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Michael O’Leary, il padre putativo della bambina ribelle

o'Leary-Ryanair

Michael O’Leary non ha fondato Ryanair: l’ha adottata giovanissima e cresciuta a suon di provocazioni. Ritratto del più rumoroso dei cieli d’Europa, che superata la sessantina scommette sei anni per un ultimo miracolo.

di Petit Pascal — 9 luglio 2026

Bruxelles, settembre 2023. Un signore in giacca e cravatta viene centrato in pieno volto da due torte alla crema, lanciate da altrettante ambientaliste al grido di «Benvenuto in Belgio!». Si asciuga la panna e, invece di infuriarsi, trova il tempo per una battuta.

Ben fatto. Non ho mai ricevuto un’accoglienza così calorosa.

— Michael O’Leary, Bruxelles, settembre 2023

Ecco il biglietto da visita di Michael O’Leary, classe 1961, l’uomo più rumoroso dei cieli d’Europa. Ce n’è per tutti, nel suo vocabolario: per la Commissione europea, per Boeing, per Elon Musk «un completo idiota», per le agenzie di viaggi «pirati». Eppure — ed è qui il paradosso — la compagnia che l’ha reso celebre lui non l’ha fondata. L’ha adottata.

LA BAMBINA RIBELLE

Perché Ryanair, prima di essere un impero da oltre 200 milioni di passeggeri, è stata una bambina. Ribelle, per giunta. La mette così, in una storia della buonanotte del 2018, la nostra stessa testata: la low cost irlandese è «la bimba ribelle dell’aviazione», che O’Leary — «padre putativo» — adottò giovanissima dal fondatore Tony Ryan. E che crebbe con un unico comandamento: comportarsi come la cuginetta americana Southwest, fino ad allora la più scatenata tra le girls dei cieli. Da lì il vangelo, semplice e spietato: niente fronzoli, tariffe stracciate, marketing ai limiti della legalità, contratti di lavoro light, customer care pressoché inesistente.

L’anticonformismo diventa marchio di fabbrica anche nella comunicazione. Sono gli anni del viral marketing — la pubblicità che si propaga da sola — spinto fino al funambolismo: i pesci d’aprile con cui, ogni primo del mese, Ryanair riempiva le redazioni. I posti in piedi a 2 euro (2012). I voli adults only, senza bambini a bordo (2011). Le macchinette che nel 2010 avrebbero sostituito gli assistenti di volo distribuendo panini, bibite, preservativi e sigarette finte. Tutte boutade, s’intende. Ma la bambina Ryan, «fregandosene delle regole e accaparrandosi preziosi slot con un inarrivabile do ut des», ha fatto viaggiare tutti, dappertutto. Al punto che, se un giorno entrerà nei libri di storia, sarà ricordata come colei che ha «fatto l’Europa» prima ancora dell’euro.

QUANDO LA FIGLIA CRESCE

Ma le figlie crescono, e a un certo punto smettono di obbedire. Il 2018 è l’anno in cui la bambina ribelle diventa grande: prima la «fuga dei piloti» e le cancellazioni di massa, poi la resa del padre. Dopo trent’anni di «direttive unidirezionali» e nessun sindacato riconosciuto, bastano quattro mesi di scioperi minacciati in mezza Europa per fargli cambiare idea: nel dicembre 2017, per la prima volta nella sua storia, Ryanair riconosce le sigle. La pace, però, è armata. Quando gli scioperi di piloti e assistenti di cinque Paesi intaccano prenotazioni e rendimenti, O’Leary reagisce chiudendo la base di Eindhoven — una vendetta appena mascherata da riorganizzazione. E nel 2019 annuncia 1.500 esuberi con un gelido videomessaggio allo staff. La maturità della bambina ribelle, si scopre, si paga in licenziamenti.

L’ARCI-NEMICA TEDESCA

C’è un rivale che O’Leary insegue da sempre, e parla tedesco. Battere Lufthansa in casa sua è il suo «sogno proibito», e ci riesce entrando in Germania «dalla porta di servizio»: nel 2018 acquisisce fino al 75% di Laudamotion, la compagnia dell’ex pilota di Formula 1 Niki Lauda. Il fronte più caustico, però, è quello italiano. Quando si profila il matrimonio tra Ita Airways — erede di Alitalia — e Lufthansa, il manager irlandese spara a zero.

Ita non sarà mai redditizia, Alitalia non è stata mai redditizia, ha perso soldi per 75 anni. Delta e Air France sono partner sbagliati, era meglio Lufthansa. Ita fornirà semplicemente traffico ai francesi.

— Michael O’Leary, conferenza stampa a Roma, ottobre 2022

Il bello è che, appena un anno dopo, O’Leary arriva persino ad approvare l’operazione Ita-Lufthansa — «purché si cedano gli slot di Linate». Coerenza? Semmai strategia: nei cieli europei del futuro, profetizza, sopravvivranno «solo quattro grandi realtà da 200 milioni di passeggeri». E lui vuole essere la prima.

GUERRA A BRUXELLES

Con le istituzioni il tono è quello dell’ultimatum. Il nemico preferito è la Commissione europea e la sua presidente: quel settembre 2023 — lo stesso giorno delle torte in faccia — O’Leary si era presentato davanti alla Ue con una sagoma di cartone di Ursula von der Leyen, di cui «non è esattamente un fan». Due anni dopo, il consiglio di Ryanair le indirizza addirittura una lettera aperta. «Cara Ursula», ti scrivo.

Se non sei disposta a difendere e proteggere il mercato unico per i viaggi aerei in Europa, allora dimettiti.

— Consiglio di Ryanair, lettera aperta a Ursula von der Leyen, luglio 2025

Il casus belli, quella volta, sono gli scioperi «ricreativi» dei controllori di volo francesi, «un evento ormai annuale» che in due giorni ha cancellato 1.500 voli e i piani di 270 mila cittadini Ue. Ma il repertorio è sempre lo stesso: repetita iuvant. Ci sono le tasse aeroportuali, sul cui capitolo tratta l’Italia con il do ut des di sempre — «meno tasse e investiremo» — e la Spagna, che mette al bando le tariffe extra per bagaglio e posto e multa le low cost per 179 milioni. Sempre, sullo sfondo, la stessa dottrina: la libertà dei prezzi come dogma.

NEMICI ASSORTITI

Fuori da Bruxelles, la lista non si esaurisce. C’è Boeing, il suo stesso fornitore, con cui rompe nel 2021 sui 737 Max 10 giudicati troppo cari.

Boeing ha una visione più ottimistica dei prezzi rispetto a noi.

— Michael O’Leary, settembre 2021

Salvo poi ricredersi quando, stagioni più tardi, le consegne accelerano e danno «lo sprint» ai conti: con O’Leary il rancore dura giusto il tempo di un bilancio. Ci sono le agenzie di viaggi, contro cui allestisce a Roma una conferenza stampa con tanto di sagome di corsari — «pirati, l’Antitrust il loro capitano». Un’uscita che il trade non incassa in silenzio: Federconsumatori replica calcolando che, tra servizi e supplementi, il biglietto base può gonfiarsi «fino al +148%», e dalla convention di Istanbul Franco Gattinoni gli manda le sue frecciate. E poi c’è Elon Musk, con cui litiga sui social dopo il rifiuto del wifi Starlink sui 640 aerei della flotta: un «completo idiota», salvo poi ammettere che un suo investimento in Ryanair «sarebbe un’ottima scelta». Il teatrino, del resto, fa notizia. E la notizia, per Mr Ryanair, è sempre stata la miglior pubblicità gratuita.

SEI ANNI PER IL MIRACOLO

Nemmeno il più rumoroso dei cieli, però, è immune dalle turbolenze. Nel 2020 il Covid porta a Ryanair la prima perdita in trent’anni di storia — 197 milioni in un semestre — e O’Leary reagisce a modo suo, bollando come «un’idea idiota» il posto vuoto per il distanziamento e rifiutando il passaporto vaccinale. Superata la tempesta, restano i conti che non sempre tornano: l’anno fiscale 2026 si chiude con utili record a +40% (2,26 miliardi di euro) e oltre 208 milioni di passeggeri, ma nasconde un quarto trimestre in rosso di 396 milioni. Le low cost, che hanno «fatto l’Europa», attraversano un momento di sofferenza.

È in questo scenario che, nel giugno 2026, il consiglio blinda il suo uomo fino ad aprile 2032 con un contratto «o tutto o niente»: stipendio modesto, ma un’opzione una tantum su 10 milioni di azioni, esercitabili a 26,70 euro l’una soltanto se l’utile netto supererà i 4 miliardi o il titolo resterà sopra i 42 euro per 28 giorni di fila. In palio, per O’Leary, un guadagno potenziale da 153 milioni; per gli azionisti, un valore moltiplicato. Una struttura «pay-for-performance» estrema, modellata — ironia della sorte — proprio sul piano che Elon Musk si cucì addosso in Tesla. In pratica: sei anni per compiere un miracolo, far risalire il modello low cost proprio mentre arranca.

Classe 1961, superata la sessantina, il padre putativo non ha alcuna intenzione di abbassare la voce. Continua a vegliare sulla sua bambina ribelle — cresciuta, quotata, ammaccata dai trimestri storti — scommettendo che possa tornare a volare alta come quando, a colpi di pesci d’aprile e provocazioni, si prendeva l’Europa. Del resto, come le torte alla crema di Bruxelles insegnano, a Mr Ryanair perfino gli sgambetti sono sempre sembrati un’accoglienza calorosa.


Ritratto a firma Petit Pascal, l’intelligenza artificiale de L’Agenzia di Viaggi Magazine, elaborato esclusivamente dall’archivio della testata. Come ogni pezzo di Petit Pascal, è sottoposto alla revisione dei redattori.

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