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Le Maldive resistono allo scossone Golfo

Maldive adobe

Nessun passo indietro da parte delle Maldive, nonostante il perdurare della guerra del Golfo, la riduzione dei voli e la crisi carburante. Tra i viaggiatori, a detta di agenzie e operatori specializzati, non tramonta il sogno esotico legato al più iconico tra gli arcipelaghi dell’Oceano Indiano. C’è chi è già disposto a muoversi su rotte più lunghe e onerose, pur di partire; e chi prende tempo, in attesa che la crisi in Medio Oriente rientri e tornino pienamente operativi i comodi hub di Dubai, Abu Dhabi e Doha. Una cosa è certa, a sentire il trade: sono in pochi, anzi pochissimi, a rinunciare nel medio periodo al maldivian dream.

APPEAL INTATTO

Le isole hanno chiuso il 2025 con un record di arrivi pari a oltre 2,08 milioni di visitatori, in crescita del 9,8% rispetto all’anno prima. Gli italiani rappresentano da sempre uno dei mercati principali, che ha registrato un incremento del +24,4% con ottime previsioni per il 2026.

Questo prima del 28 febbraio e dell’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran che nell’immediato ha fatto precipitare gli arrivi di oltre il 23% settimana su settimana, soprattutto perché – come spiegato dal ministero del Turismo – circa il 35% degli ingressi giornalieri alle Maldive transita dagli scali mediorientali compromessi dal conflitto.

Percentuale significativamente più alta se si considerano i viaggiatori europei, che costituiscono oltre la metà del totale dei visitatori dell’arcipelago.

Detto ciò, «la voglia di andare alle Maldive c’è. Resta una destinazione in cima ai desiderata della clientela, non solo per i viaggi di nozze. Il problema dunque non è l’appeal della meta, rimasto intatto, ma i collegamenti. Per chi non ha prenotato un volo diretto con Ita Airways o Neos, ora come ora non è facile trovare voli con compagnie aeree diverse dalle classiche Emirates, Qatar Airways ed Etihad, evitando gli scali nel Golfo», afferma Matteo Lillo dell’agenzia romana 3L World.

Gli fa eco Roberta Migliarini, titolare di MondoMaldive, adv e operatore specializzato con sede nel Bergamasco: «Chi decide di partire in questi giorni è disposto ad accettare soluzioni alternative con vettori come Turkish via Istanbul, anche allungando il viaggio, ma soprattutto pagandolo di più, perché i prezzi dei biglietti – complici gli algoritmi – sono aumentati».

Medesimo trend riscontrato al bancone di Adige Viaggi, a Verona, che al netto degli annullamenti registrati a ridosso dell’inizio della guerra rileva: «Grazie alla ripresa seppure ancora parziale dei voli, diversi clienti vogliono partire. Alcuni confermando il transito dagli hub del Golfo; altri, la maggioranza, con compagnie alternative, sebbene ci sia una certa difficoltà a trovare posti disponibili», racconta Lisa Bosso.

OPERATORI OTTIMISTI

C’è ottimismo sulla tenuta della destinazione in casa Azemar: «Le Maldive vanno bene, le compagnie si stanno riorganizzando e le destinazioni sono di nuovo raggiungibili, anche con Etihad e Qatar Airways, che stanno riprendendo i voli», afferma Loris Giusti, key account del tour operator, che poi aggiunge: «Abbiamo avuto qualche cancellazione, ma molti clienti sono partiti comunque; altri hanno preferito congelare il soggiorno e spostarlo più avanti».

Fenomeno in linea con quello evidenziato dal Gruppo Nicolaus, ben presente sulla destinazione. Il punto di vista di Isabella Candelori, direttrice commerciale trade Italia, è chiaro: «L’interesse per le Maldive resta solido. Per aggirare il nodo voli, proponiamo il re-outing su vettori europei o, per chi lo desidera, la riprogrammazione del viaggio su mete dalle caratteristiche simili, come il Valtur Zanzibar The Mora Resort, resort 5 stelle deluxe della linea Escape a Muyuni, Matemwe, nel nord-est dell’isola. E già osserviamo una domanda vivace che si concentra nel secondo semestre dell’anno, fino a tutto il 2027».

RESORT A MUSO DURO

Ma non è tutto oro, altroché. Una nota decisamente negativa arriva da Skorpion Travel, agenzia storica di Milano guidata da Ettore Sarzi Amadè: «Abbiamo avuto una grande quantità di annullamenti per Pasqua, intorno al 55% – ammette – Mancando le disponibilità di posti in aereo, molti viaggiatori hanno rinunciato e noi, invece che posticipare o proporre alternative, abbiamo preferito effettuare rimborsi subito».

Caotica e tutt’altro che univoca la strada scelta dai resort di fronte ai no show forzati: «Spostare le date dei soggiorni già pagati non è stato sempre facile – spiega Migliarini di MondoMaldive – Alcune strutture ci hanno accordato, senza troppe storie, dei crediti non nominativi e senza una scadenza fissa; altre invece hanno concordato solo crediti nominativi a scadenza fissa. Un grandissimo limite».

Tra le strutture «poco collaborative», Sarzi Amadè non esita a citare la lussuosa catena Banyan Tree, con la quale collabora da anni e che non ha saputo «gestire in maniera adeguata un cliente che fattura 100mila euro l’anno, affidato al primo collaboratore che ha risposto al telefono, al quale è stato proposto un semplice voucher con scadenza di soli due mesi per una pratica da oltre 20mila euro».

La questione dei voucher nominativi con scadenze brevi non va giù neanche ad Adige Viaggi: «Molti resort sono stati davvero intransigenti, nonostante la situazione eccezionale».

Lato istituzioni, molti si aspettavano linee guida dal governo delle isole, la cui economia – va ribadito – ruota intorno al travel. Ma la linea del ministero del Turismo è stata liberista nei confronti del mercato: sono state sì avviate campagne commerciali nei mercati-chiave, ma ai resort è stato semplicemente raccomandato di gestire le prenotazione in maniera più “morbida” per i prossimi due mesi.

PENTIMENTO FAI-DA-TE

Fronte comunicazione, abbiamo assistito in queste settimane a una generale schizofrenia. Mentre i turisti fai-da-te (ahi ahi ahi) narravano in stories e reel social di cifre iperboliche e incredibili vicissitudini per tornare a casa, sui media di settore andava in scena un altro racconto: quello del grande lavoro, e del notevole sforzo economico, di agenzie e t.o. per rimpatriare i clienti bloccati all’estero.

«Abbiamo riportato a casa circa 100 persone a nostre spese sapendo che i rimborsi, quando arriveranno, non copriranno interamente le cifre pagate. Ma fa parte del nostro lavoro ed è anche per questo che le persone si affidano alle agenzie», ci dicono da MondoMaldive.

«Io stesso ho prenotato tre posti con Beond pagando ben 18mila euro per far tornare in Italia velocemente alcuni clienti», ci tiene a raccontare Sarzi Amadè.

Uno sforzo enorme già in parte premiato: più di qualche agente ci ha tenuto a sottolineare come, proprio in questi giorni, i telefoni squilli-no parecchio: nuovi clienti e soprattutto molti turisti fai-da-te pentiti, che solo ora hanno compreso il valore del trade.

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