Sospetto abuso di posizione dominante sul mercato in base alla legge anti-monopolio. È il motivo che – secondo un report della Cnbc – ha indotto l’amministrazione statale per la regolamentazione del mercato (Samr) di Pechino ad avviare un’indagine contro Trip.com Group, il gigante cinese di prenotazioni di viaggi online, che offre servizi di prenotazione di hotel, voli, treni e auto a noleggio a livello internazionale.
L’Antitrust non ha fornito ulteriori dettagli sulle accuse contro l’azienda, mentre Trip.com ha dichiarato in una nota ufficiale online che “assisterà attivamente gli inquirenti, impegnandosi a rispettare pienamente i requisiti normativi e collaborando con gli stakeholder del settore per creare un ambiente di mercato sostenibile. Tutte le attività aziendali – ha precisato comunque Trip.com – continuano normalmente“.
Le azioni di Trip.com Group, però, sono crollate di quasi il 20% nelle contrattazioni di Hong Kong il 15 gennaio. Un terremoto che ha innescato il calo giornaliero più ripido del titolo dalla sua quotazione nel 2021, rendendolo il peggior performer dell’indice Hang Seng. La svendita ha fatto seguito a un’altra forte flessione notturna negli Stati Uniti, dove le azioni della società hanno chiuso in ribasso del 17%.
Negli ultimi anni è stata lanciata una massiccia offensiva normativa contro le grandi aCinaziende di internet, un settore rimasto a lungo non regolamentato nonostante la sua rapida crescita. Alla fine del 2020, ad esempio, è stato preso di mira il gruppo Alibaba, il gigante cinese dell’e-commerce.
TRIP.COM A RAGGI X
Trip.com Group è il più grande fornitore di servizi di viaggio online in Asia per capitalizzazione di mercato e uno dei più grandi a livello globale. Fondato nel 1999, conta oltre 400 milioni di utenti registrati. L’azienda gestisce un vasto ecosistema che comprende prenotazioni di voli e hotel, pacchetti vacanza e viaggi aziendali. Detiene partecipazioni strategiche in importanti piattaforme, tra cui il sito di comparazione voli Skyscanner, con sede nel Regno Unito, e l’agenzia di viaggi indiana MakeMyTrip.
Secondo gli analisti, l’indagine potrebbe avere significative implicazioni a lungo termine. Kai Wang, analista senior di Morningstar, ha sottolineato che diverse associazioni turistiche locali hanno accusato Trip.com di pratiche simili a quelle che in precedenza avevano causato problemi normativi ad altre piattaforme cinesi. Tra queste, l’obbligo imposto ai commercianti locali di firmare accordi di esclusiva, con conseguente aumento delle commissioni una volta stipulati tali contratti. Trip.com potrebbe quindi incorrere in una “pesante multa”.
L’indagine ravviva anche le preoccupazioni sui precedenti problemi normativi di Trip.com. L’azienda è stata multata nel 2017 per aver costretto i consumatori ad abbinare servizi a pagamento aggiuntivi alle prenotazioni, vicenda che potrebbe rappresentare una recidiva agli occhi delle autorità cinesi.
La tempistica dell’inchiesta è particolarmente delicata, in un momento in cui il settore turistico cinese sembra avviato a una forte ripresa. La società di marketing e tecnologia di viaggio China Trading Desk stima che i viaggiatori della Cina continentale effettueranno tra 165 e 175 milioni di viaggi transfrontalieri nel 2026, rispetto ai circa 155 milioni dell’anno scorso.
A livello nazionale la domanda di viaggi rimane solida: secondo la società di consulenza Dragon Trail International 501 milioni di cinesi hanno viaggiato all’interno del Paese durante le vacanze del Capodanno lunare del 2025, con un aumento del 5,9% rispetto all’anno precedente, per una spesa turistica pari a +7%.

