurabile. Chiediamo alle istituzioni e ai media un’informazione responsabile e dati certi: è il modo più efficace per proteggere imprese, lavoro e il diritto delle persone a viaggiare in sicurezza», ha dichiarato Domenico Pellegrino, presidente di Aidit.
La fotografia di maggio va letta dentro una traiettoria. L’Osservatorio misura il sentiment delle vendite su una scala da −2 (forte calo) a +2 (forte crescita). L’indice, positivo in autunno (+0,20 a ottobre 2025), è scivolato in territorio negativo in inverno (−0,35 a dicembre) e ha toccato il minimo storico ad aprile 2026 (−1,65), in coincidenza con l’acuirsi della crisi mediorientale e dell’ondata di notizie allarmistiche. A maggio si registra un primo, parziale assestamento (−1,10): il clima resta fortemente negativo, ma la curva interna risale di oltre mezzo punto rispetto al punto più basso, segnale di una possibile stabilizzazione ancora tutta da consolidare.
L’indice “andamento vendite” (la dinamica corrente) migliora a maggio rispetto ad aprile (da −1,65 a −1,10), mentre l’indice “vendite rispetto all’anno precedente” resta sostanzialmente ancorato sul fondo (da −1,33 a −1,28). Tradotto: la ripartenza congiunturale di brevissimo periodo non ha ancora colmato il divario accumulato su base annua.
La crisi, insomma, non è finita; al massimo ha smesso di peggiorare.

