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Sicurezza in montagna, ora c’è l’app salvavita del Club Alpino Italiano

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Si chiama GeoResq ed è un sistema tecnologico sviluppato in Italia con il supporto del Club Alpino Italiano grazie al quale nelle montagne italiane sono state già salvate decine di vite umane e recuperati migliaia di escursionisti in difficoltà. Il ministro del turismo, Massimo Garavaglia, nella sua visita alla sede centrale del Cai, a Milano, ha assicurato un supporto del governo per sviluppare e valorizzare il servizio.

Secondo Alessandro Molinu, vicepresidente del Soccorso alpino – che ha seguito il progetto fin dall’inizio – questo strumento, legato al sistema di intervento coordinato tra istituzioni e volontari, è già stato molto apprezzato anche dagli stranieri che hanno scelto la montagna italiana.

Per descrivere il GeoResq in due parole possiamo parlare di recupero geolocalizzato?
«Possiamo dire che attraverso questo sistema, oltre a tracciare le proprie escursioni, è possibile anche inviare degli allarmi geolocalizzati. Quindi c’è una centrale operativa nel Soccorso alpino dedicata, che riceve immediatamente questo allarme e contatta immediatamente l’utente attivando tutte le forze di soccorso in collaborazione col sistema 112/118».

L’app è stata messa a punto in Italia?
«Sì, il progetto è partito già nel 2013. E all’epoca era effettivamente innovativa su scala mondiale. Utilizzava tecnologie già esistenti. Ma nessuno, se non in casi rari come per esempio la Svizzera, aveva messo in piedi un sistema che potesse rendere fruibile questa tecnologia all’utente».

Qual è stato il risultato come penetrazione sugli utenti?
«Siamo partiti con mille utenti coraggiosi, che pagavano il servizio, e adesso gestiamo circa 70.000 utenti attivi, tutti all’interno del mondo del Club alpino italiano».

Pagavano il servizio perché? È un’app gratuita o a pagamento?
«L’app è gratuita per i soci del Club alpino. Al momento per gli esterni è a pagamento ma l’intenzione è di renderla gratuita per tutti, anche stranieri.  Per tutti i frequentatori della montagna».

Quante missioni di salvataggio hanno utilizzato GeoReq?
«Il sistema è stato utilizzato in circa 4.000 missioni. Quindi abbiamo uno storico molto importante che ha riguardato tutti i tipi di attività outdoor di montagna. E in molti casi ha fatto la differenza perché senza l’app quelle missioni non avrebbero avuto lo stesso esito. In alcuni casi, abbiamo proprio salvato la vita grazie all’app».

Questa app può essere anche una leva turistica, soprattutto riguardo la crescente rischiesta di sicurezza da parte dei turisti?
«L’app, ovviamente, non sostituisce le buone norme. Apri l’approccio alla montagna deve essere sempre consapevole e responsabile. È un grande ausilio, e ha una duplice funzione. Quella della sicurezza, perché si può essere già localizzati immediatamente, ma anche per all’interno del sistema sono presenti degli strumenti ulteriori: una cartografia dedicata ai sentieri, la possibilità di visionare dei dati interessanti della zona, etc. Quindi sì, è uno strumento che aiuta anche a vivere meglio la montagna. Con poi la grande parentesi della sicurezza».

E c’è qualcuno che magari dalla Francia o dalla Germania ha deciso di venire in Italia proprio perché c’era questa sicurezza in più?
«Abbiamo uno storico di utenti stranieri che hanno attivato il servizio, addirittura a pagamento all’epoca, proprio per avere una maggiore tranquillità».

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