Turismo epicentro del Paese. La conferma – osserva il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi – arriva dal decreto legge Primo maggio, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 aprile.
«Esprimo soddisfazione – sottolinea il capo del dicastero di Villa Ada – per l’inserimento nel testo di misure concrete a sostegno del turismo, che testimoniano, ancora una volta, la grande attenzione che il governo riserva al settore, riconoscendone la rilevanza strategica sul piano socioeconomico. Questi provvedimenti rappresentano un passo importante verso la stabilità e la crescita di un comparto centrale per il Paese, che richiede molta manodopera e presenta peculiarità di produttività non facilmente standardizzabili».
In particolare, rileva il Mitur, il decreto legge prevede provvedimenti mirati a a valorizzare le caratteristiche proprie di alcuni settori, come il travel appunto, che si contraddistinguono per l’elevata stagionalità e la variabilità dei ricavi.
Gli interventi si sono concentrati sul meccanismo previsto in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi, stabilendo un adeguamento ancorato a indicatori economici settoriali individuati dalla contrattazione collettiva, e sul monitoraggio e la raccolta dei dati in materia di retribuzioni e di contrattazione collettiva, prevedendo che l’elaborazione avvenga con riferimento a settori economici omogenei.
IL DECRETO 1° MAGGIO: DI COSA SI TRATTA
Annunciato già prima di Pasqua, il cosiddetto decreto legge 1° maggio si occupa di “Disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale”.
Prorogati (con nuova disciplina) i Bonus Giovani/Donne/Zes (Zona economica speciale), collegata ai Ccnl più rappresentativi la nozione di “salario giusto” e introdotte nuove tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali (rider).
Il decreto afforza il concetto di “salario giusto”, in sostanza l’alternativa del governo alle proposte relative al salario minimo. In questa chiave il riferimento ai contratti nazionali più rappresentativi diventa condizione anche per accedere agli incentivi.
Sarà inoltre obbligatorio indicare nelle offerte di lavoro e nelle altre comunicazioni di legge quali siano il contratto applicato e la retribuzione. Per incentivare i rinnovi viene introdotto un adeguamento automatico al 30% dell’inflazione nel caso di contratti scaduti da 12 mesi. A dispetto delle anticipazioni, però, l’adeguamento non è retroattivo e si applica a decorrere dal primo gennaio 2027.
Per il lavoro femminile nel 2026 previsti esoneri contributivi fino a 650 euro al mese, che arrivano a 800 euro per le donne residenti nelle regioni della Zes unica per il Mezzogiorno.
Il limite di spesa sarà di 26,5 milioni di euro per l’anno in corso, di 63,7 per il 2027 e di 51,3 per il 2028. Interventi analoghi per gli under 35 con il bonus giovani e il bonus Zes, con un importo massimo di 500 euro mensili (650 se nell’ambito della Zes). Lo stanziamento complessivo è di 109,7 milioni per quest’anno, di 252,4 per il prossimo e di 135,4 per il 2028, cui si aggiungono circa 120 milioni per la Zes.
Introdotto uno sgravio contributivo fino a 500 euro al mese per incentivare la stabilizzazione dei contratti brevi in rapporti a tempo indeterminato, in particolare per i giovani alla prima occupazione.
Il terzo blocco di misure è stato concepito per il lavoro tramite piattaforme digitali. In presenza di un controllo algoritmico viene presunto un rapporto subordinato e vengono altresì potenziati gli obblighi informativi su assegnazione delle attività, compensi e valutazioni.
I dati dovranno essere conservati e messi a disposizione delle autorità. Per combattere il cosiddetto “caporalato digitale” vengono considerati indici di comportamenti illeciti i compensi inferiori ai minimi dei contratti nazionali, i ritmi e carichi di lavoro sproporzionati, così come l’utilizzo di identità, documenti o account altrui in forma organizzata.

