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Trump vuole il suo nome su stazioni e aeroporti

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Una provocazione, forse. O la sua solita mania di grandezza. Fatto sta che un importante progetto infrastrutturale di New York è ostaggio del presidente statunitense, Donald Trump. Nei giorni scorsi, i media statunitensi hanno riportato che Trump avrebbe detto al leader della minoranza democratica in Senato, Chuck Schumer, di essere disposto a sbloccare i 16 miliardi di dollari di finanziamenti previsti per il Gateway Project, ma solo se i democratici accetteranno di rinominare la Penn Station di New York e l’aeroporto Dulles di Washington in suo onore.

IL PROGETTO IN BILICO

Il progetto, che riguarda i collegamenti tra New York City e il New Jersey, prevede la costruzione di una nuova galleria ferroviaria di nove miglia e la ristrutturazione del North River Tunnel. Le autorità di New York e New Jersey hanno reso noto che se i fondi non saranno stanziati entro venerdì, il progetto verrà interrotto. Secondo le fonti della Abc, Schumer avrebbe rifiutato l’offerta di Trump.

Trump blocca i fondi da ottobre: il motivo ufficiale è che la sua amministrazione deve esaminare attentamente il progetto e assicurarsi che i fondi non siano versati in base ai “principi incostituzionali” di “diversità, equità e inclusione”. In realtà, ha bloccato i fondi il giorno dell’inizio dello shutdown, ovvero il blocco delle attività governative per mancanza di fondi, come ripicca nei confronti dei democratici, accusati di essere responsabili del mancato accordo sulla legge di spesa.

La Gateway Development Commission ha dichiarato di aver intentato una causa federale contro l’amministrazione Trump, affermando che il governo è contrattualmente obbligato a fornire sovvenzioni e prestiti per il progetto e che il blocco dei fondi «è illegale». Per la commissione, il progetto – approvato nel luglio 2024 – è un «investimento urgente nella rete ferroviaria passeggeri americana». Alla causa si sono aggiunti anche gli Stati di New York e New Jersey.

Per la governatrice di New York, Kathy Hochul, il rischio è di far naufragare «uno dei progetti infrastrutturali più importanti delle ultime generazioni», mettendo «a repentaglio migliaia di posti di lavoro» e minacciando «gli spostamenti di almeno 200.000 pendolari».

MANIE DI GRANDEZZA

Nell’ultimo anno, Trump ha aggiunto il suo nome al John F. Kennedy Center for the Performing Arts e allo U.S. Institute for Peace. A dicembre, la Marina degli Stati Uniti ha annunciato i piani per le corazzate “Trump Class“. A gennaio, Trump ha presentato un nuovo sito web governativo per i farmaci da prescrizione chiamato TrumpRx. Ci sono poi i «conti Trump», ovvero i conti deposito e d’investimento per ogni bambino nato tra il 2025 e il 2028, su cui saranno versati 1.000 dollari e che godranno di benefici fiscali. Per ottenere i fondi, i genitori dovranno compilare il modulo 4547: no, non è un caso che Trump sia stato il 45esimo e sia il 47esimo presidente degli Stati Uniti.

Un gruppo di senatori ha presentato, all’inizio di gennaio, una proposta di legge volta a vietare l’assegnazione di nomi di presidenti in carica agli edifici federali. I promotori hanno affermato che la ridenominazione del Kennedy Center e dell’Istituto statunitense per la pace da parte di Trump equivale a una violazione delle «leggi federali che hanno creato queste istituzioni».

Al di fuori della politica, il presidente e la sua famiglia stanno mettendo il loro nome su molti prodotti ed edifici, anche con contratti di licenza e royalty. Ma applicando il suo nome a programmi, edifici e altre entità finanziate interamente o parzialmente dal governo, Trump si è contraddistinto, ancora una volta, dai suoi predecessori alla Casa Bianca.

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