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Ricambio generazionale:
guida per le imprese

Wooden figure standing on the box for show influence and empowerment. Concept of business leadership for leader team, successful competition winner and Leader with influence

Dietro ogni grande agenzia di viaggi, tour operator storico o boutique hotel, c’è quasi sempre una figura mitologica: il fondatore. È lui che ha costruito l’impero con una valigia di cartone, un fax e una rubrica telefonica che oggi varrebbe oro. L’esperienza maturata negli anni è la vera marcia in più ma, paradossalmente, quella stessa figura nel mondo odierno rischia di diventare il principale ostacolo alla crescita. Perché se è vero che il mondo del turismo italiano guarda con ottimismo al futuro, è anche vero che il trade si trova davanti alla necessità di un ricambio generazionale che non sia solo una successione anagrafica, ma una vera rivoluzione culturale.

A CHE PUNTO SIAMO?

Per comprendere a che punto siamo, basta considerare i dati dell’ultimo Osservatorio Aub (promosso da Aidaf, UniCredit e Bocconi) che evidenziano come il passaggio generazionale non sia un salto nel buio, ma un investimento. Le aziende che hanno completato il ricambio tra il 2013 e il 2022 hanno registrato performance economico-finanziarie superiori alla media. Eppure, la statistica più inquietante resta un’altra: nove aziende su 10 falliscono durante o subito dopo il passaggio di testimone, un dato che nel turismo è amplificato dalla velocità del mercato. Per cui, se un’agenzia non si adegua ai nuovi modelli di consumo digitale, muore in una stagione. L’accelerazione del ricambio è però in atto: dal 2020, la quota di imprese che affrontano il passaggio è salita al 2,1% annuo, la NextGen che entra in azienda è più istruita (il 70% ha una laurea) e vanta esperienze internazionali, ma spesso si scontra con una struttura che non è pronta a riceverla.

È UN PROCESSO, NON UN EVENTO

Nel turismo, però, c’è una buona notizia che spesso ci dimentichiamo. La domanda di consulenza non è scomparsa, si è trasformata. Il cliente non vuole solo un buon prezzo, ma soprattutto cerca rassicurazione, semplificazione, gestione dell’imprevisto. Il che significa che l’agenzia non deve difendere il fortino del passato ma deve mettere a valore ciò che sa fare, con strumenti nuovi. Ed è qui che il ricambio generazionale può diventare un acceleratore se gestito con intelligenza, senza romanticismi e senza guerre di trincea del tipo «noi si è sempre fatto così» e «vi spiego io come funziona». Di sicuro va considerato che il passaggio generazionale non può essere pensato come un evento. Si tratta di un processo, e come tale va gestito. Nel turismo la competenza critica è spesso invisibile finché non serve: riprotezioni, penali, cambi nominativi, emergenze, reclami. C’è poi la parte delicatissima della cassa: anticipi, saldi, rimborsi, blocchi su carte. In tante imprese familiari questo viene vissuto come un istinto maturato sul campo, ma spesso quando lo devi trasferire, ci si rende conto che non è semplice perché raccoglie un insieme di micro-decisioni da trasformare in metodo.

IL TEMPO GIUSTO

Come gestire allora il processo? Di sicuro dandosi del tempo. L’errore più comune è iniziare a pensare al ricambio generazionale quando il titolare è prossimo alla pensione. Per entrare nel sistema e riuscire a comprendere le dinamiche serve un lasso temporale più ampio, che cominci almeno cinque o 10 anni prima. La nuova generazione non subentra di colpo, ma comincia a conoscere un pezzo alla volta (prodotto, commerciale, operation, finanza) e dimostra con i fatti di sapersi destreggiare.

Il fondatore, invece di trattenere tutto, diventa così una sorta di garante della qualità, ovvero controlla i casi critici, trasferisce i “trucchi del mestiere” e soprattutto smette di essere l’unico collo di bottiglia. Non solo. Uno dei temi più delicati è la digitalizzazione. Spesso la “vecchia guardia” si affida all’intuito e alle relazioni personali, ma la scommessa della nuova generazione è riuscire a implementare sistemi come il Crm o l’Intelligenza artificiale, che permettano di trasformare quell’intuito in dati, automatizzando molti dei processi di routine e liberando tempo per la consulenza ai clienti.

LA PERCEZIONE DEL CAMBIAMENTO

Nel processo non va sottovalutata poi la parte più delicata: le persone. Dipendenti e collaboratori dovrebbero essere resi partecipi del progetto di transizione con ruoli chiari e obiettivi condivisi, in maniera da percepire il cambiamento come un’opportunità e non un rischio; e anche verso l’esterno, i clienti devono “sentire” continuità e i fornitori sapere che le decisioni non sono appese all’umore di una sola persona. A volte, purtroppo, è proprio il fondatore a impedire il cambiamento: quando continua a imporre strategie che funzionavano negli anni ‘90 oppure quando è l’unico a conoscere tutte le informazioni su clienti e fornitori, non codificate in procedure scritte. Errori che non permettono ai più giovani di fornire un reale supporto all’azienda e che ostacolano il passaggio di informazioni.

Il ricambio generazionale, in definitiva, non è un rito di successione: è un cantiere. E il turismo organizzato ha un vantaggio enorme, spesso non dichiarato: sa gestire la complessità e l’imprevisto meglio di chiunque altro. Se riesce a mettere questa abilità dentro processi più moderni, senza snaturarla, la transizione diventa un salto di qualità.

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