Site icon L'Agenzia di Viaggi Magazine

Mauritius, viaggio sull’isola dell’armonia – Il Reportage

Mauritius reportage ladv

È il 9 novembre 2025, una domenica che resterà negli annali. Siamo a Roma Fiumicino sull’Airbus A330neo targato Ita Airways: quello che rulla sulla pista è il secondo volo diretto a Mauritius, un viaggio emblematico che segue il recente debutto della rotta.

Viaggiamo da Vip, nella comoda e servitissima business class. Coccole in volo che cedono il passo a quelle sulla terraferma. A ospitarci sulla cosiddetta “isola dell’Armonia” è l’iconico Beachcomber, primo Gruppo alberghiero di Mauritius con i suoi otto resort: Trou Aux Biches e Dinarobin, dove alloggiamo, Paradis, Shandrani, Victoria, Canonnier, Mauricia, Royal Palm. Strutture di lusso, ciascuna con una diversa impostazione dedicata a differenti target. Per chi scrive è il secondo viaggio nella perla dell’Oceano Indiano. La prima fu nel post Covid, non senza una certa ansia. Ora il mood è all’insegna della serenità. Ed è con questo spirito che saliamo a bordo del pulmino della dmc Mauturco, di proprietà di Beachcomber, che ci conduce al resort e che nei giorni a venire ci scarrozzerà da un capo all’altro dell’isola.

SOTTO UN CIELO D’ORO

Come Vip, si diceva, in volo e non solo. Tali ci fa sentire il Trou Aux Biches Golf Resort & Spa. Dopo il check-in, ci cambiamo in una suite immersa nel verde. Ad attenderci un pranzo luculliano, il primo di una serie.

Li abbiamo provati quasi tutti i ristoranti del resort. Sei le scelte a disposizione degli ospiti: un’offerta gastronomica d’eccellenza che spazia da un angolo all’altro del pianeta. La cifra stilistica degli chef  “di casa” è la fusione di culture e sapori che prendono corpo in un menù rielaborato ogni giorno. Un antipasto di ciò che seguirà: i mitici servizi wellness, piatto forte della struttura. Alla Spa, in perfetta simbiosi con la natura circostante, Cindy si prende cura del nostro corpo (e diciamolo, anche della nostra mente). Il massaggio thai ci regala l’incipit perfetto di un viaggio che coinvolgerà i cinque sensi.

Mauritius ci accoglie con nuvole e pioggia, finché arriva il tramonto a spalancare un cielo d’oro e di fuoco. La prima experience è il rum tasting all’Oasis Bar: qui “il boss dei bartender” ci erudisce sulla preparazione dei migliori cocktail a base di rum, distillato simbolo dell’isola. Preambolo perfetto di una cena dai sapori orientali che ci entusiasma e termina con una domanda che diventerà un rito: «Nanna o caffè?». Buona la prima, ci attende l’indomani un’intensa giornata di scoperte.

ROTTA VERSO NORD

Eccoci puntualissimi alle 8.15, pronti per raggiungere Grand Baie, insenatura naturale sul versante settentrionale dell’isola. Da qui ci imbarchiamo sul catamarano Blue Safari per un’escursione organizzata in collaborazione con Mauritius Tourism Promotion Authority.

Sdraiati a prua per godere del sole, navighiamo a vela alla volta dell’arcipelago del nord e in particolare di Gabriel Island. Poco più di 42 ettari di riserva naturale dove, con maschera e boccaglio, nuotiamo in un acquario ricco e variopinto.

E basta alzare gli occhi al cielo per volare con i fetonti codabianca, spettacolari uccelli di mare autoctoni, snelli ed eleganti con la loro lunga coda a far da timone. Suggerimento per chi vuole oltrepassare senza stress il bagnasciuga di roccia e madrepora: portare con sé le classiche scarpette da scoglio. Cambiano la vita e rendono l’esperienza ancora più stupefacente. Per pranzo si torna a bordo, dove ci aspettano carne e pesce grigliati, riso, verdure, vino e l’allegria trainante dell’equipaggio.

Con tutti e cinque i sensi attivi, torniamo alla base. Prima di cambiarci, diamo un’occhiata alle ville con piscina e al magnifico Sport Center, attrezzato per qualsiasi attività. Il ristorante La Caravelle ci ospita per cena. «Nanna o caffè?», ci domandano alla fine. E la risposta non cambia. A letto di corsa, Mauritius domani ci attende di buon’ora.

FOOD TOUR A PORT LOUIS

La gastronomia mauriziana è la protagonista di questa giornata. Lo è da programma, ma nulla ci impedisce di godere di una gustosa prima colazione prima di cimentarci nel “Taste Buddies Food Tour” nella capitale Port Louis.

La guida è un ragazzone assai preparato e dalla spiccata ironia, che non si limita a farci testare lo street food local (ma veramente local) nei posti giusti, ma ci offre anche una visione storico-politico-sociologica della città e del Paese, rispondendo con chiarezza e completezza ad ogni nostra curiosità. Esperienza top da consigliare ai propri clienti.

La giornata prosegue nel villaggio di Bambous, sede del laboratorio intorno a cui ruota “Beautiful LocalHands” di Beachcomber. Si tratta di un progetto di recupero e riqualificazione dell’artigianato locale che coinvolge donne e giovani, che – in accordo con le esigenze familiari – portano avanti le tradizionali tecniche artigianali creando oggetti che poi vengono venduti nelle boutique dei resort e i cui ricavati vanno a sostegno dell’associazione per lo sviluppo di nuove iniziative.

Arriviamo al Dinarobin Beachcomber Golf Resort & Spa nel pomeriggio. C’è chi si cimenta in una lezione di padel e chi invece sceglie di godere della pace e della bellezza di questo 5 stelle lusso, dominato dalla montagna di Le Morne e affacciato su una spiaggia bianca lunga otto chilometri. Una struttura dotata di 172 suite dall’eleganza coloniale, con ampi spazi, tessuti e legni pregiati che danno calore, verande affacciate sulle piscine con vista sull’orizzonte marino. Un luogo che suggerisce: “Fermati e respira”. Lo ascoltiamo. Lo facciamo.

DALLE TARTARUGHE AL CURRY

Sveglia prestissimo questa mattina. Escursione in barca con partenza dal Paradis Beachcomber Golf Resort & Spa, praticamente la prosecuzione nel Dinarobin, con gli ospiti dell’uno che possono accedere ai servizi dell’altro.

Un concept unico nel suo genere. Saliamo a bordo e la navigazione ha inizio: siamo in un acquario naturale spettacolare intorno a Crystal Rock, grande scoglio frutto di un’eruzione vulcanica di sei milioni di anni fa. Lo sfondo chiaroscuro di Le Morne a quest’ora del mattino crea un’atmosfera irreale. Scrutiamo i flutti cercando di avvistare delfini, ma a Crystal Rock non ve n’è traccia.

Grande soddisfazione giunge invece dalle tartarughe che passano veloci sotto la barca mentre tentiamo, con poco successo, di immortalarle in foto. Experience successiva è la cooking class al Ravanne, uno dei ristoranti del Paradis. Qui la chef (simpaticissima, va detto) ha un compito ben preciso: insegnarci a preparare il curry di pesce perfetto.

Spezie dosate con sapienza, massima attenzione alla cottura. Ovviamente prendiamo nota. Una volta rientrati a casa, ci cimenteremo nell’impresa di imitarla. Senza pretese di perfezione, s’intende.

Per digerire la full immersion culinaria, ci attende un nuovo massaggio thai, questa volta nella Spa del Dinarobin, una delle più spettacolari dell’isola: architettura sofisticata e la grandiosità di Le Morne che contrasta con la piscina, il cielo, le palme. Qui parteciperemo, in un’apposita sala dedicata alla meditazione, all’energizzante lezione di yoga sabato mattina, nel giorno della partenza.

LA TRADIZIONE DEL TE’

C’è vento oggi a Mauritius. Perciò niente escursione in notturna per ammirare il fondale marino dalle tavole Sup. In compenso un’esperienza che merita il viaggio: la visita alla piantagione di tè Bois Cheri.

Il brunch è nella sala vetrata davanti alla quale ci sorprendono dei cervi: qui degustiamo vari tipi di tè prodotti in loco. Ma non c’è nulla di più interessante che assistere al rientro dalla raccolta.

Molte donne, qualche uomo, tutti over, trasportano in spalla sacchi colmi di foglie della camelia del tè. Li portano alla pesa per calcolare quale sarà il salario giornaliero di ciascuno. Data l’età delle operaie, è immediato intendere che la tecnica di raccolta ancora manuale, molto faticosa e poco redditizia, sia di fatto una tradizione di Mauritius destinata (prima o poi) a venire meccanizzata. Ma la pianta del tè è delicata e la domanda è una: ne verrà fuori una bevanda altrettanto sofisticata?

Dal tè torniamo con nonchalance al rum. Ma prima una breve sosta al Ganga Talao, il lago sacro, meta di pellegrini induisti, con statue e templi dedicati alle figure simbolo di questa religione. Suggestiva, qui, la festività del Maha Shivaratri, a metà febbraio, quando gli abitanti provenienti da tutta l’isola raggiungono il lago anche a piedi nudi.

Finto, sembra assolutamente finto e in sintonia con le coloratissime divinità indù, il geco verde fluo che becchiamo in flagrante mentre ripulisce il fondo di un bicchierino utilizzato per le degustazioni alla Rhumerie de Chamarel.

Nell’ora in cui arriviamo le macchine che estraggono il succo dalle canne da zucchero sono ferme, ma l’odore acre della macerazione è forte. Attrazione turistica d’eccellenza, la distilleria è stata progettata per offrire agli ospiti un’esperienza olistica, oltre che creata per produrre rum pregiato, impiegato anche per le salse che accompagnano il gustoso arrosto di maiale.

ARRIVEDERCI, ISOLA BELLA

È l’ultimo giorno a Mauritius. Il cielo è nuvoloso, proprio come all’arrivo. Respiriamo ancora una volta il profumo del mare sdraiati sulla spiaggia. All’orizzonte le onde si rifrangono lungo la barriera e gli unici suoni udibili sono quello delle foglie mosse dal vento e del mare.

Un pasto leggero, valige e, con un vago senso di malinconia ci avviamo verso l’aeroporto sulla strada che per un lungo tratto costeggia il mare.

Siamo nella zona sud-occidentale dell’isola, sullo sfondo le onde lunghe da surfisti. In primo piano famiglie che passeranno il weekend qui, sul mare, tavoli da picnic, qualche tenda, piccoli gruppi in preghiera. Costeggiamo un paio di cimiteri cattolici: croci a terra, vista mare. Nulla di triste, tanto di tranquillo, con il giorno che si trasforma in sera.

Alle 22.10 decolla puntuale il volo Ita per Roma. Siamo in business, la cena è ottima, il posto superconfortevole. Ci allunghiamo dopo aver visto un film. Buonanotte. Nel silenzio più totale arriviamo a Fiumicino in anticipo.
Si ritorna alla realtà.

Exit mobile version