Per decenni, gli Stati Uniti sono stati l’attrazione turistica più desiderata al mondo, sinonimo di dinamismo culturale, bellezza naturale, speranza, libertà e la sensazione che tutti fossero benvenuti. Ma tutto è cambiato nel 2025.
La polarizzazione politica, la crisi dell’accessibilità economica e il risentimento globale nei confronti degli Stati Uniti hanno rimodellato il modo in cui il mondo li guarda. Dopo un anno negativo, il 2026 metterà alla prova l’America come meta dei sogni. Perché questo sarà un anno di grandi eventi. Si celebreranno il centenario dell’iconica Route 66 e il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti. Soprattutto, è in programma la Coppa del Mondo di calcio maschile – che sarà ospitata insieme a Messico e Canada – che da sola potrebbe attrarre negli Stati Uniti fino a 1 milione di turisti stranieri.
TRA DAZI E TRAVEL BAN
Da quando è tornata in carica, nel gennaio 2025, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha imposto dazi doganali su alleati di lunga data, ha ripetutamente invitato il Canada a diventare il 51° Stato del Paese, ha condotto azioni militari in Iran e Venezuela e minacciato la Groenlandia. Nello specifico del settore travel, ha alzato il costo e reso più complesso l’ottenimento dei visti, imposto una cauzione fino a 15.000 dollari per i visitatori provenienti da 38 Paesi, ha reso più caro l’ingresso nei parchi nazionali, ha esteso il travel ban a 39 Stati e ha proposto di rendere obbligatorio il controllo dei profili social anche dei viaggiatori provenienti dai Paesi amici. Ha poi bloccato le domande dei visti per l’immigrazione da parte dei cittadini di 75 Stati, sbarrando a oltre un terzo degli Stati mondiali le porte dell’American Dream.
In attesa dei dati definitivi sul 2025, un rapporto del World Travel & Tourism Council prevedeva, per gli Usa, una perdita di 12,5 miliardi di dollari di spesa da parte dei visitatori internazionali, rispetto all’anno precedente. E quello che risalta è che solo per gli Stati Uniti, delle 184 nazioni analizzate dal Wttc e da Oxford Economics, è stato previsto un dato in calo. Il 46% dei viaggiatori intervistati da Skift ha dichiarato di essere meno propenso a visitare gli Stati Uniti, a causa di Trump. Geoff Freeman, presidente e ceo della U.S. Travel Association, ha affermato che, per il turismo internazionale, il 2025 è stato tra gli «anni più deludenti che abbiamo mai affrontato». Anna Kelly, vice portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato in una nota che il presidente Trump ha «fatto di più per il turismo americano di chiunque altro», incluso «rendere le nostre città di nuovo sicure e belle perché tutti possano goderne».
CAUTO OTTIMISMO
L’industria del turismo è cautamente ottimista per l’anno appena iniziato, con le visite internazionali stimate in aumento di oltre il 3% a 70,4 milioni di viaggi, secondo Tourism Economics. Si prevede che le partite della Coppa del Mondo genereranno 900 milioni di entrate aggiuntive per le città ospitanti, “l’equivalente di 10 Super Bowl in sei settimane”, ha affermato la società di ricerca, usando come termine di paragone la finale del campionato di football americano, l’evento più seguito nel Paese. «Come settore, come Paese, stiamo puntando molto sulla Coppa del Mondo e sul 250° anniversario degli Stati Uniti», ha affermato Freeman.
Kansas City, in Missouri, è una delle città ospitanti la Coppa del Mondo. Generalmente, non attira un gran numero di turisti internazionali: l’anno scorso, l’intero Stato è stato visitato da meno di 500.000 visitatori stranieri. Ma la Coppa del Mondo potrebbe portare un «enorme» guadagno di 654 milioni in soli 26 giorni, ha affermato Jim Rowland, esperto di turismo sportivo di Visit Missouri, parlando con il New York Times. La città ospiterà le partite di due grandi potenze calcistiche, Argentina e Olanda, oltre a una partita dei quarti di finale, il prossimo 11 luglio.
SI PUÒ (E SI DEVE) FARE DI PIÙ
Ma nelle altre città, il futuro non sembra così roseo. «Gli ospiti internazionali prenotano con sei-nove mesi di anticipo. Quindi tutte le persone che sono venute quest’estate avevano prenotato» prima del ritorno di Trump, ha affermato Ivan Phillips, proprietario di un tour operator di Las Vegas. «Ora, con tutto quello che sta succedendo, forse penseranno: ‘Andremo da qualche altra parte’».
Esperti del settore e titolari di aziende turistiche citano il sentiment negativo nei confronti degli Stati Uniti, le incertezze economiche, i lunghi tempi di attesa per i visti e un atteggiamento meno accogliente da parte degli Stati Uniti come i principali fattori che allontanano i visitatori.
La scorsa estate, il Congresso ha tagliato dell’80% i finanziamenti federali a Brand Usa, l’organizzazione che promuove il turismo negli Stati Uniti. Di recente è stata introdotta una legge per ripristinare i finanziamenti.
Se gli Usa vogliono riprendersi, avranno comunque bisogno di qualcosa di più di campagne promozionali. Il viaggiatore è diventato politicamente consapevole ed economicamente pragmatico. Riesce a ved re valore – e valori – altrove. Più a lungo gli Stati Uniti si aggrapperanno alla loro politica di esclusione, più difficile sarà riconquistare il posto in cima alla gerarchia del turismo globale. Quest’anno capiremo se la Coppa del Mondo sarà l’inizio di una rinascita del turismo negli Stati Uniti o il momento in cui il mondo deciderà di poterli escludere dalla to-do list. D’altronde, come ha affermato Gloria Guevara, presidente Wttc, «al momento, il mondo è molto competitivo». E non aspetta gli States.

