Parità di genere, Alpitour: «Un percorso culturale profondo»
Da semplice adempimento a percorso culturale profondo, nel segno della continuità e credibilità. È quello intrapreso da Alpitour Spa, che per il secondo anno consecutivo ha ottenuto la certificazione Uni/PdR 125:2022 per la parità di genere, che per l’azienda torinese, con il 72% di personale femminile, rappresenta molto più di un riconoscimento formale. Ne abbiamo parlato in questa intervista con Francesca Grandi, chief human resources officer Alpitour Spa, facendo il punto sulle iniziative recenti e i progetti futuri di sensibilizzazione e inclusione.
Alpitour ha nuovamente ottenuto la certificazione Uni/PdR 125:2022. Quali sono stati gli aspetti più significativi di questo percorso?
«Il percorso di certificazione che Alpitour ha intrapreso da più di due anni è stato un percorso di crescita e consapevolezza. Abbiamo iniziato la preparazione per il rinnovo quasi un anno prima della certificazione vera e propria. Il primo aspetto significativo è stato acquisire profondità e consapevolezza sui temi della parità di genere. Si comincia ad analizzare aspetti aziendali a cui magari non avevi dato la giusta importanza, non perché non volessi, ma perché avevi dato per scontati determinati concetti. Quando hai un percorso di certificazione che ti porta in maniera puntuale, da schema, ad analizzare dati specifici e a farti determinate domande, acquisisci una consapevolezza completamente diversa.
Il secondo aspetto è stato, a livello aziendale, l’aumento del dialogo con i manager e con tutte le persone rispetto a questi temi, che ci ha permesso di approfondire ulteriormente, con focus specifici, alcune tematiche correlate al tema della parità di genere in azienda. Nell’ultimo anno, in particolare, abbiamo lavorato su genitorialità e violenza di genere, che sono stati elementi chiave per il rinnovo della certificazione. Ci siamo resi conto che sono tematiche molto importanti non solo dal punto di vista sociale, ma anche per il benessere dell’azienda. In sintesi, consapevolezza e profondità sui temi di parità di genere, dialogo facilitato all’interno dell’azienda, e focus su elementi particolari come violenza e genitorialità, sono stati gli aspetti più significativi del percorso».
Quali risultati concreti avete osservato nell’ultimo anno?
«I risultati concreti li abbiamo visti nel comportamento di manager e collaboratori, che hanno cominciato a farsi determinate domande anche senza che venissero sollecitati. Rispetto alla crescita in azienda c’è un’attenzione diversa: ci si focalizza molto sullo sviluppo professionale della leadership al femminile, e anche i manager uomini si pongono queste domande e si danno le risposte corrette. Ovviamente non facciamo crescere le persone solo in base al genere, però il fatto di porsi la domanda è già un primo effetto positivo. L’altro risultato importante è il feedback delle persone, che è sicuramente positivo. Siamo un’azienda con il 72% di personale femminile, e vedere che le persone apprezzano il fatto che l’azienda affronti concretamente determinati temi e provi a gestirli, è un risultato significativo».
Guardando al futuro, avete individuato nuove priorità su diversità e inclusione?
«Sì, questo è un percorso che l’azienda sente molto. I concetti principali su cui si basa il nostro approccio sono continuità e credibilità: non vogliamo limitarci alla giornata commemorativa o a un manifesto, ma portare avanti concretamente determinate discussioni in modo credibile all’interno dell’organizzazione. La prima priorità è lo sviluppo professionale nelle carriere Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics) per le nostre risorse femminili, focalizzandoci sugli strumenti che possano consentire alle professionalità femminili di crescere in maniera solida. Il secondo punto è continuare il percorso iniziato quest’anno su violenza e genitorialità, temi che hanno riscontrato molto gradimento. Sul tema genitorialità, i dati nazionali ci dicono che una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Non è il nostro caso perché abbiamo un tasso di turnover basso, però crediamo che le aziende, come le scuole e tutte le aggregazioni, siano fonti importanti di comunicazione, formazione e consapevolezza.
Per questo abbiamo creato un percorso di formazione con esperti in genitorialità, organizzando gruppi dove mettiamo insieme famiglie, mamme e papà che gestiscono le stesse tematiche, per aiutarli a conciliare le esigenze familiari con il lavoro. Vogliamo continuare con il tema adolescenti e giovani adulti, legandoci a un tema sociale di attenzione alle nuove generazioni e di supporto alle famiglie. Il nostro obiettivo è dare gli strumenti alle nostre persone per trovare le risposte e le soluzioni giuste su temi di conciliazione vita-lavoro.
Il secondo tema che porteremo avanti con grande energia è quello della violenza. In partnership con la Fondazione Una Nessuna Centomila e con Valore D, siamo partiti dalla violenza di genere sulle donne, ma andremo ad abbracciare un concetto più ampio, collegandoci anche al tema dei giovani adulti e degli adolescenti. Purtroppo sui giornali leggiamo spesso di episodi di violenza tra ragazzi, e vogliamo continuare con iniziative che riteniamo molto importanti».
Quest’anno avete esteso le iniziative di sensibilizzazione anche alle agenzie di viaggi partner. Che riscontro avete avuto e cosa vi ha sorpreso di più?
«È stato un passo importante. Abbiamo deciso di estendere le iniziative a tutte le agenzie partner, che sono più di 5mila, con una diffusione capillare sul territorio, e l’apprezzamento da parte loro è stato molto positivo. Abbiamo fornito materiale di informazione e formazione per agevolare la discussione all’interno delle loro strutture, e anche con la clientela. Vedersi coinvolti in un progetto di questo genere, considerando anche che la maggior parte del personale nelle agenzie è femminile, per cui la sensibilità è molto alta, è stato davvero importante».
Quali effetti tangibili ha generato l’iniziativa a favore della Fondazione Una Nessuna Centomila, che il 25 novembre ha trasformato ogni prenotazione in un gesto solidale?
«Questo è proprio un risultato tangibile. La fondazione dirotta tutti gli aiuti che riceve verso i centri antiviolenza distribuiti sul territorio, alcuni dei quali in aree particolari ne hanno veramente tanto bisogno. Ci siamo resi conto di quanto concreta sia stata questa iniziativa. Abbiamo il conto di quanto è stato raccolto, ma per accordo con la fondazione lasciamo a loro la scelta se divulgare l’importo. I centri antiviolenza vivono di aiuti e, grazie alla sensibilizzazione che a livello nazionale stanno facendo le aziende, sono sempre più coinvolti. Si crea così un circolo virtuoso: più azioni si fanno, più se ne parla, più i centri antiviolenza ricevono aiuti concreti. Credo che questa sia l’iniziativa più concreta che abbiamo fatto nell’ultimo periodo».
In che modo i contenuti formativi creati con Valore D stanno contribuendo a diffondere una cultura inclusiva dentro e fuori l’azienda?
«La collaborazione con Valore D sta prendendo due direzioni. La prima è la crescita professionale delle nostre risorse all’interno dell’azienda: alcuni dei nostri manager fanno percorsi di coaching e sviluppo in un programma codificato da Valore D che mette in connessione donne che stanno crescendo in azienda, creando un meccanismo di condivisione di idee e percorsi. La seconda parte riguarda il network tra aziende che Valore D sta creando, mettendo in collegamento tante realtà che stanno facendo lo stesso percorso. Questo network rafforza e accelera tutte le iniziative legate a questi temi. Faremo un evento a Torino con tutte le aziende italiane che collaborano con Valore D, dove parleremo di inclusione: una mezza giornata di condivisione con brand molto conosciuti».
Che ruolo stanno giocando le panchine rosse installate nelle sedi di Torino, Milano, Pesaro e Roma nel sensibilizzare chi frequenta le vostre sedi?
«Il messaggio che abbiamo voluto dare installandole e decidendo di lasciarle permanentemente è un messaggio di continuità e coerenza. Un esempio significativo è il post fatto da un nostro collega qualche giorno dopo il 25 novembre: seduto sulla panchina, ha scritto “oggi non è il 25 novembre ma io sono seduto qua”. Per cui è importante averle installate come messaggio forte e presa di posizione rispetto a un tema sociale urgente. La continuità è fondamentale: sono lì e lì rimarranno. Magari nei giorni più disparati dell’anno un collega si siederà su quella panchina, si farà una foto e la condividerà. Questo è quello che ci interessa».


