Astoria è un tranquillo quartiere del Queens, nell’estremità occidentale dell’isola di Long Island, che si protende fino a sfiorare Manhattan, l’isola delle opportunità e del potere. Il primo gennaio, Zohran Mamdani ha idealmente percorso Queensboro Bridge: ha lasciato Astoria e il suo appartamento in affitto per trasferirsi nell’Upper East Side, nella residenza ufficiale del sindaco di New York City. Ora, opportunità e potere sono nelle sue mani. Mamdani, 34 anni, è il primo sindaco millennial di New York e, soprattutto, il primo musulmano, a 24 anni dall’11 Settembre.
Poco noto fino a pochi mesi fa, quando era un deputato statale, Mamdani – che si definisce un democratic socialist – ha battuto alle elezioni di novembre Andrew Cuomo, ex governatore dello Stato di New York e membro di una delle famiglie più influenti della politica statale, sostenuto dal gotha politico e imprenditoriale, contrario all’elezione di quello che il presidente Donald Trump aveva sinteticamente definito «un comunista», anatema mortale nella città dove il denaro non dorme mai. «Aiuterò Mamdani a realizzare i suoi sogni per New York», ha poi detto Trump durante il loro primo incontro alla Casa Bianca, un rito di passaggio per il sindaco della città.
DALL’UGANDA AL MONDO
Mamdani è nato in Uganda da genitori indiani, ma la sua non è la storia di una famiglia arrivata negli Stati Uniti per cercare fortuna: il padre Mahmood è un professore della Columbia University, mentre la madre Mira Nair è una famosa regista, in passato candidata all’Oscar. La coppia si è conosciuta alla fine degli anni Ottanta nel Paese africano e ha vissuto lì per quasi un decennio, prima di trasferirsi a New York quando Zohran aveva 7 anni.
Le opinioni del nuovo sindaco sono state plasmate dalla sua educazione, dai raduni e dalle marce politiche a cui lo portavano da bambino, e dai film della madre, spesso incentrati sulle storie di persone ai margini. Mamdani ha ammesso di aver vissuto un’infanzia «molto privilegiata». «Non ho mai dovuto rinunciare a qualcosa, eppure sapevo che questa non era la realtà per la maggior parte dei newyorkesi», ha dichiarato al New York Times, nel giugno 2025.
Per questo, l’idea centrale della sua piattaforma politica è affordability. Ovvero, accessibilità (economica). Una parola su cui, in passato, aveva puntato un altro underdog della politica statunitense, un altro uomo che prometteva una rivoluzione: Barack Obama.
LA DURA REALTÀ
Nel suo discorso inaugurale, apertamente progressista, Mamdani ha giurato di «non abbandonare» i suoi principi «per paura di essere considerato radicale». Ma il nuovo sindaco si trova ora ad affrontare la dura realtà del bilancio: 12 miliardi di dollari di deficit, che Mamdani vuole in parte coprire aumentando le imposte per i più ricchi. Nei suoi primi giorni, il sindaco ha firmato una serie di ordini esecutivi per affrontare immediatamente la crisi abitativa e dei costi per l’infanzia. Tra le azioni principali, la creazione di una task force per identificare, entro luglio, terreni di proprietà comunale adatti alla costruzione di almeno 25.000 nuove unità abitative nei prossimi 10 anni, e il piano, in collaborazione con la governatrice Kathy Hochul, per fornire gratuitamente il servizio di asilo nido per i bambini fino a due anni di età.
L’accessibilità ha importanti implicazioni anche per l’industria turistica, che alimenta migliaia di posti di lavoro e garantisce visibilità globale. La Local Law 18, la legge “anti Airbnb”, entrata in vigore nel settembre 2023, non sembra aver contribuito a ridurre il costo degli affitti, ma ad alzare, invece, il costo per una camera d’albergo, scoraggiando i viaggiatori con un budget medio.
UN PIANO PER IL TRAVEL
«Quello che ho sentito dire da molti nel settore turistico – ha commentato Mamdani, in un’intervista rilasciata a Skift poco prima della sua elezione – è che il calo dei visitatori è soprattutto una conseguenza delle politiche sull’immigrazione di Donald Trump, che non fanno sentire a loro agio i turisti. Queste politiche dell’amministrazione Trump sono distruttive non solo a livello morale, ma anche a livello economico. Stiamo parlando, per New York City, di una perdita di 4 miliardi di dollari di entrate turistiche e di 2 milioni di visitatori internazionali in un anno». «Non vedo l’ora – ha aggiunto Mamdani – di mostrare che questa città continuerà a essere un faro accogliente per i turisti di tutto il mondo. Non possiamo più dormire sugli allori: dobbiamo investire nella nostra agenzia turistica, che ha avuto un budget relativamente stagnante nell’ultimo decennio, per dimostrare che questa è una città da visitare».
Una grande opportunità per New York sarà la Coppa del Mondo di calcio maschile, in estate. Per l’evento – la città ospiterà otto partite, tra cui la finale – Mamdani ha nominato un tourism czar, ovvero un responsabile con poteri straordinari. «La Fifa World Cup è il più grande evento sportivo sul pianeta. È il momento, non solo di presentare di nuovo la nostra cittàcal mondo, ma anche a noi stessi».

