È off limits almeno fino al 2 luglio l’aeroporto internazionale Simón Bolívar, danneggiato dal violento terremoto che ha colpito il Venezuela. La pista principale dello scalo, situato a 21 km da Caracas, ha subito diversi danni strutturali, per questo l’autorità venezuelana dell’aviazione civile (Inac) ha deciso di chiuderla. La pista secondaria è soggetta a restrizioni.
Cancellati o deviati tutti i voli. Quelli umanitari e di soccorso vengono reindirizzati a siti alternativi, come la base aerea di El Libertador a Maracay.
UN TERREMOTO DEVASTANTE
Il sisma, il più potente degli ultimi 126 anni, ha squassato il Paese con due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5. Il bilancio ancora provvisorio delle vittime è di 235 morti e 4300 feriti, 50mila persone disperse. Le cifre sono segnalate dalla piattaforma online Desaparecidos terremoto Venezuela, lanciata per rintracciare i cittadini di cui non si hanno notizie.
Il ministero degli Esteri italiano ha segnalato una vittima, un cittadino italo-venezuelano, ma sono molti i connazionali che non rispondono al telfeono.
Più di 100 edifici crollati nello Stato costiero di La Guaira, vicino a Caracas, la zona più colpita.
STATI UNITI IN PRIMA LINEA
Oltre al supporto immediato per le operazioni di ricerca e soccorso, i trasporti aerei e il coordinamento, gli Stati Uniti hanno stanziato 150 milioni di dollari in aiuti a favore del Venezuela. Ne dà notizia il sito ufficiale del Dipartimento di Stato Usa. Anche due navi da guerra sono partite alla volta del Paese.
Anche otto squadre provenienti da diversi Paesi dell’Ue sono pronte a sostenere le operazioni di soccorso e la ricerca dei sopravvissuti. Lo riferisce una portavoce della Commissione europea.

